Il lockdown del coronavirus sta salvando le api dall’estinzione

Il coronavirus ha indotto a ridurre la quantità di inquinamento dannoso per questi piccoli insetti, e per lo sviluppo di rari fiori selvatici utili per la specie

Con lo stop di tutte le attività i fiori in città hanno ripreso a spuntare e come conseguenza è diminuito il rischio di estinzione delle api.

Un  anno mirabile dunque per ricostruire ecosistemi portati verso  la precarietà e salvaguardare questo prezioso insetto, utile soprattutto per la sopravvivenza dell’uomo.

Lo ha dichiarato  la più grande organizzazione europea per la conservazione delle piante selvatiche, Plantlife.

Stare chiusi in casa, chiudere le fabbriche e le misure restrittive hanno permesso di ridurre tutte le falciature, traffico e inquinamento. Questo ha permesso la crescita di fiori selvatici, che aiutano a ripristinare il delicato  equilibrio dell’ecosistema  naturale in cui vivono le api.

Centinaia di specie di fiori selvatici crescevano ormai da anni quasi solo  lungo  i  cigli delle strade: inter specie preziose per le api che sono state eliminate via via che si convertivano i prati naturali in terreni agricoli e complessi residenziali.

Il miele, nettare degli dei

Oltre che indice di  salute  dell’ecosistema, le api hano anche  il pregio di  produrre una risorsa preziosa che nella mitologia greca venne definito dal carattere divino. Anche  gli antichi latini, nelle loro opere letterarie, descrivevano il miele come una sostanza di provenienza  celeste.

Alimento riservato ai nobili e ai reali anche fra gli egizi. 
L’origine è antica. I primi sciami d’api risalirebbero a 50 milioni d’anni fa. Le prime arnie artificiali, realizzate dalle popolazioni ittite, invece al VI millennio a.C. 
Già all’epoca dei Romani famoso era il miele di Sicilia. E anche se già Alessandro Magno nel 325 a.C., scriveva del “miele che non ha bisogno di api”, la sostanza zuccherina per secoli è stato il dolcificante per antonomasia. 
Facile ed economico da procurarsi, per chi sapeva praticare l’apicoltura, utile non solo in cucina e in pasticceria, ma anche in medicina.
L’oro degli antichi, che nasce dalle api e dai fiori, continua ancora oggi ad essere apprezzato.

Elisir dalle proprietà benefiche, curative e versatile alleato in cucina.
Il merito della sua continua diffusione va riconosciuto anche all’impegno di tanti apicoltori italiani che a livello locale e regionale, di generazione in generazione, non solo hanno saputo custodire e valorizzare i saperi, ma hanno avuto il coraggio anche di sperimentare nuovi sapori, salvaguardando la genuinità dei trattamenti artigianali a freddo, promuovendo l’uso di un miele di qualità.

Foto di copertina di  Susanne Jutzeler, suju-foto da Pixabay

 
 

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo e tu?

  • Quasi 3 milioni di fiori per ottenere 1 Kg di miele – Si tratta d iuna  stima che permette anche di stimare il tragitto compiuto dalal colonia di 30.000 api (la media  contenuta in un alvera): circa tre volte l’orbita terrestre. Un alveare produce tra i 20 e i 30 kg di miele ogni anno.
  • Solo le api femmine pungono.  Il pungiglione delle api è anche l’organo di deposizione delle uova che all’occorrenza  può iniettare veleno. Per questo solo le femmine possono pungere. Ma non sono  insetti aggressivi e non pungono di proposito, ma solo si sentono minacciate.

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