Lo smart working dopo l’emergenza Covid-19? Coinvolgerà 5,3 milioni di persone

Durante il lockdown lo smart working ha coinvolto 6,58 milioni di lavoratori agili, quindi circa un terzo dei lavoratori dipendenti italiani. Si tratta di un dato che va oltre dieci volte più dei 570mila censiti nel 2019. Che fine farà lo smart working dopo l’emergenza Covid-19?

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In che direzione andrà lo smart working dopo l’emergenza Covid-19

Al termine dell’emergenza si valuta che i lavoratori agili saranno 5,35 milioni. È quanto emerge da una ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano presentata durante il convegno online ‘Smart Working il futuro del lavoro oltre l’emergenza’.

Lo studio mostra che, durante il lockdown il maggior numero di smart worker era:

  • nelle grandi imprese (2,11 milioni),
  • 1,13 milioni nelle Pmi,
  • 1,5 milioni nelle microimprese sotto i dieci addetti,
  • 1,85 milioni di lavoratori agili nella PA.

La ricerca stima che in futuro il 70% delle grandi imprese aumenterà le giornate da remoto, fino a 2,7 giorni alla settimana, mentre una su due modificherà gli spazi fisici.

Ripensare al futuro

“L’emergenza Covid19 ha accelerato una trasformazione del modello di organizzazione del lavoro che in tempi normali avrebbe richiesto anni – dice Mariano Corso, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working – Ora è necessario ripensare il lavoro per non disperdere l’esperienza di questi mesi e per passare al vero e proprio smart working che deve prevedere maggiore flessibilità e autonomia nella scelta di luogo e orario di lavoro, elementi fondamentali a spingere una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

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Pillole di curiosità –  Io non lo sapevo e tu?

  • Lo studio evidenzia come il ricorso al lavoro da casa forzato abbia rivelato la fragilità tecnologica delle imprese anche quelle più grandi e strutturate. Il 69% di queste, ad esempio, ha dovuto aumentare la disponibilità di pc portatili e altri strumenti hardware. Il 38% ha dato ai lavoratori la possibilità di utilizzare i dispositivi personali. Tre quarti delle amministrazioni pubbliche hanno invece incentivato i dipendenti a usare dispositivi personali a causa delle limitazioni di spesa e dell’arretratezza tecnologia. Il 43% non ha integrato la dotazione personale dei dipendenti.

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