5 cose che (forse) non sai sul Natale

Chi è nato il 25 dicembre? No, non è nato Gesù Bambino. E quella che guidò i Re Magi non era una cometa, e probabilmente neppure una stella.

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Siamo talmente abituati dare per assodate fin dalla nostra infanzia certe “verità” che non ci poniamo mai il dubbio che alcune di  queste non siano come le  abbiamo sempre dipinte, confondendo leggenda e realtà.

Gesù è nato davvero il 25 dicembre?

Quasi sicuramente no. Anche se convenzionalmente questa è la data associata al Natale, ovvero alla nascita di Gesù bambino,  secondo gli storici l’evento sarebbe da ascrivere attorno alle idi di luglio. Contrariamente a quanto si crede, la data del 25 dicembre come festa liturgica del Natale viene documentata solo a partire dal 336 d.C.

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Presepe

Presepe – Foto Shutterstock

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Per prima cosa non è riportata dai Vangeli, né tantomeno da altre fonti del tempo. Poi, i Vangeli la collocano negli ultimi anni del re Erode il Grande, e datata dagli storici tra il 7 e il 4 a.C.

Tradizionamente collochiamo la sua nascita nell’anno 1 a.C., il cui anno successivo è il primo del calendario giuliano-gregoriano (il numero zero non viene infatti utilizzato per indicare un anno in quasi tutti i sistemi cronologici) risale al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo.

Sui siti dedicati alla scienza il 25 dicembre è piuttosto ricordato come compleanno di Isaac Newton, uno dei fondatori della fisica moderna. Newton è nato infatti il 25 dicembre 1642. Almeno secondo il calendario Giuliano a quel tempo vigente in Inghilterra. Secondo il calendario Gregoriano a quel tempo già adottato nei paesi cattolici e oggi in vigore, Isaac Newton è nato invece il 4 gennaio 1643. Questione di convenzioni.

La cometa dei Re Magi? Pura  invenzione.

Oggi parleremmo di uso di “effetti speciali”. Fu il pittore Giotto,  infatti a rappresentare per la prima volta nella storia dell’iconografia la “cometa” oggi collocata in ogni presepe.

Cometa di Natale Giotto

Cometa di Natale dipinta da Giotto nella Cappella degli Scrovegni  a  Padova

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La “stella cometa”  appare per la prima volta nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Probabilmente Giotto fu talmente impressionato dal passaggio della Cometa di Halley nel 1301, che la disegnò appunto come una cometa dalla lunga coda.  Solo a partire dal XV secolo il particolare venne riprodotto in quel modo anche da altri artisti, in particolare nelle rappresentazioni della Natività e del presepe.

Gli scienziati invece ritengono più verosimile un’altra spiegazione: si tratterebbe della congiunzione (un’apparente vicinanza nel cielo) tra Giove e Saturno. I due pianeti infatti si avvicinarono nella costellazione dei Pesci per ben tre volte nel 7 a. C. ed è tra il 4 e il 7 a. C. che si fa risalire per ragioni storiche la nascita di Gesù. Qui per approfondire.

Le stelle di natale sono velenose?

Assolutamente no.  È una delle bufale più ricorrenti in rete. Le foglie dell’Euphorbia pulcherimma non sono pericolose per la salute. Perlomeno nelle dosi normalmente presenti in una pianta. E nonostante sul web ci siano numerosi siti che presentino la pericolosità non c’è nulla di cui allarmarsi.

Stella di Natale

Credits Photo: Elzbieta Krzysztof – Shutterstock

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Ammettiamo pure che in un raptus di follia qualcuno si faccia una bella insalata con quelle foglie: esperimenti condotti su campioni rappresentativi, come questo eseguito su 46 ratti che sono stati alimentati per una settimana con le foglie della Pulcherimma, non hanno fornito alcun dato rilevante di tossicità.

Può essere pericolosa per cani  gatti? Anche qui ci sono troppe  esagerazioni su siti web e pagine Facebook. Ovvio che quando si parla di tossicità tutto dipende dalle “quantità” ingerite. E anche l’acqua, a questo  punto, può portare a  morte certa se si esagera nella sua assunzione (si parla proprio di intossicazione acuta da  acqua).

