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L’impatto dell’embargo americano sul petrolio russo

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Il blocco dell’import al petrolio russo

Lo scorso 8 marzo, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, Washington e Londra, hanno imposto il blocco dell’import al petrolio e al gas proveniente da Mosca. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’impatto dell’embargo americano sul petrolio russo e perché l’Europa non si è unita a questa azione.

L’impatto dell’embargo americano sul petrolio russo

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, Stati Uniti e Gran Bretagna hanno imposto il blocco dell’import al petrolio e al gas russi. Tuttavia, l’Europa che è molto più dipendente da Mosca non si è unita a questa decisione. Londra ha detto subito che l’embargo sarà graduale e solo entro la fine dell’anno abbandonerà l’uso petrolio russo, pari a circa l’2%, una cifra notevolmente inferiore alla maggior parte degli altri paesi europei.

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L’impatto dell’embargo americano sul petrolio russo – shutterstock foto di teh_z1b

Gli Usa sono il maggior produttore di petrolio e gas

Per gli Stati Uniti questa decisione non costituisce un problema in quanto l’import di idrocarburi russi, petrolio e gas, per Washington vale solo l’8% (3% il greggio) pari a 700.000 barili al giorno.

Mentre l’Europa soffre di una fortissima dipendenza dall’import russo, per questo ha deciso di non imporre questa misura. Tuttavia, gli Usa, che sono il primo produttore mondiale di petrolio e gas, stanno comunque riallacciando rapporti con paesi fino a ieri ‘nemici’ come il Venezuela, Paese che potrebbe aumentare la produzione di almeno 400.000 barili al giorno.

Gli Stati Uniti alleati dell’Europa

Gli Stati Uniti si sono dichiarati alleati per ridurre la dipendenza collettiva dall’energia russa. Ciò sia per limitare gli impatti sui mercati energetici globali sia per proteggere le economie europee.

Il prezzo che gli Usa rischiano di pagare

L’Occidente è consapevole di poter pagare un prezzo alto imponendo sanzioni a Mosca. Infatti, l’annuncio ha fatto schizzare i prezzi al rialzo. Risultato che si cercava di evitare da più di un anno. In particolare, da quando sono state attuate le misure restrittive anti-Covid. La domanda a livello globale è aumentata oltre l’offerta provocando il rialzo dell’inflazione (ai massimi da 40 anni) e quello del prezzo dei carburanti.

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Il rilascio delle scorte strategiche

Da novembre scorso l’amministrazione è impegnata a rilasciare oltre 90 milioni di barili dalla Strategic Petroleum Reserve (le riserve strategiche), proprio per far scendere il prezzo del greggio. Dopo un intenso coordinamento, Stati Uniti e Aie il 10 marzo hanno concordato un rilascio collettivo di 60 milioni di barili iniziali di petrolio (30 milioni in capo agli Usa). Tuttavia, quando gli Usa hanno approvato il primo rilascio, l’Agenzia internazionale dell’energia si è dissociata.

Impatto molto limitato sui prezzi

Lo stop all’import di greggio russo avrà impatti più interni per gli Usa che globali con una forte probabilità che l’ulteriore rialzo dei prezzi del greggio possa far salire l’inflazione con ripercussioni politiche per Biden.

Una data da segnare in rosso nel calendario è quella del 31 marzo quando si riunirà proprio l’Opec+ per decidere la politica produttiva. Infatti, la produzione statunitense di petrolio e gas si sta avvicinando a livelli record, nonostante le promesse elettorali di una transizione green. La produzione di gas naturale non è mai stata così alta e Washington prevede che la produzione di greggio raggiungerà un nuovo massimo il prossimo anno. Gli obiettivi per la produzione di energia pulita sono rimandati al futuro.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Secondo l’Aie (Agenzia internazionale dell’energia) la Russia, maggior esportatore di greggio al mondo, alla fine del 2021 esportava sui mercati globali quasi 8 milioni di barili al giorno. Di questi, il 60% arriva in Europa, il 2% in Gran Bretagna e l’8% in Usa. Di fronte a tale misura il vice primo ministro russo Alexander Novak ha affermato che il prezzo sui mercati potrebbe arrivare a 300 dollari al barile.
  • La benzina negli Stati Uniti ha raggiunto il livello record di 4,17 dollari al gallone (circa quattro litri e mezzo) battendo il primato del luglio 2008 quando un gallone di era arrivato in media a 4,11 dollari a gallone.

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