Luca Gnizio, l’eco social artist che trasforma lo scarto in arte

Oggi Habitante incontra Luca Gnizio, artista poliedrico e appassionato che ha creato la figura professionale dell’eco social designer. Il suo mantra: “Perché usare materiali nuovi quando di scarti industriali ce ne sono in abbondanza?” Quello di Luca è un design rivolto all’aiuto ecologico e sociale, trasformando lo scarto in arte.

Luca, ci racconta chi è?

“Senza falsa modestia credo di potermi definire un creativo, uno di quelli che ha sempre investito su se stesso nell’intento di esternare il proprio desiderio di creare. A volte avrei preferito non possedere questa attitudine, in quanto il percorso creativo di tipo ecologico, che ho intrapreso dieci anni fa, non è certamente stato facile. A tal proposito ho lasciato la “protezione” di un lavoro a tempo indeterminato per uno del tutto nuovo che non esisteva. Solo la mia determinazione, le mie forze e la mia ostinazione verso la strada dell’ecologia e del riciclo, nonché la mia voglia di “parlare” attraverso la voce di quanto creo, mi hanno guidato in questa scelta.

Luca Gnizio

Luca Gnizio, l’eco social artist che trasforma lo scarto in arte – Per concessione di Luca Gnizio

Si definisce un eco social artist, cosa significa?

“Mi definisco ecosocial artist poiché credo sia l’espressione più appropriata per descrivere la mia attività creativa, nata nel 2009, volta a riciclare i materiali di scarto delle aziende, coinvolgendo al contempo il tessuto sociale, come associazioni di ragazzi diversamente abili, carceri, università etc.

In un certo senso sono stato un po’ un precursore. Venivo preso in giro, in quanto non realizzavo quello che all’epoca veniva richiesto a un bravo industrial designer. Insomma, invece di usare materiali “nuovi”, volevo usare a tutti i costi solo quelli che per me erano già presenti in abbondanza: gli scarti industriali. Inizialmente è stato difficile far comprendere alla mia commercialista cosa volessi fare. Non esisteva un codice che mi qualificasse, ma dopo qualche tempo abbiamo trovato una formula.

Per Eco social, quindi, intendo l’atto di trasformare lo scarto per mezzo di quell’arte e di quel design in grado di attivare un concreto aiuto ecologico e sociale. Un insegnamento etico che fa abbracciare più attività contemporaneamente. Oggi per social si pensa unicamente ai social media, ma nel 2009 non potevo immaginare cosa sarebbero stati i social network, Facebook era ancora agli albori.”

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In cosa consiste la sua innovazione e cos’è per lei uno scarto?

Considero lo scarto come la vera risorsa del nostro tempo, la maggior fonte di materia prima. E dovrebbe essere così per tutto il mondo. Userò lo scarto fino al suo esaurimento, anche se lo vedo improbabile per la società contemporanea. Eppure, qualcosa sta cambiando nella sensibilità delle nuove generazioni, quindi al contempo nutro delle speranze molto positive.

Innovazione? Non ho mai pensato che un giorno avrei creato qualcosa di veramente innovativo, ma ho sempre ritenuto che la mia arte sarebbe potuta diventare un linguaggio universale di aiuto all’ecologia e al contesto sociale, uno spazio di aggregazione, un abbraccio tra più attori. Ho sempre pensato che la mia arte avrebbe dovuto trasmettere un valore autentico, al fine di essere una storia ricca di aiuto ed esperienza per la collettività ecologica, indipendentemente dal fatto che potesse piacere o meno. Ad esempio, in un caso ho coinvolto più di 300 negozi Levi’s Strauss e una cooperativa di ragazzi diversamente abili, oppure, per riciclare la polvere di marmo, più di 80 aziende toscane e associazioni sociali, anticipando di fatto il concetto di economia circolare.”

Luca Gnizio

Luca Gnizio, l’eco social artist che trasforma lo scarto in arte – Per concessione di Luca Gnizio

Quali sono i materiali con cui crea le sue opere?

I materiali che uso? Tutti! Gli scarti per me sono dei colori. Come in un quadro puoi fare un lavoro monocromatico o mischiarne diversi, utilizzare quelli acrilici, i pastelli o la penna, unendo in un’unica tavolozza tanto le tecniche miste quanto gli acquarelli.

Metafore a parte, ogni azienda possiede una grande preziosità: realizza qualcosa con un materiale protagonista. Però io sceglierò di lavorare sempre con quello di scarto, in quanto molto presente. E concentrandomi su di esso avrò sicuramente soddisfatto la mia volontà di aiutare concretamente l’azienda con cui collaboro.”

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Ci parli delle sue opere. Quali sono quelle a cui è più affezionato e perché?

“Ogni creazione per me ha un valore intrinseco per una serie di motivi, in quanto ciascuna racchiude diversi aspetti progettuali e realizzativi che la rendono unica. È difficile fare una scelta. Tra i miei lavori annovero anche due brevetti, un tessuto e un cristallo, entrambi realizzati con il riciclo della fibra di carbonio e ideati mentre studiavo soluzioni di riuso per l’azienda BMW. In più, il cristallo Forsoul, proprio per la sua innovazione decorativa, è esposto presso il Museo del Vetro di Murano. Questo per me significa molto, poiché contraddice l’idea comune che da uno scarto si ottenga un prodotto di minor valore, dimostrando invece che anche da uno scarto può nascere una realizzazione sofisticata ed elegante.”

Qual è l’ultimo progetto al quale sta lavorando?

“Non lo posso ancora dire, ma sarà per una multinazionale, un bel connubio tra componente ludica e riciclo di più materiali.

Luca Gnizio

Luca Gnizio, l’eco social artist che trasforma lo scarto in arte – Per concessione di Luca Gnizio

Luca, ci lasci con una riflessione relativa all’importanza del ridare nuova vita a oggetti e materiali apparentemente “da buttare“.

“Ogni essere animale usa le risorse della terra solo in misura necessaria. Nessun animale continuerebbe ad accumulare e abusare delle risorse, solo per capriccio. Così facendo, il suo rispetto sarà un beneficio per il resto della catena alimentare. Sull’onda dello stesso principio, ritengo che anche l’uomo dovrebbe fermarsi a osservare quanto è in esubero, apprendendo così quanto sia inutile e autodistruttivo perseverare con un modello di iper sfruttamento delle risorse.

Habitante ringrazia Luca Gnizio per la sua cortese disponibilità

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Secondo il rapporto “What a Waste 2.0: Un’istantanea globale della gestione dei rifiuti solidi fino al 2050” della Banca Mondiale, con l’aumento della popolazione globale e l’urbanizzazione, si prevede una produzione di 3.4 miliardi di tonnellate di rifiuti al 2050. Si tratterebbe di circa il 70% rispetto ai livelli attuali.
  • Studi del 2017 svolti da University of Cambridge, EPSRC, IFM e Reverse Resources stimano che, nell’ambito del settore tessile, durante le fasi di filatura, tessitura e confezione vada perduto come scarto da un minimo del 20% fino ad un massimo di oltre il 45% delle fibre utilizzate.

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Biologa