L’effetto devorè per tessuti d’arredo

Il devorè, conosciuto anche come burn out, inizia ad affermarsi negli anni Venti, grazie ad alcune sperimentazioni della designer tessile britannica Georgina Von Etzdorf, e divenne famoso in tutto il mondo a partire dagli inizi degli anni Novanta nell’abbigliamento e nell’arredamento. Ecco cos’è l’effetto devorè per tessuti d’arredo.

Tessuti per l’arredo: tende per la casa moderna, quali stoffe scegliere?

Cosa vuol dire “devorè”?

Si tratta di un particolare processo durante la stampa nato a fine del XIX secolo a Lione, e significa letteralmente “divorato”.

Il nome della tecnica allude al momento culmine del processo di stampa usando una sostanza divorante, che distrugge in maniera definita una parte del tessuto in lavorazione. Nella fase successiva, si procede alla stampa sulla parte di tessuto rimasta integra.

Questo tipo di procedimento è particolarmente impiegato nel settore tessile e della moda. Il risultato di questa particolare lavorazione sia nella moda che nel settore tessile porta a produrre vere e proprie opere d’arte realizzate su diverse tipologie di tessuto, come ad esempio seta e velluto, in armoniosi giochi di colore e consistenze. I tessuti sono raffinati al tatto e alla vista e incantevoli per la loro consistenza e struttura.

Effetto devorè per tessuti d’arredo: le caratteristiche

Solitamente, per poter dare vita all’effetto devorè, serve che il tessuto di base sia composto da almeno due fibre diverse:

  • una fibra cellulosica (come ad esempio cotone, lino o viscosa) che viene “bruciata” selettivamente dalla corrosione di dati agenti chimici
  • una fibra sintetica più resistente, che rimane intatta, per un effetto chiaroscuro. A lavorazione ultimata, la parte bruciata darà trasparenza, mentre quella “non bruciata” rappresenterà la parte in rilievo del disegno.
effetto devorè - arredo d'interni

L’effetto devorè per tessuti d’arredo – Shuttterstock1372991339 di Tatyana Mi

Effetto devorè per tessuti d’arredo: dove inserirlo?

Questi tessuti si presentano spesso su base in organza con lavorazione di ogni tipo. Al tatto risultano essere molto corposi, morbidi e setosi e i colori con cui vengono proposti sono in genere il bianco, il beige, il tortora e il grigio argento. Si tratta di colori neutri e facilmente adattabili a qualsiasi stile di ambiente: dal classico al moderno, al contemporaneo.

Grazie a questa tecnica del devorè prendono vita tantissimi nuovi motivi e trame con fantasie astratte, in stile geometrico o floreale, torciglioni e medaglioni con effetto vedo e non vedo che rivestono di fascino, eleganza e stile raffinato tutti gli ambienti, risaltando lo stile d’arredamento.

Sono ideali in particolar modo per realizzare tende dal gusto chic e romantico un po’ retro, soprattutto nella zona living e in cucina, e resistono ai lavaggi fino a 30°C. In sala da pranzo non è raro trovare tovaglie decorative e sedie imbottite con questo effetto. Risulteranno essere eleganti e di stile dando carattere alla stanza. Anche i divani possono essere decorati con questa caratteristica ma renderanno la casa un po’ più vintage.

Tessuti per l’arredamento: il jacquard per imbottiture e tendaggi

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Nel 2019 in Italia sono stati prodotti 143.747 euro di fibre tessili artificiali. Sono stati invece prodotti 53.735 euro di filati in cotone. (Dati ISTAT)

TI È PIACIUTO L’ARTICOLO?  ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA

Per altre curiosità e informazioni sugli abitanti continuate a seguirci su www.habitante.it