La casa di oggi è essenziale e non più minimale: cosa significa essenzialismo

La casa di oggi è essenziale e non più minimale. Scopri cosa significa essenzialismo, una corrente filosofica trasversale secondo la quale la conoscenza deve fondarsi sulla ricerca dell’essenza e della sostanza intese come realtà prime e definitive degli oggetti di conoscenza. Un pensiero che, se applicato alla vita di tutti i giorni, vuol dire essenzialmente occuparsi di cose che hanno un chiaro obiettivo.

Da “Less is more” a “Less is better”

La celebre affermazione coniata dall’architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe, “Lessi s more”, diede inizio alla corrente minimalista, basata su questo principio: il “di più”, si ottiene costruendo un edificio sul concetto del necessario, “il meno”.

Questo concetto, oggi trova applicazione anche in altri settori, tuttavia, a causa della situazione che stiamo vivendo, caratterizzata anche dall’eccesso di consumismo pre-covid, sta emergendo un nuovo segmento di mercato rappresentato dall’essenzialismo.

Nato dal bisogno di maggior autenticità e la necessità di dimostrare questa autenticità cioè un nuovo rapporto tra l’avere e l’essere. Questo nuovo essenzialismo si fonda su una nuova domanda antropocentrica di coscienza sociale fortemente orientata alla responsabilità e alla complessità. Da “Less is more” a “Less is better”, “meno è meglio”, dove la semplificazione è un filo conduttore che oggi si traduce in una questione di sopravvivenza.

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L’essenzialismo in architettura

L’appello alla semplicità riecheggia di nuovo oggi, in un mondo caratterizzato da crisi sociale, economica e ambientale è più necessario togliere che mettere. Rallentare, fermarsi, fare una pausa, ricercare l’essenzialità, a tutti i livelli, anche quello architettonico.

Oggi l’essenzialità non si impone come un’esigenza estetica, ma come imperativo etico per un miglioramento sociale. Così l’architettura si riconnette ai bisogni fondamentali e alla sussistenza. Pertanto, se per il minimalismo la semplicità di forma fondava la dimensione etica del design, ora è il fondamento etico del design che impone la semplicità della forma.

Quindi semplificare significa riappropriarsi degli strumenti, ridurre i filtri, le intermediazioni e sottrarsi alle logiche del mercato. L’architettura non è altro che una forma di conoscenza della realtà, risultato di un percorso razionale che passa dalla complessità all’essenzialità, per raggiungere il punto in cui nulla può essere aggiunto e nulla tolto.

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La casa di oggi è essenziale

Le città e le case oggi sono invase da oggetti e prodotti che creano un eccesso di “rumore” visivo e cognitivo. Proprio per questo bisogna rivalutare e rivendicare la “normalità” degli oggetti ordinari, radicati negli usi della vita quotidiana.

Quando l’amore per la casa minimal si fonde alla volontà profonda di connettersi con il paesaggio circostante, il risultato è una casa essenziale. Questa rivendica in maniera sobria una “svolta etica”, grazie a svariate iniziative di resilienza urbana autogestita.

All’interno delle case, anche per i complementi d’arredo, si considera la materia biologica come un nuovo substrato di co-design con cui costruire per ribaltare i fondamenti della modernità e far emergere un’intrinseca bellezza.

Gli ambienti circostanti aiutano lo stato emozionale facilitando la cura della casa come nell’organizzazione del lavoro, in relazione al principio secondo cui è necessario fare tutto in base al tempo disponibile senza sovraccaricarsi ma anche senza rinviare.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • La minimal art è la principale tendenza che negli anni Sessanta fu protagonista del radicale cambiamento del clima artistico, caratterizzata da un processo di riduzione della realtà e dalla riduzione a strutture elementari geometriche.
  • Il termine minimalismo fu coniato nel 1965 dal filosofo dell’arte inglese Richard Wollheim nell’articolo intitolato, appunto, Minimal Art, all’interno della rivista Arts Magazine. Egli parla di “riduzione minimale”, ma nel senso del contenuto artistico, relativamente a lavori dove entrano in gioco oggetti al limite indistinguibili dalla realtà quotidiana. In architettura si concentra sulla multifunzionalità e multi gestione di uno spazio. Si tratta di rendere una stanza il più adatta possibile ad assumere più di una funzione, un modo più essenziale di costruire, dove si cercano equilibrio, spazi tranquilli, poche aperture essenziali, anche allo scopo di ottenere luoghi adatti alla meditazione e al riposo.
  • Grazie all’esplorazione con l’architettura e il design dello spazio, a Pechino è stata reinventata una tradizionale villa cinese in stile essenziale. Il progetto portato avanti da Wonder Architects trasforma la casa in uno spazio polifunzionale caratterizzato da una forte interazione creativa tra interni ed esterni. Ciò rivoluziona la relazione tra abitazione e paesaggio, infatti, i confini sono resi di fatto impercettibili. Questa villa, nonostante il suo carattere essenziale, vuole essere quindi un manifesto contro “l’architettura del vuoto”, attraversando i limiti dell’abitazione tipica e diventando allo stesso tempo un giardino nel giardino.

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Fotografa, scrittrice e designer. Laureata in Scienze Politiche Sociali e Internazionali presso l'Alma Mater Studiorum e specializzata in Marketing e Comunicazione nel settore del fashion e del design a L.UN.A - la Libera Università delle Arti. Ha collaborato con la Caucaso Factory all'opera cinematografica "Lucus a Lucendo. A proposito di Levi" e con ONG come Mani Tese e ActionAid a progetti su temi quali l’Innovazione Sociale, l'Inclusione Sociale e la Sostenibilità. Sperimenta non solo strumenti fotografici e videografici, ma anche diverse tecniche di scrittura, dai reportage ai saggi.