Habitante a tavola: insetti, il cibo del futuro

Spiedini di grilli, cavallette fritte e cicale lesse potrebbero essere delle buone alternative a carne e pesce. Alcuni inorridiscono al solo pensiero di vedersi servite tali portate, eppure ormai da diverso tempo si parla degli insetti come cibo del futuro. Questo tipo di alimento racchiude in sé l’ottimo valore nutrizionale e il concetto di sostenibilità.

Insetti, il cibo del futuro

Sebbene oggi possa sembrare strano nutrirsi con gli insetti in realtà questi in passato erano ampiamente presenti nella dieta degli europei. Diverse popolazioni nel mondo li consumano anche oggigiorno. Scopriamo perché gli insetti sono considerati il cibo del futuro.

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La dieta a base di insetti è salutare

Si chiama entomofagia il regime dietetico che prevede il consumo di insetti come alimento. Non si tratta di una semplice particolarità culinaria bensì di una vera e propria rivoluzione che potrebbe migliorare le sorti del nostro pianeta.

Gli insetti sono un’ottima fonte di proteine. Proprio questa caratteristica li rende una soluzione a basso costo per la sopravvivenza nei Paesi privi di altri tipi di proteine animali. Secondo uno studio dell’Università di Padova uno sciame di locuste, composto da 16-20 milioni di esemplari, presenta una quantità di proteine nobili pari a oltre 30 tonnellate.

Dal punto di vista nutrizionale se confrontiamo la parte edibile (commestibile) di alcuni alimenti scopriamo che: il pollo contiene il 24% di proteine, il bovino il 13-16% e gli insetti ne contengono quasi l’80%. Non solo. Questa classe alimentare contiene anche una quantità di grassi buoni paragonabile a quella del pesce. Inoltre la maggior parte degli insetti commestibili contiene un quantitativo di ferro uguale, se non superiore, alla carne di manzo; e alcune specie di insetti sono anche ricche di vitamine e minerali.

Insetti cibo

Insetti, il cibo del futuro – SHUTTERSTOCK di Ahmad Saifulloh

Insetti, un alimento sostenibile

Nel 2030 la popolazione mondiale toccherà i 9 miliardi di abitanti, in quest’ottica nutrire tutti potrebbe peggiorare i problemi ambientali. Proprio in questo scenario possono essere inseriti gli insetti come alimento sostenibile.

Se facciamo un po’ di calcoli emerge che oggi il meteorismo animale è responsabile del 20% dei gas serra emessi nell’aria e il 30% della superficie terrestre è occupata da terreni destinati alla produzione di mangimi animali.

Gli insetti, invece, inquinano molto meno rispetto a qualsiasi altro animale da allevamento. Producono meno gas serra, meno ammoniaca, necessitano di meno spazio, richiedono meno cibo e acqua e in più sono in grado di riciclare biomasse di scarto.

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L’Italia cosa ne pensa?

In Italia, ad oggi, sono vietate sia la produzione che l’importazione di insetti per il consumo alimentare. Ma se facciamo un salto nel passato il nostro Paese non è mai stato completamente esente da alimenti che contenessero insetti al loro interno. Cibi tradizionali come il casu marzu sardo, il cacio marcetto abruzzese, il saltarello friulano e il furmai nis piacentino altro non erano che formaggi resi prelibati dal loro contenuto di animaletti vivi.

Nel nostro Paese, ad oggi, il Ministero della salute dichiara che gli insetti e i loro derivati sono considerati novel food e che, al momento, nessuna specie è stata ancora autorizzata per l’utilizzo nell’alimentazione. La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) però spinge l’impiego degli insetti come cibo per conciliare la crescita economica, la diffusione del benessere e la tutela dell’ambiante.

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • In ben 112 nazioni nel mondo, soprattutto in Africa, America Latina, Australia, Asia e Pacifico, cioè per circa 2 miliardi di esseri umani, gli insetti rappresentano un alimento comune nella dieta quotidiana.
  • In Thailandia sono oltre 20 mila le aziende che allevano insetti e riforniscono milioni di consumatori. Anche in Europa ci sono nazioni come Paesi Bassi, Francia e Germania che stanno sperimentando questa nuova zootecnia.

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Written by

Biologa