Lo stile minimal nell’arredamento: pionieri e innovatori

Minimal. Quante volte abbiamo sentito questa parola nel mondo del design e dell’arredamento. Ma in pratica che cosa si intende? Vediamo innanzitutto da dove deriva questo termine.

Stile Minimal, storia e origini

Il minimalismo si ispira a una corrente artistica sviluppatasi negli Stati Uniti intorno agli anni 60, come uno dei principali movimenti del dopoguerra, affermatosi dopo l’astrattismo e il suo nuovo modo di concepire l’arte.

Alcuni tra i suoi maggiori esponenti sono Richard Serra, Frank Stella, Sol Le Witt, Donald Judd. Il minimalismo ricerca una purezza nello stile e nelle forme, eliminando il superfluo, come reazione a una società dove consumismo, materialismo, apparenza ed esteriorità sono i nuovi cardini della società moderna e della rinascita economica post-bellica. Colori primari, forme geometriche, linee e strutture ridotte alla minima essenza della loro stessa natura.

Il Minimalismo affonda le sue prime radici già negli anni 20, in Germania, con il movimento Bauhaus e il modernismo, in cui si predilige un design funzionale ed essenziale. Divenuta celebre la oramai nota frase di uno dei suoi maggiori esponenti, l’architetto Mies van der Rohe ‘’Less is More’’ (Il meno è meglio) in occasione della presentazione della seduta Barcelona2, creata proprio in occasione della Esposizione Universale di Barcellona del 1929. Una sedia innovativa nei materiali (es. acciaio), elegante ma al tempo stesso funzionale e ispirata alle sedute regali dell’antica Roma.

Un’altra seduta diventata icona del minimalismo e del movimento Bauhaus è la Wassily di Marcel Breuer, sempre del 1929.

Stile Minimal nel Design

Quando portiamo la filosofia minimalista nel design di interni, incontriamo una casa che punta all’essenziale, prediligendo arredi dalle linee geometriche primarie semplici come rettangoli, triangoli o cubi.

Il colore è tendenzialmente limitato a una palette neutra composta di grigi, bianchi o neri. Lo stile Scandinavo, portavoce del minimalismo, introduce anche l’utilizzo di materiali basici chiari come il rovere naturale, mentre lo stile Giapponese introduce anche legni rossi o scuri, ma sempre riconducibili a forme essenziali e pulite che si intrecciano con la filosofia Zen, in cui purezza e essenza delle cose si riflettono sulla pace interiore ricercata anche attraverso meditazione e riposo.

La casa con lo stile Minimal

In una casa minimalista, perciò, non c’è posto per i soprammobili, si predilige piuttosto lo spazio vuoto rispetto a quello pieno, più rilassante agli occhi e alla mente. Gli spazi vengono per così dire privati del loro volume, e, non a caso, gli ambienti abitativi sono altamente tecnologici, con mobili ed elettrodomestici a scomparsa, per regalare un generale senso di ordine e purezza.

Il designer inglese Jasper Morrison ci lancia un messaggio importante, rieducandoci al “saper vedere”: vedere la bellezza che ci circonda e che è di tutti, la bellezza che sta anche negli oggetti più semplici come un insieme di vassoi o di caraffe.

Oggetti che vengono posti in mostra, per rieducare l’occhio a guardare in maniera diversa. Il designer sostiene, infatti, che non siamo più capaci di osservare poiché costantemente bombardati da immagini di oggetti pesanti e inutili inseriti in una società schiava del consumismo. Chi vorrà intraprendere il percorso rieducativo percettivo, riuscirà a liberarsi dai canoni massimalisti e dallo spreco per ritrovare una essenzialità nelle forme e nella mente. “Objects should make good atmosphere”, ovvero gli oggetti dovrebbero creare atmosfere positive, perché ogni oggetto che acquistiamo entra a fare parte del nostro panorama, influenzandone la nostra percezione sensoriale ed emotiva. Esemplificativi i suoi lavori come la Glass Family del 2008 o la lampada Glo-Ball di Flos del 1998.

In conclusione, il design minimal elimina il superfluo e ricerca il necessario: pareti materiche e lineari, colori neutri, tecnologia che aiuta a mettere in risalto solo l’essenza del luogo e illuminazione che aiuta la percezione dello spazio pulito e ordinato. Vivere Minimal significa dunque evitare tutti gli eccessi della Società consumistica moderna, governata da un disordine percettivo. L’eccessivo accumulo di cose futili porta alla confusione del luogo in cui viviamo. Riprendendo la celebre frase Less is More di Mies van der Rohe, il minimalismo ci eleva a un senso di libertà sia a livello fisico che mentale, favorito anche da pratiche meditative.

In copertina la Farnsworth House
progettata da  Ludwig Mies van der Rohe (1945 – 1951).
Foto di Scutter in creative commons su Flickr

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • La parola inglese minimal viene tradotta in italiano con minimale, semplice, dunque un termine per indicare essenzialità e praticità.
  • Nell’Interior Design il termine minimal viene utilizzato per la prima volta nel 1965 dal filosofo inglese Richard Wollheim, in un articolo per la rivista Arts Magazine, in cui usa il termine per  identificare un concetto di riduzione minimale, e offrire importanza solo agli elementi essenziali.

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