Oggi è la giornata mondiale degli Oceani: ripuliamoli dall’inquinamento

Oggi è la Giornata Mondiale degli Oceani. L’8 giugno di ogni anno si celebra l’Anniversario del Summit della Terra, conferenza tenutasi a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno 1992. Con questo documento sono stati fissati i principi cardine per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile. Oggi a quasi 30 anni di distanza da questo Anniversario, la popolazione mondiale ha il dovere di riflettere su come interagire con gli oceani in modo sostenibile per ripulirli dalla plastica.

La giornata mondiale degli Oceani, scopriamo cosa sono

Gli Oceani ricoprono tre quarti della superficie terrestre, proprio per questo la Terra è soprannominata il “Pianeta Blu”. Secondo la definizione ufficiale del 1953 vi è un unico Oceano, suddiviso in Oceano Pacifico, Oceano Atlantico, Oceano Indiano, Oceano Artico e Oceano Antartico. Gli Oceani rappresentano il tipo di ecosistema più diffuso sul pianeta. C’è ancora molto da scoprire sulle profondità oceaniche e sulle specie di animali che ospita, poiché l’uomo non ha ancora la possibilità di esplorarli totalmente. Tuttavia la presenza degli ambienti oceanici sulla Terra ha un’importanza da non sottovalutare, sia per la vita dell’uomo, sia per l’equilibrio ecologico del pianeta.  Gli Oceani infatti, sono fonte d’acqua che dopo essere evaporata nell’atmosfera, ritorna sotto forma di precipitazioni sulla Terra. Fonte di calore, infatti assorbono l’energia del Sole e la rilasciano lentamente. E anche fonte di ossigeno, infatti producono il 70% dell’ossigeno che respiriamo. Inoltre dalle acque oceaniche si ricavano elevate quantità di alimenti come pesci, alghe e molluschi, petrolio e metano contenuti nei giacimenti sottomarini, fondamentali per la vita dell’uomo sul pianeta Terra.

Oceano

www.unsplash.it

Lo sfruttamento incontrollato degli Oceani

Per molto tempo l’Oceano è stato utilizzato come una grande discarica, nella quale veniva scaricato qualsiasi tipo di rifiuto. Si pensava che l’acqua salata avesse il potere di diluire e disinfettare qualsiasi tipo di sostanza. Questa situazione incontrollata ha contribuito all’inquinamento delle acque oceaniche e successivamente all’esaurimento delle sue risorse. Uno degli inquinamenti più gravi relativo alle acque oceaniche è quello causato dalla plastica accumulata e dispersa nell’ambiente. Durante gli anni ‘90 nell’Oceano Pacifico fu identificato il primo ammasso di rifiuti composto da microplastiche galleggianti soprannominato Pacific Garbage Patch. Più recentemente è stata scoperta anche un’altra isola di rifiuti nel Mar Mediterraneo, a nord ovest dell’isola d’Elba. In Europa la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti e si suppone che provenga prevalentemente dai fiumi della Turchia, della Spagna, dell’Italia, dell’Egitto e della Francia. Ciò produce degli effetti negativi anche sulla fauna, infatti la maggior parte delle specie marine ingeriscono plastiche o microplastiche. Non c’è una sola tartaruga marina che non abbia della plastica nello stomaco.

Varata la nave da ricerca più grande mai costruita: pulirà il mare dalla plastica

Ripuliamo gli Oceani dall’inquinamento 

Negli ultimi anni si è cercato di ridurre l’uso indiscriminato dell’Oceano. Grazie ad alcune leggi è stato impedito lo sfruttamento delle acque e il loro inquinamento per favorire la gestione razionale delle risorse. (STOP THE FLOOD OF PLASTIC How Mediterranean countries can save their sea). Tra queste il provvedimento per ridurre lo scarico di sostanze inquinanti nelle acque attraverso l’utilizzo di depuratori per l’adeguato smaltimento delle scorie. Un problema ancora molto attuale però, è l’inquinamento da plastica. Una grande percentuale di plastica viene utilizzata una sola volta per poi essere gettata via. Nel complesso l’Europa, secondo produttore di plastica al mondo dopo la Cina, rilascia in mare ogni anno quasi 500 mila tonnellate di macroplastiche e 130 mila tonnellate di microplastiche. In Italia la situazione è statica da anni, tra le cause più comuni di inquinamento dei nostri mari c’è la cattiva depurazione delle acque e lo scarico illecito di rifiuti sulle nostre spiagge. Recentemente però, il governo ha vietato le microplastiche nei cosmetici e la produzione e la vendita di cotton fioc non biodegradabili.

Ora il pianeta respira, ma dove finiranno guanti e mascherine?

Realizzare il cambiamento per la salvaguardia ambientale

Oggi sono molti i progetti per rimettere in circolo la plastica prodotta, ma si può fare ancora molto. La plastica è trasformata in nuovi prodotti per diversi usi. Dal punto di vista del consumo però, è necessario che i cittadini si sensibilizzino verso questi temi e si allontanino dalle cattive abitudini, come l’uso di plastiche monouso. Iniziamo oggi, dalla giornata mondiale degli Oceani, per realizzare una vera e propria transizione sostenibile.

Si può vivere senza plastica? Ecco una guida alla plastic free life

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo. E tu?

  • L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale è impegnato con attività di ricerca degli effetti della plastica in mare con i progetti INDICIT IIPlastic Busters MPAMedsealitterML-REPAIR.
  • In Italia tra i numerosi progetti per la salvaguardia degli Oceani è da ricordare il progetto Energy4Blue di E.ON in collaborazione con Legambiente, inaugurato con Spiagge e fondali puliti.
  • Sono gli oceani a far funzionare internet. Quasi il 99% del traffico web globale scorre su cavi sottomarini fissati ai fondali e prevedono rivestimenti anti-squalo.
  • Non solo le sostanze tossiche si trovano nell’Oceano, ma anche 20 tonnellate d’oro.
  • Fu l’esploratore portoghese Magellano nel ‘500 a dare il nome all’Oceano Pacifico. Lo chiamò così per le sue acque calme i venti favorevoli che incontrò durante la sua prima circumnavigazione del globo.

TI È PIACIUTO L’ARTICOLO?  ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA

Per altre curiosità e informazioni sugli abitanti continuate a seguirci su www.habitante.it

Written by

Fotografa, scrittrice e designer. Laureata in Scienze Politiche Sociali e Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum e specializzata in Marketing e Comunicazione nel settore del fashion e del design a L.UN.A - la Libera Università delle Arti. Ha collaborato con la Caucaso Factory all'opera cinematografica "Lucus a Lucendo. A proposito di Levi" e con ONG come Mani Tese e ActionAid a progetti su temi quali l’Innovazione Sociale, l'Inclusione Sociale e la Sostenibilità. Sperimenta non solo strumenti fotografici e videografici, ma anche diverse tecniche di scrittura, dai reportage ai saggi.