Pulizia della canna fumaria: ogni quanto farla, chi la fa e cosa dice la legge

Il ponte di Ognissanti è per molte famiglie il momento della prima accensione del camino o della stufa, spesso dopo sei mesi di fermo. Prima di accendere il fuoco conviene chiedersi quando è stata fatta l’ultima pulizia della canna fumaria: è l’operazione che separa una serata al caldo da un intervento dei vigili del fuoco.

La pulizia canna fumaria va fatta almeno una volta l’anno per camini e stufe a legna o pellet, preferibilmente prima dell’inizio della stagione fredda, e più spesso se l’apparecchio lavora molto. Deve occuparsene uno spazzacamino o un’impresa qualificata, che al termine rilascia un rapporto da allegare al libretto di impianto. La frequenza esatta la stabiliscono le istruzioni del produttore e dell’installatore, a cui rimanda il DPR 74/2013, insieme alle regole della propria Regione.

In sintesi

  • Frequenza minima: una volta l’anno, prima della stagione, e ogni volta che qualcosa non funziona.
  • Uso intenso: in Lombardia la pulizia è richiesta anche ogni 4 tonnellate di legna o pellet bruciati.
  • La fa uno spazzacamino o un’impresa qualificata, con rapporto scritto da conservare nel libretto.
  • I residui carboniosi non rimossi possono bruciare fino a circa 1.000 °C e incendiare la canna o il tetto.
  • In caso di incendio della canna fumaria: vigili del fuoco subito, niente acqua, fuori di casa.

Ogni quanto va fatta la pulizia della canna fumaria?

La regola che ritorna in tutte le fonti è una: almeno una volta all’anno. L’Istituto Superiore di Sanità, nella sua scheda sul monossido di carbonio, consiglia di far controllare la canna fumaria ogni anno e di pulirla e metterla a punto prima dell’inizio della stagione fredda, per garantire una buona combustione e il corretto tiraggio dei fumi. Chi usa molto il camino o la stufa, però, deve intervenire più spesso.

Fonte Cosa indica
Regione Lombardia (generatori a biomassa legnosa) Almeno una volta l’anno o ogni 4 tonnellate di biomassa bruciata, e comunque prima di ogni controllo o manutenzione
Vigili del fuoco del Trentino A inizio stagione, a ogni malfunzionamento e almeno una volta l’anno; più spesso oltre i 40 quintali di combustibile a stagione
Manuale stufa a pellet Cadel Spark 11 Canna fumaria e comignolo almeno una volta l’anno da uno spazzacamino esperto; canale da fumo ogni 2-3 mesi
Manuale stufe a legna Invicta Pulizia meccanica due volte l’anno, di cui una durante il periodo di riscaldamento, da un’azienda qualificata

Le differenze dipendono dal tipo di apparecchio e da quanto lavora. Una stufa accesa tutti i giorni da ottobre ad aprile sporca la canna molto più di un caminetto acceso nei fine settimana. Per questo il riferimento giusto per casa tua resta il libretto dell’apparecchio: il DPR 74/2013, all’articolo 7, stabilisce che controllo e manutenzione seguono le istruzioni dell’installatore e, in mancanza, quelle del fabbricante o le norme UNI e CEI.

Chi può fare la pulizia della canna fumaria?

La pulizia vera e propria è il mestiere dello spazzacamino. In Lombardia, dove le regole sono scritte in modo particolarmente chiaro, la Regione precisa nella sua pagina sull’uso corretto dei generatori a biomassa legnosa che la pulizia della canna fumaria può essere eseguita anche da imprese non abilitate ai sensi del DM 37/2008, purché iscritte alla Camera di commercio con il codice ATECO 81.22.02. Al termine il manutentore firma un rapporto di manutenzione ordinaria: una copia va al responsabile dell’impianto, che la allega al libretto, e il rapporto va registrato nel catasto regionale CURIT entro la fine del mese successivo. I residui della pulizia sono rifiuti speciali e li smaltisce il manutentore.

