Habitante a tavola: carne “coltivata” in laboratorio, nuova frontiera della sostenibilità?

La carne “coltivata” in laboratorio, quindi non derivante dalla macellazione di animali può essere una soluzione all’inquinamento ambientale? Conosciamo come viene prodotta e quali sono i pro e i contro relativi a tale tematica.

Carne “coltivata” in laboratorio, nuova frontiera della sostenibilità?

Da qualche anno si parla di carne coltivata, definita anche sintetica, in vitro o artificiale. In buona sostanza si tratta di una carne che non ha mai fatto parte di un animale vivo in quanto prodotta e fatta crescere in laboratorio.

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Carne sintetica: come viene prodotta?

La carne coltivata si ottiene prelevando cellule dagli animali tramite una biopsia. A queste vengono poi addizionate dei nutrienti e fatte riprodurre all’interno di appositi apparecchi chiamati bioreattori.

All’inizio dello sviluppo di questa tecnologia per nutrire le cellule si era soliti usare siero fetale di bovino, un prodotto secondario ottenuto in seguito alla macellazione dell’animale. Oggi in tal senso si sta lavorando su fonti vegetali per nutrire le cellule. Questo renderebbe la pratica più sostenibile e non vincolata da prodotti di origine animale.

Carne coltivata

Carne “coltivata” in laboratorio, nuova frontiera della sostenibilità? – SHUTTERSTOCK di Grop

Pro e contro

La produzione di carne in vitro comporta una serie di vantaggi ma al tempo stesso non è esente da ostacoli e aspetti sfavorevoli. Vediamo quali sono i pro e i contro della carne coltivata.

La carne prodotta in laboratorio può essere addizionata di quei nutrienti che spesso sono carenti nella nostra alimentazione, come gli acidi grassi Omega-3, in questo modo può apportare benefici alla salute.

La metodologia usata comporta un maggior controllo del prodotto, la carne coltivata è meno esposta a batteri e sostanze tossiche come pesticidi e fungicidi. La procedura non implica il ripetuto prelievo di cellule dall’animale, ma ne bastano poche per arrivare a produrre diverse migliaia di tonnellate di carne.

Tra i contro della carne prodotta in laboratorio rientra in primis il costo elevato e di conseguenza l’accessibilità al prodotto. Il prezzo potrà essere abbattuto solo quando si avvierà una produzione su larga scala. A tal proposito si teme che all’allargamento del mercato possa conseguire in un aumento di prodotti di scarto derivanti dalla produzione (come ormoni, fattori di crescita e sostanze chimiche). Un limite di cui tenere conto è anche il radicato pregiudizio sociale che ritiene innaturale tutto ciò che viene prodotto in laboratorio.

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Carne coltivata e sostenibilità ambientale

La carne sintetica può davvero contribuire a ridurre le emissioni di gas serra e l’impatto ambientale della carne prodotta tradizionalmente? Sul piano teorico, la risposta è sì.

Secondo studi effettuati da ricercatori di Oxford e Amsterdam l’allevamento tradizionale è responsabile del 18% dei gas serra emessi nell’atmosfera, mentre la produzione di carne coltivata ne emetterebbe solo il 4%. Inoltre quest’ultima richiederebbe solo il 2% di tutte le terre utilizzate dall’industria dell’allevamento. Considerando questi dati, vien da sé che una dieta che prevede il consumo di carne coltivata è di certo più sostenibile per il pianeta.

La scelta delle fonti energetiche con cui far funzionare i processi produttivi dei laboratori di carne sintetica sono di cruciale importanza. Per far sì che questo prodotto sia sostenibile e contribuisca sensibilmente alla riduzione dell’inquinamento atmosferico è fondamentale che la scelta ricada su fonti di energia rinnovabile.

Sul piano pratico fare delle previsioni precise non è del tutto possibile. La tecnologia impiegata per la produzione di carne in vitro è ancora in fase di sviluppo perciò necessita di miglioramenti a diversi livelli. Inoltre ad oggi esiste un gap culturale, dovuto alla scarsa divulgazione del tema, che porta le persone ad essere scettiche di fronte a una carne diversa da quella cui si è abituati.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Il primo hamburger artificiale è stato realizzato, a partire da cellule staminali di manzo, nel 2013 dallo scienziato olandese Mark Post. Il costo complessivo per la sua produzione è stato di circa 25.000 euro.
  • Singapore è il primo Paese al mondo ad approvare la vendita della carne sintetica. Nei ristoranti singaporiani sarà possibile ordinare e consumare nuggets di pollo prodotti senza la macellazione del bestiame.
  • Secondo un’indagine dell’Istituto Ixè, l’Italia è ancora scettica in merito a tale tecnologia. Difatti 3 italiani su 4 giudicano negativamente l’arrivo sul mercato di carne coltivata in laboratorio.

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Biologa