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Quali sono in Italia le diverse fonti di approvvigionamento idrico per uso potabile?

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L’acqua è l’alimento principale nonché essenziale per la sopravvivenza dell’essere umano. Ma non qualsiasi tipologia di acqua è adatta ad uso domestico. Quella che beviamo dai rubinetti dev’essere, per Legge, acqua potabile. Ma quali sono, in Italia, le diverse fonti di approvvigionamento idrico? Il nostro Paese segue un assetto idrogeologico, che si suddivide in fonti superficiali e sotterranee, costituite da sorgenti, pozzi e serbatoi artificiali per la fornitura di acqua potabile.

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Fonti di approvvigionamento idrico potabile in Italia: tipologie e portate

Le fonti di prelievo dipendono dalle caratteristiche dei corpi idrici utilizzati per l’approvvigionamento idropotabile, le quali si dividono in:

  • acque sotterranee: che derivano dai pozzi e dalle sorgenti.
  • Acque superficiali: che comprendono bacini artificiali, corsi d’acqua e laghi naturali.
  • Bacini di acque marine o salmastre.

Di norma, per l’approvvigionamento delle acque potabili, si preferisce utilizzare le fonti di acque sotterranee in quanto ritenute di qualità superiore oltre che per la mancanza di insistenti trattamenti di potabilizzazione delle acque stesse.

In Italia sono la fonte di acqua dolce più preziosa e grande presente sul territorio. Sia ad uso pubblico che privato.

Ovviamente le fonti di approvvigionamento idrico in Italia, si suddividono e ripartiscono in maniera differente sul territorio italiano. Questo è stabilito in base alla Direttiva 60/2000/UE che dispone le analisi delle acque a livello di distretto idrografico. Questo permette una più precisa lettura idrogeologica delle acque, non più divise per regioni, ma per limiti naturali e morfologici.

  • Distretto Padano: qui i prelievi maggiori si effettuano dalle acque sotterranee dei pozzi e dalle acque superficiali da laghi naturali.
  • Area dell’Appennino Meridionale: l’acqua proviene da captazioni da sorgenti e da bacini artificiali.
  • Appennino Settentrionale: le fonti derivano da numerosi corsi d’acqua superficiali.
  • Distretto della Sicilia: qui si trova la più importante captazione di
    acqua marina potabilizzata: 12.600 mc/anno.
  • Fiume Po: dove si è riscontrato il maggior prelievo di acqua ad uso potabile.
  • Alpi Orientali e Appennino Centrale.
  • Sardegna e fonti extra-territoriali.
fonti di approvvigionamento idrico
Quali sono in Italia le diverse fonti di approvvigionamento idrico per uso potabile? – Di harnchoke punya per shuttestock

Come diventa potabile l’acqua?

La potabilizzazione dell’acqua, ricavata dalle fonti di approvvigionamento, dipende dalle caratteristiche del corpo idrico da cui proviene.

Le acque sotterranee, già ritenute di migliore qualità basica, non necessitano (normalmente, salvo alcune eccezioni) di veri e propri processi di potabilizzazione.

Difatti si eseguono le ordinarie operazioni di disinfezione o clorazione. Ovvero si procede a rimuovere le sostanze contaminanti dall’acqua grezza, prima che questa arrivi ai rubinetti del consumatore. Questo a meno che non risultino contaminazioni gravi dell’acqua che richiedano un intervento più profondo di potabilizzazione vera e propria.

Attraverso le reti di distribuzione, l’acqua potabile giunge ai punti di utilizzazione

  • abitazioni private
  • stabilimenti industriali
  • negozi e uffici.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Dai dati Ista del 2015, si è riscontrato che l’84,3% del prelievo nazionale di acqua potabile deriva da acque sotterranee. Mentre il 15,6% da acque superficiali ed infine lo 0,1% da acque marine o salmastre.
  • Secondo le misurazioni dei volumi prelevati di acqua potabile, impiegata per uso civile, la Puglia è in testa, a livello nazionale, con il 99,8%. La seguono l’Emilia-Romagna con il 97,8%, Sardegna 96,1%, Basilicata 93,8% e Lazio 92,3%.
  • Al contrario, la Valle d’Aosta dichiara solo il 25,9%, in quanto le fonti si trovano ad alta quota e risultano difficilmente raggiungibili.
  • Nel 2015, per integrare le fonti di acqua dolce e per le carenze idriche, si è aggiunta l’acqua di mare, trattata attraverso processi di dissalazione, questo in Sicilia ed in Toscana.

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