Una visita al Castello di Bardi

Con la riapertura dei luoghi di interesse turistico, abbiamo approfittato per visitare uno dei castelli del circuito Castelli del Ducato di Parma e Piacenza.

Parliamo della ‘Fortezza dei Landi’, meglio conosciuta come Castello di Bardi

Il castello si trova all’imbocco della valle del Ceno, nel territorio della provincia di Parma. È costruito sopra una roccia di diaspro rosso e Diaspro Rosso è il nome della cooperativa che gestisce i servizi e gli eventi che coinvolgono il castello.

La rocca è stata costruita nel IX secolo d.C., per difendersi dalle invasioni ungariche e risulta, da un documento datato 898, che il castello sia stato di proprietà del vescovo di Piacenza Everardo. Ma è soprattutto con la famiglia Landi che il castello e lo stesso borgo di Bardi hanno conosciuto il loro migliore momento.

La famiglia Landi

La famiglia Landi ha governato per oltre quattro secoli sulle valli del Taro e del Ceno, a partire dal 1257 con il nobile piacentino Ubertino Landi, fondando un vero e proprio stato. Con grande abilità politica, la famiglia ha saputo approfittare dei momenti più opportuni durante le lotte fra i Comuni, per estendere il proprio dominio anche alla valle del Trebbia, controllando una larga zona strategica per i traffici commerciali provenienti dalla Liguria. Nel periodo delle lotte fra Francia e Spagna, che coinvolgono gli stati italiani, i Landi si schierano dalla parte dell’imperatore spagnolo Carlo V e ricevono in cambio i territori di Borgotaro e Compiano e la possibilità di battere moneta.

Nel 1682 l’ultimo discendente della famiglia, Gian Andrea Doria figlio di Polissena Landi, cede i territori al Ducato di Parma, governato a quell’epoca da Ranuccio II Farnese. La sorte del territorio bardigiano segue quindi le vicende del Ducato.

Con l’unità d’Italia il castello diventa prigione militare e poi, fino agli anni ’60, sede del Comune.

Castello di Bardi

Castello di Bardi – Foto di Filippo Bannino su Shutterstock

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La visita al castello inizia con una piccola sorpresa, a dire il vero un po’ inaspettata: l’ingresso si paga in contanti, non c’è il bancomat. Risolto comunque questo problema, le parti visitabili sono numerate, per cui seguendo la numerazione si può visitare per intero il castello.

Il corpo di guardia

Subito dopo la biglietteria e prima di oltrepassare il ponte levatoio, si costeggiano le postazioni basse di difesa e si arriva ai bastioni d’artiglieria rinascimentali. Scendendo le scalette a sinistra si accede al bastione di Manfredo Landi, dove erano posizionate le armi d’artiglieria a difesa del lato principale. Si entra poi dal ponte levatoio e si incontra subito il Corpo di Guardia, davanti al quale sono posizionate due armature complete.

Seguendo la strada in leggera salita, si arriva alla ghiacciaia, un punto alimentare molto importante per l’epoca. La ghiacciaia era alimentata con la neve che veniva accumulata attraverso un cunicolo, dalla sovrastante Piazza d’Armi e diventava ghiaccio, permettendo così di conservare le derrate alimentari che servivano a sopravvivere in caso di assedio anche di lunga durata. Adiacente alla ghiacciaia ci sono la stalla e la cantina e salendo qualche metro più in su, si può vedere un appartamento arredato, denominato ‘le case di una volta’.

All’interno del castello non troviamo solo reperti medievali, ma dobbiamo pensare ad un contenitore di storia della valle del Ceno. Le case di una volta ricordano come si vivesse agli inizi del secolo scorso; si possono ammirare una cucina arredata e una camera da letto. Salendo ancora qualche metro, si arriva alla Piazza d’Armi, un grande prato un tempo adibito ad esercitazioni militari.

Nella costruzione, che un tempo accoglieva gli alloggi dei soldati, ha sede il Museo della Civiltà Valligiana che raccoglie oggetti rappresentanti la vita nella valle nel XIX e XX secolo.

Il Museo Archeologico

Nella costruzione di fronte si può invece visitare il Museo Archeologico della Valle del Ceno, in cui sono conservati reperti preistorici ritrovati nella valle. Dal museo della Civiltà Valligiana si accede alle stanze dedicate a Pietro Cella, bardigiano e capitano degli Alpini, morto nella battaglia di Adua nel 1896 e decorato al valor militare.