Diverso è il discorso quando si interviene sul sistema di scarico. Il DM 22 gennaio 2008, n. 37, all’articolo 1, include tra gli impianti di riscaldamento anche le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense: installare, rifare o modificare una canna fumaria spetta quindi a un’impresa abilitata, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità prevista dall’articolo 7. Lo stesso vale per la manutenzione dell’apparecchio: il DPR 74/2013 la affida a ditte abilitate secondo il DM 37/2008.

In pratica: lo spazzacamino pulisce e verifica lo stato della canna, il tecnico abilitato installa e ripara. Quando chiami qualcuno, chiedi sempre il rapporto scritto: è la prova che l’intervento è stato fatto e ti servirà in caso di controlli o di sinistro.

Pulizia, controllo e videoispezione: che differenza c’è?

La pulizia rimuove fuliggine e incrostazioni dalle pareti del condotto con scovoli e aspiratori. Il controllo di efficienza energetica, previsto dall’articolo 8 del DPR 74/2013 per gli impianti di riscaldamento sopra i 10 kW, è un’altra cosa: verifica il rendimento della combustione e si registra in un rapporto apposito. La videoispezione, infine, è un esame con telecamera dell’interno della canna, utile per scoprire crepe, distacchi o ostruzioni che dall’esterno non si vedono, per esempio prima di riattivare un camino rimasto fermo per anni o dopo un principio d’incendio.

Cosa dice la legge sulla canna fumaria e sui controlli?

La legge nazionale non fissa una cadenza unica per la pulizia della canna fumaria: rimanda ai manuali e lascia molto spazio alle Regioni. Il DPR 74/2013 rende obbligatorio il libretto di impianto per gli impianti di climatizzazione, mette esercizio, controllo e manutenzione a carico del responsabile dell’impianto e rimanda alle istruzioni di installatore e produttore per la periodicità. Per i generatori a biomassa fino a 35 kW di potenza al focolare, la norma tecnica di riferimento per verifica, installazione, controllo e manutenzione è la UNI 10683:2022, in vigore dal 4 novembre 2022.

Il resto lo decidono le Regioni, ed è qui che le regole cambiano molto da una zona all’altra. La Lombardia, per esempio, fissa la periodicità dei controlli dei generatori a biomassa in base alla potenza (ogni 4 anni fino a 10 kW, ogni 2 anni tra 10 e 15 kW, ogni anno oltre i 15 kW), impone il pellet certificato in classe A1 secondo la UNI EN ISO 17225-2 per le stufe sotto i 35 kW vieta i generatori da 0, 1 o 2 stelle e prevede sanzioni da 500 a 5.000 euro per chi non si adegua. In Toscana è scattato l’obbligo di accatastamento per camini, stufe e caldaie, come abbiamo raccontato nell’articolo sulle regole toscane per camini, stufe e caldaie e l’obbligo di accatastamento. Anche molti Comuni hanno regolamenti propri sulla pulizia dei camini: vale la pena controllare sul sito del proprio. Per i requisiti costruttivi di canne e comignoli c’è la nostra guida alle normative su cappe e canne fumarie.

Come capire se la canna fumaria è sporca o sta prendendo fuoco?

Una canna che tira male si fa notare: fumo che rientra nella stanza all’apertura dello sportello, fiamma pigra, vetro che annerisce in fretta, odore di fuliggine in casa. Il pericolo maggiore, però, è l’incendio della canna fumaria. Secondo un comunicato della Provincia autonoma di Trento con le raccomandazioni dei vigili del fuoco, quando la canna non viene pulita i residui carboniosi possono incendiarsi e raggiungere temperature fino a circa 1.000 °C; se la canna non è realizzata a regola d’arte, il fuoco può passare al tetto.

Il manuale delle stufe a legna Invicta elenca i segnali di un incendio in corso nel condotto e le regole da seguire:

  • Segnali: odore di fuliggine in casa, un “russare” insolito nel condotto, temperatura della stufa che sale di colpo, scintille o fiamme che escono dalla stufa.
  • Cosa fare: chiamare subito i vigili del fuoco (115), non usare acqua, nell’attesa soffocare il fuoco nel focolare con sabbia o terra e poi uscire di casa.
  • Dopo: non riaccendere finché un professionista non ha controllato e riparato stufa e canna fumaria.

