Perché il Palazzo delle Scintille si chiama così?

Perché il Palazzo delle Scintille si chiama così? L’attuale nome di questo edificio, Padiglione 3, deriva dalla numerazione degli edifici dedicati alla fiera. Tuttavia, è anche noto come Palazzo delle Scintille, un nome evocativo e legato al progetto incompiuto che prevedeva di trasferire il MuBa, il Museo dei Bambini, in quel padiglione. Nonostante, oggi il museo abbia trovato sede nella Rotonda della Besana, l’immaginario collettivo non ha smesso di chiamarlo Palazzo delle Scintille.

Padiglione 3 o Palazzo delle Scintille

Il Padiglione 3, meglio conosciuto come Palazzo delle Scintille, è un edificio che la Direzione Regionale Beni Culturali ha definito di interesse storico-artistico. Infatti, il Palazzo delle Scintille ha una storia che pochi conoscono. Da primo palazzetto dello sport di Milano, è stato anche teatro che ha ospitato una stagione estiva della Scala. Il Padiglione 3 rappresenta per Milano un’importante risorsa da valorizzare e riconsegnare alla popolazione in modo da garantirne il pubblico godimento. Infatti, il Palazzo delle Scintille è caratterizzato da uno spazio interno versatile, adatto a ospitare manifestazioni espositive, sportive, musicali, teatrali e culturali. Pertanto, nell’idea di Vietti Violi avrebbe dovuto essere un luogo polifunzionale, in grado di accogliere corse ciclistiche al coperto, gare di boxe, ma anche mostre di cicli e motocicli e saloni dell’auto, proprio come avveniva in edifici progettati a Parigi, Londra e New York.

Perché il Palazzo delle Scintille si chiama così

Perché il Palazzo delle Scintille si chiama così – shutterstock foto di Tinxi

La storia del Palazzo delle Scintille

La struttura di questo edificio, risalente ai primi decenni del XX secolo, opera dell’architetto Paolo Vietti Violi, era legato all’idea di creare una “città dello sport”. L’ex Palazzo dello Sport fu iniziato il 17 ottobre 1922 e inaugurato nell’aprile del 1923, in occasione del Salone dell’Automobile. Inoltre, resistette ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e nel 1946, ospitò anche la prima stagione lirica del Teatro della Scala. Invece, dal 1960 al 1990 fu utilizzato per eventi fieristici legati ad automobili, aeromobili e imbarcazioni. Ciò, fino agli anni ’90, quando poi rimase inutilizzato. Dopo il restauro delle facciate del 2017 riaprì i suoi spazi e ospitò nel 2019 il concerto inaugurale de LAFIL – Filarmonica di Milano. L’ex Palazzetto dello Sport vanta un’architettura imponente ed elegante, di ampio respiro internazionale: la struttura mista in cemento e vetro e l’inserimento di elementi decorativi Art Nouveau ne fanno un chiaro esempio di architettura moderna.

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Il Padiglione 3 oggi

Nel corso degli anni gli interventi di ampliamento e ristrutturazione dell’ex Palazzetto dello Sport furono diversi. Inoltre, nel corso degli anni sono stati costruiti altri padiglioni accanto all’ex Palazzetto dello Sport che ne oscurarono le facciate, riportate alla luce solo dopo l’abbattimento dell’ex polo fieristico e l’inizio dei lavori di CityLife. I nuovi lavori di ristrutturazione realizzati in coordinamento con il Comune e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Milano, iniziati a marzo 2017 e conclusi a novembre dello stesso anno, il cui valore complessivo supera i sei milioni di euro, hanno permesso la restituzione di questo splendido edificio alla città di Milano. L’inaugurazione avvenuta il 21 novembre 2017 lo vuole far diventare un polo di riferimento per l’alta moda o essere la sede di un importante covent garden. Tutte proposte in linea con gli usi più recenti della struttura, legati alla fashion week o a eventi privati.

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Fotografa, scrittrice e designer. Laureata in Scienze Politiche Sociali e Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum e specializzata in Marketing e Comunicazione nel settore del fashion e del design a L.UN.A - la Libera Università delle Arti. Ha collaborato con la Caucaso Factory all'opera cinematografica "Lucus a Lucendo. A proposito di Levi" e con ONG come Mani Tese e ActionAid a progetti su temi quali l’Innovazione Sociale, l'Inclusione Sociale e la Sostenibilità. Sperimenta non solo strumenti fotografici e videografici, ma anche diverse tecniche di scrittura, dai reportage ai saggi.