Il cerotto smart che aiuta i coralli a “guarire”

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con l’Università di Milano-Bicocca ha ideato un trattamento con cerotti intelligenti che permette ai coralli di guarire dal danno procurato dalle attività umane.
Sperimentato in laboratorio e nel mare delle Maldive, questo cerotto permette di agire localmente senza danneggiare l’ambiente circostante. 

L’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) in collaborazione con il MaRHE Center (Marine Research and High Education Center alle Maldive) dell’Università di Milano-Bicocca  ha  pubblicato recentemente su Scientific Reports, rivista internazionale del gruppo Nature, lo studio relativo lo sviluppo e l’applicazione di cerotti smart in grado di curare i coralli colpiti da infezioni batterichevirali o fungine a seguito dei danni causati da inquinamento, cambiamenti climatici e attività umane.

Negli ultimi 50 anni l’ecosistema  corallino mondiale si è ridotto della metà

Le scogliere coralline rappresentano un habitat fondamentale per l’ecosistema marino e la distruzione di tali ambienti, dovuta a inquinamento, cambiamenti climatici e altre attività umane, porterebbe gravi conseguenze a livello globale.  Un altra causa della distruzione di questo habitat è dovuta alle malattie causate da diversi microrganismi patogeni che rappresentano una delle cause principali di questo declino.

Non esistono ad oggi interventi curativi efficaci per prevenire i danni da elementi patogeni ed è per questo che gli studi condotti in questo settore sono fondamentali per salvaguardare la biodiversità marina.

I ricercatori hanno sviluppato un trattamento con cerotti smart, completamente biocompatibili e biodegradabili da applicare sulle “ferite” dei coralli, che rilasciano in modo controllato principi attivi (ad esempio antibiotici e antiossidanti) e che ne permettano l’adesione al corallo, curandolo.

cerotti smart per coralli

Foto ITT – Istituto Italiano di Tecnologia

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Il cerotto permette di  fermare  le lesioni e proteggerle dall’ambiente circostante evitando il contagio di agenti patogeni  che possono aggravare la lesione.

Un risultato questo che potrebbe portare a numerose applicaioni nell’acquarologia e  nella cura di habitat con  specie in grave pericolo di  estinzione.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo e tu?

  • Il corallo, percepito comunemente come un singolo organismo, in realtà è formato da migliaia d’individui identici geneticamente detti polipi, ognuno grande solo pochi millimetri.
  • Non  solo nelle barriere coralline tropicali. I coralli si possono trovare anche nel nostro Mar Mediterraneo:  si  tratta del corallo rosso, con tonalità chiare nel Mediterraneo meridionale e rosso scuro in Sardegna e poche località del Mediterraneo settentrionale. Una dei luoghi in cui c’è una lunga tradizione nella pesca e lavorazione del corallo è sicuramente Torre del Greco in Campania.
  • Per questo studio sono stati utilizzati i coralli appartenenti alla specie Acropora muricata, coralli costruttori tipici dei mari tropicali e inseriti dalla IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) tra le specie a rischio di estinzione.

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte, inizia la sua attività come Web Specialist nel 1996 presso il Politecnico di Torino, durante il quale svolge le sue prime docenze alla Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. Si occupa da un ventennio di divulgazione scientifica. È direttore responsabile di habitante.it, content farm digitale che si occupa di marketing e comunicazione, nata da un progetto ideato per supportare l’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia e sviluppato insieme a Unione Nazionale Consumatori.