Legambiente e NaturaSì propongono un patto contro gli sprechi alimentari

Un patto contro gli sprechi alimentari. NaturaSì con Legambiente hanno deciso di collaborare a un progetto «con l’obiettivo di ridurre fortemente lo spreco nei campi di un sistema produttivo che ogni giorno rifiuta una quantità enorme di cibo solo perché non è omogeneo nella forma e nella dimensione».

L’accordo tra NaturaSì e Legambiente

Il patto contro lo spreco alimentare di frutta e verdura è stato sviluppato durante l’emergenza Covid-19 attraverso il marchio «Cosìpernatura» che commercializza «prodotti biologici imperfetti nella forma ma lo stesso buoni e nutrienti che abbattono il prezzo fino al 50% ma soprattutto riducono i prodotti scartati sui campi dal 20% circa a un massimo, quasi fisiologico, del 4%».

«In Italia – spiegano NaturaSì e Legambiente – si calcolano 36 chili di cibo a testa perduti ogni anno lungo tutta la catena di produzione, distribuzione e consumo (l’1% del Pil), con una stima che oscilla tra i 12 e il 16 miliardi di euro. In Italia e nel resto d’Europa il 21% dello spreco di frutta e verdura, secondo i dati Fao, avviene direttamente nei campi».

Da fine aprile a fine maggio, nella fase di prova del progetto, i prodotti messi a disposizione nei 500 negozi da NaturaSì «sono arrivati a 795 tonnellate. L’obiettivo è di recuperare 2.500-3.000 tonnellate di frutta e verdura “imperfetta” in più all’anno. Si tratta di un contributo che vogliamo dare a una vera e propria inversione di tendenza in campo agricolo, alimentare e anche culturale» spiega Fausto Jori, amministratore delegato di NaturaSì.

Stefano Ciafani, presidente di Legambiente dice che «siamo chiamati a ripensare i nostri modelli di consumo e a orientare le nostre scelte, anche e soprattutto tra gli scaffali» proprio tra «le sfide su cui serve senz’altro confrontarsi anche a livello nazionale, nell’ambito del Green Deal europeo, per promuovere sempre di più l’agroecologia del nostro Paese».

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Sprechi fino al 21%

Sono i frutti e le verdure scartati perché imperfetti. Un vezzo che vale più o meno l’1% del Pil nazionale, con una perdita in denaro in bilico tra i 12 e i 16 miliardi di euro l’anno. Eppure un altro cibo è possibile.

La produzione biologica fatica però ad assoggettarsi ai canoni del grande commercio alimentare. Il mito del cibo perfetto ha prodotto negli anni danni non solo dal punto di vista economico, ma anche e soprattutto nella mentalità dei consumatori, indotti a identificare forma e sostanza.

I risultati sono stati analizzati anche dalla Fao: in Italia e nel resto d’Europa il 21% dello spreco di frutta e verdura avviene direttamente nei campi, nonostante produzioni sempre più intensive e malefiche per la salute della terra.

Un patto contro gli sprechi alimentari verso il Green Deal

L’obiettivo è anche quello di contribuire a irrobustire quel Green Deal agricolo configurato dalla Commissione Europea con il marchio Farm to Fork (F2F), piano decennale di transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, anche sostenuto da Slow Food in nome dell’agroecologia.

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Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • NaturaSì si occupa di commercio e distribuzione all’ingrosso ed al dettaglio di prodotti biologici, biodinamici e naturali in genere; prodotti che siano sani e di elevata qualità per le persone che se ne nutrono o che li utilizzano.
  • Legambiente è un’associazione senza fini di lucro per tutelare l’ambiente in tutte le sue forme, la qualità della vita, una società più equa, giusta e solidale per un futuro migliore.

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