Perché gli allevamenti inquinano?

Perché gli allevamenti inquinano? L’allevamento intensivo inquina i terreni, le acque e i mari, e contamina la natura con tossine potenzialmente mortali. Con migliaia di animali ammassati in luoghi chiusi, gli allevamenti intensivi creano tutta una gamma di agenti inquinanti. Queste sostanze inquinanti danneggiano l’ambiente naturale, gli animali e le piante. Tuttavia, si possono intraprendere azioni, come una rivoluzione agricola e alimentare, per limitare l’allevamento intensivo, e combattere uno dei più urgenti problemi ambientali.

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L’allevamento intensivo

L’allevamento intensivo contamina la terra, le acque dolci e i mari attraverso sostanze tossiche mortali e la presenza considerevole di azoto e fosforo nell’acqua e nell’aria provoca carenza di ossigeno e uccide gli ecosistemi. Con l’espressione “allevamento intensivo” si definisce una pratica che soddisfa la sempre più crescente richiesta di prodotti di origine animale. Questa forma di allevamento del bestiame massimizza la produzione e riduce al minimo sindacabile le spese e gli spazi. Ciò è stato reso possibile attraverso la meccanizzazione e l’industrializzazione dei sistemi di allevamento tradizionali per rendere i prodotti derivati dagli animali adatti al consumo di massa offrendoli a basso costo.

Tuttavia, gli animali degli allevamenti intensivi producono ogni giorno grandi quantità di rifiuti ricchi di azoto e fosforo. Questo fatto può essere di per sé un elemento positivo in quanto queste sostanze possono essere utili a reintegrare il suolo di alcune sostanze nutritive. Ma, negli allevamenti intensivi, la concentrazione degli animali all’interno di capannoni chiusi e le condizioni di vita degli animali stessi sono decisamente innaturali. Ciò provoca una concentrazione di rifiuti in zone relativamente ristrette, che se non eliminati correttamente finiscono nell’ambiente naturale. Inoltre, molto spesso per evitare malattie derivanti da queste condizioni insostenibili, i capi di bestiame vengono sottoposti ad abuso di farmaci come antibiotici e ormoni, inquinanti allo stesso modo.

Perché gli allevamenti inquinano

Perché gli allevamenti inquinano – Shutterstock foto di Odairson Antonello

Gli aspetti negativi dell’allevamento intensivo

Metodi di allevamento più tradizionali sono spesso efficaci per trasformare l’erba e certe deiezioni in alimenti utili per il bestiame. Tuttavia, il modello di allevamento intensivo, che è quello più diffuso su tutto il Pianeta che punta a una crescita rapida e a un rendimento elevato, è invece molto meno efficace. Infatti, utilizza quantità considerevoli di cereali e di soia ricca di proteine per rispondere alle necessità alimentari degli animali.  Le colture di cereali ricevono quantità massicce di pesticidi e di fertilizzanti ricchi d’azoto e fosforo per stimolarne la crescita. Di conseguenza, una gran parte di questi prodotti si diffonde nei terreni e nelle falde freatiche.

L’azoto e il fosforo creano gravi problemi specialmente quando si ritrovano nei corsi d’acqua. La loro presenza massiccia provoca la proliferazione di alghe che riducono l’ossigeno presente nell’acqua, e che uccidono le piante e gli animali, consentendo solo a poche specie di sopravvivere. In sostanza una parte dell’azoto diventa gassoso e si trasforma, per esempio, in ammoniaca che acidifica le acque e contribuisce a ridurre lo strato di ozono. Inoltre, l’inquinamento prodotto dagli allevamenti intensivi provoca conseguenze dirette e immediate, in quanto va ad intaccare sulla qualità degli approvvigionamenti idrici.

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Gli altri effetti negativi

Gli allevamenti intensivi possono anche produrre un cocktail di agenti contaminanti. In particolare producono agenti patogeni come il batterio E. coli, metalli pesanti e pesticidi. Questi contaminanti rappresentano una vera e propria minaccia per la salute di tutta la popolazione mondiale, oltre che di quella di altri animali e vegetali.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Nel 2006, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) ha descritto l’allevamento intensivo come «… uno dei fattori che maggiormente contribuiscono ai più gravi problemi ambientali attuali». Inoltre, ha riscontrato che l’allevamento bovino americano è responsabile di circa un terzo dell’azoto e del fosforo che si riversa nelle acque dolci del paese. E in generale l’allevamento del bestiame è responsabile di oltre il 60% delle nostre emissioni globali di ammoniaca. Questo è considerato una delle cause principali del riscaldamento globale, per le emissioni e la deforestazione. Inoltre, gli allevamenti intensivi in Italia sono tra le maggiori cause dell’inquinamento da particolato. Contaminano l’aria, infatti, più delle emissioni degli autoveicoli.
  • dati Istat del 2019, relativi all’allevamento intensivo in Italia, rilevano la presenza di 40 milioni di polli, 8 milioni di suini, 7 milioni di ovini, 6 milioni di bovini e 1 milione di caprini che si nascondono dietro la presunta qualità del marchio made in Italy.
  • L’Osservatorio Nazionale Amianto ritiene sia importante sottolineare quanto l’emergenza Coronavirus sia stata fondamentale per portare alla luce il problema degli allevamenti intensivi. Infatti, a oggi, vi è la consapevolezza del fatto che l’inquinamento atmosferico, derivante, in buona parte dall’allevamento a rendimento elevato, può aver contribuito al propagarsi del Covid-19.

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Fotografa, scrittrice e designer. Laureata in Scienze Politiche Sociali e Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum e specializzata in Marketing e Comunicazione nel settore del fashion e del design a L.UN.A - la Libera Università delle Arti. Ha collaborato con la Caucaso Factory all'opera cinematografica "Lucus a Lucendo. A proposito di Levi" e con ONG come Mani Tese e ActionAid a progetti su temi quali l’Innovazione Sociale, l'Inclusione Sociale e la Sostenibilità. Sperimenta non solo strumenti fotografici e videografici, ma anche diverse tecniche di scrittura, dai reportage ai saggi.