In Cina gli scienziati hanno reso i deserti coltivabili

In Cina gli scienziati dell’Università Chongqing Jiaotong hanno reso i deserti di Ulan Buh coltivabili. In pochi anni hanno ottenuto raccolti di patate dolci, riso, mais, peperoni, meloni, angurie e altri vegetali. Questa tecnica può essere una risposta alla desertificazione e alle carestie provocate dai cambiamenti climatici.

L’innovazione degli scienziati cinesi

Le strategie sfruttate per anni per arginare la desertificazione, come i trattamenti chimici o l’utilizzo di piante adatte a sopravvivere in ambienti aridi per “bonificare” la sabbia sono state tutte relativamente poco efficaci. Tuttavia, a portare un’innovazione in questo settore ci ha pensato un team di ricerca cinese guidato da scienziati dell’Università Chongqing Jiaotong, che da diversi anni sta ottenendo raccolti da piante collocate in diverse aree del deserto di Ulan Buh. Questo si estende per 14 mila chilometri quadrati nella Cina settentrionale lungo lo Yellow River. Pertanto, i ricercatori, coordinati dal professor Zhijian Yi,  hanno studiato a fondo la composizione della sabbia del deserto coinvolgendo specialisti di molteplici discipline.

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I risvolti della scoperta cinese

Inizialmente l’obiettivo del progetto era trovare un metodo efficace per rendere coltivabile la sabbia, analizzandone le proprietà ecologiche e meccaniche per sfruttarle al meglio nella trasformazione del terreno. Utilizzando un composto cellulosico e umidificato hanno trasformato la sabbia in un suolo terroso e fertile. Infatti, gli scienziati hanno piantato, ottenendo ottimi risultati, piante di riso, mais, patate dolci e altro ancora. Ciò anche grazie all’acqua estratta dalle stesse profondità del deserto.

Nel giro di pochi anni  le aree desertiche coinvolte sono state rese verdi ed è stato possibile ottenere diversi raccolti. Esperimenti simili sono stati riproposti con successo anche in alcune aree desertiche di Mongolia e Pakistan. Qui sono stati piantati con successo sorgo, peperoni, ravanelli, patate, angurie e meloni. Uno degli aspetti più interessanti di questa soluzione è che il terreno trattato con il composto “fertilizzante” può essere lavorato con le comuni macchine agricole, rendendo il processo ancor più promettente.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • I cambiamenti climatici rappresentano un’emergenza globale senza precedenti, che minaccia l’intera umanità attraverso molteplici effetti a causa delle temperature sempre più calde. Per questo è necessario prima di ogni altra cosa un consumo responsabile.
  • La perdita dei raccolti a causa della siccità e della desertificazione è considerata una conseguenza particolarmente drammatica del riscaldamento globale, che già oggi sta spingendo molte comunità a spostarsi dalle aree più inaridite dell’Africa. Basti pensare che secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, ogni anno, vengono desertificati fino a 70 mila chilometri quadrati di terreno; circa il 41,3% delle terre emerse è composta da zone aride, desertiche o minacciate dalla desertificazione.

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Fotografa, scrittrice e designer. Laureata in Scienze Politiche Sociali e Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum e specializzata in Marketing e Comunicazione nel settore del fashion e del design a L.UN.A - la Libera Università delle Arti. Ha collaborato con la Caucaso Factory all'opera cinematografica "Lucus a Lucendo. A proposito di Levi" e con ONG come Mani Tese e ActionAid a progetti su temi quali l’Innovazione Sociale, l'Inclusione Sociale e la Sostenibilità. Sperimenta non solo strumenti fotografici e videografici, ma anche diverse tecniche di scrittura, dai reportage ai saggi.