La stella di Natale non è una “sorvegliata speciale” tra le piante d’appartamento: altre specie possono avere effetti più gravi. Come  l’agrifoglio e il vischio. Per entrambe sono tossiche tanto le foglie quanto le bacche. Per approfondire.

Babbo Natale invenzione della Coca  Cola?

Assolutamente no. Un’altra leggenda urbana ricorrente vorrebbe che la nota casa produttrice di bibite zuccherate abbia creato questo personaggio che con il suo colore rosso richiama il proprio marchio.

Babbo Natale Coca Cola

Credits Photo: Sergey Kohl – Shutterstock

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Tuttavia le origini di questo signore rubicondo sono molto più antiche e risalgono a un  epoca antecedente addirittura  l’introduzione del cristianesimo. Una figura pagana, dunque, e forse anche per questo osteggiata dalla Chiesa. Il folclore tedesco narra del dio Odino (Wodan) che ogni anno teneva una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale (Yule), accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti.

La tradizione vuole che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Ricorrenza pagana, che in epoca romana veniva festeggiata con i Saturnali. Questa festa in onore di Saturno, dio delle semine e delle “età dell’oro”, era caratterizzata da sontuosi banchetti cui partecipavano servi e padroni. Nacque così la consuetudine di scambiarsi doni come gesto di eguaglianza sociale. Da qui la trasposizione cristiana nel IV° secolo dopo Cristo associata alla figura di san Nicola.

La cristianità spesso attinge alle radici pagane, e anche Babbo Natale non e diverso.  Si ispira a San Nicola di Myra, vescovo cristiano del IV secolo. Le sue spoglie sono custodite a Bari, nella chiesa a lui dedicata.

L’omone con la barba bianca e il sacco pieno di regali, invece, nacque in America dalla penna di Clement C. Moore, che nel 1822 scrisse una poesia in cui lo descriveva come ormai tutti lo conosciamo (ispirandosi a un suo vicino di casa olandese). Questo nuovo Santa Claus ebbe successo, e dagli anni Cinquanta conquistò anche l’Europa diventando, in Italia, Babbo Natale.

Perché si dice Merry Christmas?

In realtà nel Regno Unito e in Irlanda la formula più comune è Happy Christmas, e non Merry Christmas. In inglese si dice per esempio anche Happy New Year o Happy Thanksgiving. La spiegazione la riporta, tra gli altri, Matthew Schmitz sul sito della rivista religiosa First Things .  Il termine “Happy è preferito anche dalla regina Elisabetta, che la utilizza ogni anno per fare gli auguri ai sudditi nel tradizionale discorso di Natale.

shutterstock Di michaelbarrowphoto

Photo Credits: michaelbarrowphoto – shutterstock

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L’uso di Marry Christmas nasce nel 1565 in Inghilterra ma oggi è  diffuso principalmente in America e in Canada.  Lo  di  trova in un manoscritto municipale della cittadina inglese Hereford: «And thus I comytt you to God, who send you a mery Christmas» («Vi raccomando a Dio, che vi mandi un Buon Natale»). E poi fu Charles Dickens nel 1843 nel suo Canto di Natale a renderla popolare.

Tuttavia in Gran Bretagna e Irlanda la parola merry venne  abbandonata dalle classi medio-alte dell’epoca vittoriana. Il termine infatti indicava le feste delle persone più  indigenti, considerate dissolute e alcolizzate. Mentre la parola happy indicava piuttosto i festeggiamenti sobri e austeri in cui la felicità derivava dai frutti del  lavoro e dalla morigeratezza. Per approfondire.

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Questo articolo è liberamente tratto da un brano
pubblicato nel 2014 dallo stesso autore sulla rivista di divulgazione scientifica Gravità Zero.

Credits Photo di copertina: Zamurovic Photography – Shutterstock

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • Il regalo  di Natale più grande del mondo? La Statua della Libertà. Simbolo della città di New York fu donata dal popolo francese agli Stati Uniti d’America proprio nel giorno di Natale come segno di amicizia fra i due popoli.

 

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte, inizia la sua attività come Web Specialist nel 1996 presso il Politecnico di Torino, durante il quale svolge le sue prime docenze alla Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. Si occupa da un ventennio di divulgazione scientifica. È direttore responsabile di habitante.it, content farm digitale che si occupa di marketing e comunicazione, nata da un progetto ideato per supportare l’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia e sviluppato insieme a Unione Nazionale Consumatori.