Habitante a tavola: frutta e verdura in polvere contro lo spreco alimentare

Se bastasse disidratare i cibi deperibili per contrastare lo spreco alimentare? Questa è l’idea di alcuni ricercatori svedesi che stanno lavorando su frutta e verdura in polvere sperimentando prodotti a lunga conservazione.

Frutta e verdura in polvere contro lo spreco alimentare

Da un lato ci sono i Paesi industrializzati che registrano altissime quantità di cibo che finisce nella pattumiera e dall’altro ci sono i Paesi più poveri, posti in cui il cibo scarseggia e non è sufficiente per tutta la popolazione. Questo squilibrio potrebbe essere risolto impiegando frutta e verdura in polvere, ovvero facendo sì che gli alimenti in eccesso da una parte vengano usati per sopperire la mancanza dall’altro.

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FoPo, il cibo in polvere

I ricercatori della facoltà di Food Innovation and Product Design della Lund University hanno ideato un processo mediante il quale ottenere frutta e verdura in polvere. Si tratterebbe di un prodotto disidratato, imbustato in pacchetti monoporzione, che è possibile consumare anche a molto tempo di distanza dal confezionamento.

L’innovazione di questa idea sta nel fatto che non si tratta dei cibi confezionati e “industrializzati” che perdono tutto il valore nutrizionale, bensì di una polvere ricca di fibre e vitamine che mantiene medesimi nutrienti e proprietà dell’analogo alimento.

Questo è reso possibile dal processo impiegato per la trasformazione del prodotto. Difatti gli scienziati disidratano frutta e verdura, precedentemente congelata, mediante un procedimento a freddo. Questo da una parte permette di estendere fino a due anni la data di scadenza dell’alimento e dall’altra non intacca le sostanze utili all’organismo.

Frutta e verdura in polvere contro lo spreco alimentare

Frutta e verdura in polvere contro lo spreco alimentare – SHUTTERSTOCK di FotoHelin

Cibo per chi è in difficoltà

Se si pensa ai Paesi più poveri del mondo, in cui il cibo non scarseggia solo per quantità ma anche per qualità, l’idea di un prodotto in polvere può davvero essere rivoluzionaria. FoPo, Food Powder, può esser visto come un’ottima fonte di nutrienti per le popolazioni disagiate che necessitano di alimenti in grado di conservarsi per lunghi periodi. Tutto questo sfruttando il cibo che sarebbe gettato via solo perché leggermente sciupato o prossimo alla scadenza, ma ancora buono per quanto riguarda le proprietà nutritive.

Lo scopo del progetto FoPo è quello di ridurre gli sprechi alimentari contrastando la fame nel mondo. Gli ideatori stanno sperimentando l’idea a Manila, nelle Filippine, dove si sta producendo e distribuendo polvere di calamansi, un frutto locale. Inoltre sia l’Onu che alcuni grandi distributori hanno mostrato interesse verso il progetto, la cui utilità potrebbe presto essere testata in altre zone del mondo.

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Impatto ambientale dello spreco alimentare

Non è solo una perdita di prodotti alimentari, sprecare cibo significa sprecare anche le risorse usate per produrlo, parliamo di energia, acqua e terra. Una produzione alimentare in eccesso porta anche a uno spreco di combustibili da fonti fossili, ancora oggi molto impiegati in coltivazione o allevamento, trasporto e lavorazione del cibo. Inoltre i rifiuti di origine alimentare, presenti nelle discariche, producono gas serra che vanno a incrementare il fenomeno del surriscaldamento globale.

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Secondo la FAO (Food and Agriculture Organization, Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di combattere la fame nel mondo) lo spreco alimentare interessa ogni anno un terzo del cibo prodotto nel mondo.
  • La FAO ha stimato che lo spreco alimentare mondiale produce emissioni di gas serra pari a circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2.
  • In sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite, nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, è stato incluso il punto che chiede di “dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto” entro il 2030.

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Biologa