In queste stanze è ricordato anche un altro bardigiano illustre, il cardinale Antonio Samorè che è stato nunzio apostolico in Colombia e diplomatico della Santa Sede. Continuando la visita al castello, dalle sale suddette si accede attraverso una stretta scala ai camminamenti di ronda che si possono percorrere interamente. Nella parte coperta ci sono anche le prigioni con la sala di tortura e il forno, stanze che naturalmente all’epoca non erano collegate.

Percorrendo la parte più alta dei camminamenti si passa per la torre di guardia sud-ovest, per quella nord-ovest e infine per la torre dell’orologio, da cui si scende di nuovo nella Piazza d’Armi. L’ultima parte della visita prende il via dal Cortile d’Onore, leggermente sopraelevato rispetto alla Piazza d’Armi. Da lì si accede alle Sale dei Principi che erano le dimore dei principi Landi fino alla fine del secolo XVII. Fra queste stanze spicca per importanza la sala Grimaldi, che ricorda il matrimonio fra Maria Landi, sorella del principe Federico, con Ercole Grimaldi, signore di Monaco, città sulla quale la famiglia regna tuttora. All’uscita dalle Stanze dei Principi si accede al Cortile del Pozzo, che raccoglieva le acque piovane e la neve sciolta ed era quindi un punto alimentare molto importante. Il Cortile del Pozzo è situato sotto il Mastio, la torre più antica del castello, ultima parte visitabile del percorso, che termina di nuovo nel Cortile d’Onore a cui si accede attraverso un colonnato.

Castello di Bardi - Parma

Foto di Richard Semik su Shuttertock

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La visita del castello dura circa un’ora e mezza, ma per chi vuole, c’è la possibilità di ordinare direttamente all’ingresso la ‘Pic-nic Box’. È un’iniziativa che abbiamo molto apprezzato e che è stata resa possibile dalla collaborazione fra la cooperativa di gestione e un ristorante della zona. Si tratta di una scatola per pic-nic per due persone, contenente un pranzo completo, con affettati misti, pane, acqua naturale e frizzante, vino, contorni sott’olio, dolcetti e alcune scaglie di Parmigiano-Reggiano, oltre a posate e tovaglia monouso. Nel prezzo della Pic-nic Box è compreso anche l’ingresso e, potete credermi, è un prezzo più che onesto. La Pic-nic Box viene consegnata a discrezione del cliente e il pasto si consuma all’interno del castello, accomodandosi ad uno dei tavoli predisposti nella Piazza d’Armi o nel Cortile d’Onore. In questo modo si ha la possibilità di visitare il castello senza fretta e senza l’assillo del dover uscire per andare a pranzo.

Sito Web:  www.castellodibardi.info

Foto di copertina: Richard Semik – Shutterstock

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Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • Il Castello di Bardi è noto per la leggenda di Moroello il fantasma che vive al suo interno e porta con se le vicende di una storia d’amore simile a quella di Romeo e Giulietta.  Fra il XV e il XVI secolo fu  infatti teatro di una vicenda analoga a quella raccontata dal bardo inglese. Un amore sfortunato terminato in tragedia, che ha lasciato in eredità proprio il fantasma che si aggira per le sale e i torrioni ancora oggi.

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Sono nato a Parma e vivo e lavoro nella mia città natale. Mi sono laureato in Scienze del Turismo con una tesi sul Turismo Enogastronomico della mia provincia. Le mie passioni riguardano principalmente il mondo sportivo, in particolare calcio e ciclismo e ho recentemente pubblicato un libro che ripercorre la storia della Nazionale Italiana di calcio. Sono sposato e grazie a mia moglie che viene dal Brasile, il Portoghese è la mia seconda lingua, inoltre parlo bene anche il Francese. Nel periodo in cui scrivevo la mia tesi, mi sono appassionato non solo all’enogastronomia, ma anche alla scrittura e ho voluto continuare a coltivare questa mia nuova passione, attraverso un corso di giornalismo turistico ed enogastronomico. La rivista Habitante è una bellissima occasione per mettere insieme queste mie passioni.