C’è poi il rischio meno visibile, il monossido di carbonio. L’ISS indica tra le cause di intossicazione proprio l’ostruzione della canna fumaria per depositi di fuliggine o nidi di uccelli. Mal di testa, vertigini, debolezza, nausea e stato confusionale mentre stufa o camino sono accesi sono un campanello d’allarme: esci all’aria aperta e, come indica l’ISS, rivolgiti subito al pronto soccorso.

Cosa si può fare da soli, e cosa no?

La pulizia della canna fumaria vera e propria, dal raccordo fino al comignolo, è un lavoro da professionista: richiede attrezzi specifici, spesso l’accesso al tetto, e si conclude con un rapporto che solo chi ha eseguito l’intervento può firmare. In casa, però, la manutenzione quotidiana fa la differenza.

  • Cenere. Nelle stufe a legna va tolta ogni giorno e messa in un contenitore metallico o comunque non infiammabile: come avverte il manuale Invicta, può restare calda a lungo.
  • Canale da fumo e raccordo a T. Nelle stufe a pellet il tratto tra stufa e canna ha un tappo di ispezione da cui aspirare la cenere: il manuale Cadel indica una pulizia ogni 2-3 mesi e raccomanda di richiudere il tappo ermeticamente, controllando la guarnizione, perché altrimenti i fumi possono entrare nella stanza.
  • Combustibile. Legna asciutta, con umidità sotto il 20% secondo Invicta, sporca meno; la legna verde abbassa la temperatura dei fumi e favorisce le incrostazioni. Per scegliere bene leggi quale sia la migliore legna da ardere per il camino e quali sono i legni da non bruciare nel camino. Mai immondizia, imballaggi o alcol per accendere, ricordano i vigili del fuoco trentini.
  • Prodotti “spazzacamino” chimici. Bustine e tronchetti che si bruciano nel focolare possono al massimo affiancare la pulizia, seguendo le istruzioni della confezione. I manuali dei produttori parlano di pulizia meccanica eseguita da professionisti, e nessuno di questi prodotti produce il rapporto da allegare al libretto.

Un’ultima avvertenza riguarda chi pensa a una stufa a pellet con il tubo che esce dal muro: anche quei condotti sottili vanno puliti e controllati, e devono rispettare regole precise sullo sbocco dei fumi. Ne abbiamo parlato nella guida sulla stufa a pellet senza canna fumaria.

Cosa controllare prima della prima accensione?

Prima di accendere servono tre certezze: canna pulita da meno di un anno, aperture libere e combustibile asciutto. Ecco i controlli da fare, nell’ordine.

  1. Controlla sul libretto la data dell’ultima pulizia: se è passato più di un anno, o se la stagione scorsa hai bruciato molta legna, prenota lo spazzacamino prima di accendere.
  2. Fatti rilasciare il rapporto scritto e allegalo al libretto di impianto.
  3. Guarda il comignolo dal basso: nidi, foglie o un cappello danneggiato vanno segnalati al professionista.
  4. Verifica che le prese d’aria del locale siano libere e non coperte da mobili o tende.
  5. Svuota cenere e braciere, pulisci il canale da fumo e richiudi bene il tappo di ispezione.
  6. Prepara legna asciutta o pellet certificato, lontano dalla stufa.
  7. Installa o verifica il rilevatore di monossido di carbonio nella stanza dell’apparecchio.
  8. Prima accensione con fuoco moderato: se il fumo rientra, il tiraggio è scarso o compare odore di fuliggine, spegni e chiama un tecnico.

Se il camino o la stufa sono già pronti, ti basta il punto uno: apri il libretto e cerca l’ultimo rapporto. Se non lo trovi, considera la canna fumaria da pulire e prenota lo spazzacamino prima di accendere: un fine settimana senza fuoco costa molto meno di un incendio.

Fonti

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