La storia di Babbo Natale affascina da sempre i bambini, e spesso anche gli adulti sono felici di immergersi in questo racconto inventando nuovi dettagli ed escogitando trucchi e travestimenti per renderla reale agli occhi dei più piccoli. Il racconto di quest’uomo dalla lunga barba bianca, vestito di rosso, che in un’unica notte riesce a consegnare regali in tutto il mondo a bordo di una slitta trainata dalle renne, suscita sempre curiosità. È un racconto magico che tiene con il fiato sospeso i bambini per diverse settimane, o addirittura per tutto l’anno, infatti spesso si sente dire “Fai il bravo, Babbo Natale ti sta guardando!”. Ma come affrontare la domanda: “Babbo Natale esiste?

 

Babbo Natale esiste?

I genitori spesso si domandano fino a che età è giusto continuare a raccontare la storia di babbo Natale? E se sia un bene o un male incoraggiare i loro figli a credere nella sua storia. Ma soprattutto si chiedono come gestire la domanda che prima o poi tutti i bambini pongono: “Babbo Natale esiste?”

La forza dell’immaginazione 

A differenza di quanto si pensasse fino a qualche tempo fa, raccontare delle storie come questa ai bambini, non mina la loro capacità di distinguere tra realtà e finzione. Al contrario, raccontando, o immedesimandosi nelle storie e nelle situazioni differenti dalla realtà, allenano la loro immaginazione. Credere a Babbo Natale, o ad altre creature fantastiche, fa parte dello sviluppo cognitivo e allena una capacità cruciale da un punto di vista evolutivo, che permette di costruire scenari alternativi in cui la realtà potrebbe esistere, oltre ad essere un ottimo esercizio per allenare le capacità di ragionamento

shutterstock_Di Sunny studio

Fino a che età si crede a Babbo Natale?

Di solito fino a cinque anni i bambini credono incondizionatamente a Babbo Natale, in genere iniziano a dubitare intorno ai sette anni, e a nove non ci crede quasi più nessuno. Questo è un processo graduale, durante il quale i bambini fanno nuove scoperte, iniziano a confrontarsi con gli altri e guardano via via il loro mondo con uno spirito diverso, sviluppando il loro pensiero razionale.  

 

Il parere degli esperti

La psicologa Stefania Andreoli, presidente dell’associazione Onlus Alice e specialista in problemi adolescenziali, in un’intervista a La Stampa spiega: “ai figli dobbiamo spiegare la vita, il significato dell’attesa e dei doni: la sincerità non è sempre comprensibile. Le favole invece creano un linguaggio adatto all’età”. Quindi attraverso la storia di Babbo Natale, e altri racconti, si possono trasmettere molti valori come la generosità, il piacere della condivisione e la pazienza nell’attesa, un modo anche divertente per insegnare dei grandi valori attraverso delle storie.

 

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

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  • In ogni paese ci sono tradizioni e credenze diverse per prepararsi al giorno della Vigilia di Natale. Negli Stati Uniti, ad esempio, i bambini lasciano un bicchiere di latte e dei biscotti per Babbo Natale, mentre in Inghilterra si preparano mince pie accompagnati con un bicchierino di sherry. I mince pie sono dei dolcetti tradizionali fatti con una specie di pasta frolla senza uova, chiamata crust pie e da un ripieno goloso a base di frutta e spezie. Sempre in Inghilterra e Stati uniti, i bambini lasciano anche uno spuntino fuori casa per le renne a base di carote. Mentre in Olanda e Spagna, secondo la tradizione di Sinterklaas, i bambini riempiono una scarpa con del fieno e una carota e prima di andare a dormire la lasciano fuori di casa

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esperta in design e artigianato, curo anche la rubrica Habitante Viaggiatore per raccontare le bellezze dell'Italia, tra regioni e province