Habitante a tavola: cibo industriale e cibo naturale, quali sono le differenze

Oggi si parla tanto di cibo spazzatura, dei suoi effetti sulla salute e di come un’alimentazione volta a privilegiare il consumo di cibo naturale sia più salutare. Da una parte abbiamo, quindi, cibo ultra processato e a lunghissima conservazione mentre dall’altra abbiamo alimenti freschi da consumare entro pochi giorni dall’acquisto. Contestualmente abbiamo da un lato alimenti ricchi di sale e grassi per nulla salutari e dall’altro cibi che costituiscono la base di una sana alimentazione. Conosciamo la composizione di questi due gruppi alimenti e scopriamo tutte le differenze che ci sono tra cibo industriale e cibo naturale.

Cibo industriale e cibo naturale: quali sono le differenze?

Viene definito alimento qualsiasi sostanza che, introdotta nell’organismo, sopperisce al dispendio di energie e fornisce i nutrienti indispensabili allo svolgimento delle funzioni fondamentali per la vita dell’individuo. Non sempre, però, ciò che mangiamo può essere definito un vero alimento e ne sono un esempio i cibi spazzatura ricchi di calorie ma poveri di nutrienti. Per comprendere perché è consigliabile consumare cibo naturali a scapito di quelli industriali focalizziamo la nostra attenzione sulle differenze esistenti tra le due tipologie.

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Poco omega-3 ma troppo omega-6

Il cibo industriale è povero di omega-3, ovvero quegli acidi grassi essenziali che il nostro organismo non è in grado di produrre da sé e che quindi devono necessariamente essere introdotti attraverso l’alimentazione. Di omega-3 sono ricchissimi alimenti come il pesce fresco (acciughe, aringhe, sgombro, salmone, sardine, storione, trota e tonno), la frutta secca e i semi oleosi. Gli omega-3 contribuiscono al mantenimento di livelli normali di colesterolo nel sangue e al normale funzionamento del cuore. Una volta ingeriti vengono scomposti dall’organismo in composti dalle proprietà antinfiammatorie.

Di contro il cibo confezionato è ricco di omega-6, una famiglia di lipidi che se assunti in eccesso possono comportare un aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Questa tipologia di acidi grassi si trova soprattutto negli oli vegetali e vengono convertiti dall’organismo in un composto, l’acido arachidonico, che favorisce lo stato infiammatorio delle cellule.

Micronutrienti assenti

Il cibo confezionato possiede una quantità di vitamine e minerali praticamente trascurabile. Tali nutrienti sono però indispensabili per proteggere l’organismo dai danni cellulari. Questo implica che a lungo andare un’alimentazione in cui prevale il consumo di cibo industriale porterà ad una carenza di vitamine e minerali essenziali per lo svolgimento di diverse funzioni dell’organismo.

Cibo industriale e cibo naturale

Habitante a tavola: cibo industriale e cibo naturale, quali sono le differenze – SHUTTERSTOCK di Natalia Mels

Tanti acidi grassi trans

Questa tipologia di grassi differisce da quelli visti in precedenza per la conformazione chimica. Gli alimenti industriali ne sono particolarmente ricchi mentre non lo sono i cibi naturali. Il consumo smodato di acidi grassi trans è associato all’aumentato rischio di sviluppare malattie cronico-degenerative quali le malattie cardiovascolari e il diabete. Inoltre a causa della loro struttura il corpo umano non riesce a metabolizzarli e li trasforma in colesterolo “cattivo” (LDL).

Frutta, verdura e tante fibre

Se un alimento è confezionato e facile da cucinare in pochi minuti con alta probabilità contiene un bassissimo contenuto di fibre. A differenza invece di alimenti freschi, come frutta e verdura, che ne sono estremamente ricchi. Le fibre hanno importanti funzioni, per esempio rivestono l’intestino di una sostanza gelatinosa che rallenta l’assorbimento degli zuccheri e poi facilita il lavoro del microbiota intestinale.

Emulsionanti e nitrati a gogo

Non è insolito che i cibi confezionati siano ricchi di additivi. In particolar modo le salse cremose, le caramelle, i gelati o le creme prodotte industrialmente sono ricche di emulsionanti, ovvero additivi che stabilizzano un’emulsione. Questi una volta ingeriti, possono attaccare e rimuovere parte del muco che riveste e protegge le cellule intestinali. Vien da sé che negli alimenti naturali tali additivi non siano presenti.

Altri additivi che troviamo in abbondanza negli alimenti industriali, e in particolar modo negli insaccati, sono i nitrati. Si tratta di composti che conferiscono alle carni processate il loro caratteristico colore rosso acceso. In un ambiente acido come quello del nostro apparato digerente i nitrati generano composti cancerogeni. Per questo motivo un eccessivo consumo di carne rossa e insaccati è collegato a un aumento del rischio di tumori al colon.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Si stima che oggi un americano in media assume una quantità di omega-6 che risulta essere 25 volte maggiore alla quantità consigliata. Questo favorisce lo stress ossidativo delle cellule e pone in una situazione di infiammazione cronica.
  • Entro il 2023 l’Organizzazione Mondiale della Sanità vuole eliminare i grassi trans dagli alimenti di origine industriale per abbattere il numero dei decessi annui correlati a cause cardiovascolari.

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Biologa