Habitante a tavola: evitando il cibo “industriale” si vive più a lungo

Il cibo definito industriale, trasformato o ultra-processato, negli ultimi anni è sempre più presente sulle tavole degli italiani. Ma di cosa si tratta nel dettaglio? Questi prodotti fanno davvero male alla salute? Come riconoscere questa categoria di alimenti al supermercato?

Evitare il cibo industriale aiuta a vivere più a lungo

Sappiamo bene come la corretta alimentazione sia un tassello discriminante per la salute. Spesso però le nostre scelte alimentari sono poco ragionate e così si finisce per acquistare prodotti appetitosi, economici e nella maggior parte dei casi pronti all’uso o pronti in pochi minuti. Si tratta di cibi industriali, quanto c’è di “buono” in essi? Decisamente molto poco.

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Cibo industriale, di cosa si tratta

Il cibo trasformato, prima di arrivare sulle nostre tavole, subisce una serie di processi industriali che vanno a snaturare del tutto il prodotto finale. Per intenderci parliamo di piatti confezionati, zuppe pronte, piatti pronti anche surgelati, cibi precotti, snack dolci, biscotti, bibite gassate e molto altro. Generalmente questi cibi sono ricchi di zuccheri, sale, grassi saturi, additivi, coloranti e conservanti. Tutto ciò fa sì che rientrino di diritto nella categoria del cibo spazzatura. Gli alimenti industriali presentano specifiche caratteristiche:

  • lunga conservazione
  • elevato impatto calorico
  • elevato indice glicemico
  • scarsissimo apporto nutrizionale
  • confezioni attraenti e accattivanti
  • sono molto saporiti e gustosi
  • saziano molto poco.
Cibo industriale - ciambelle - donuts

Habitante a tavola: il cibo “industriale” aumenta il rischio di morte – SHUTTERSTOCK

Lo studio italiano Moli-Sani: perché il cibo industriale fa male alla salute

I ricercatori del Neuromed di Pozzilli, dell’Università dell’Insubria di Varese, dell’Università di Firenze e del Mediterranea Cardiocentro di Napoli hanno condotto uno studio di popolazione chiamato Moli-Sani, pubblicato sulla rivista American Journal of Clinical Nutrition. L’indagine ha coinvolto circa 25 mila abitanti del Molise con lo scopo di individuare i fattori ambientali e genetici che influiscono sulle malattie cardiovascolari, sui tumori e sulle patologie neurodegenerative. I partecipanti sono stati sottoposti a una visita medica approfondita e hanno risposto a questionari relativi allo stato di salute, all’ambiente in cui vivevano e alle abitudini di vita, quindi anche alimentari.

Incrociando i vari dati raccolti i ricercatori sono arrivati alla conclusione che il consumo di cibo ultra-processato aumenta il rischio di morte del 26%. Se si restringe il campo ai decessi causati dalle malattie cardiovascolari, questi salgono addirittura del 58%, mentre se si considerano quelli attribuibili alle patologie cerebro-cardiovascolari come gli ictus, crescono del 52%. Questi risultati fanno molto riflettere su quanto possa essere dannoso consumare questo tipo di prodotto già dalla tenera età.

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Cibo industriale, come riconoscerlo per evitarlo

I cibi ultra-processati sono, in realtà, facili da riconoscere: hanno una lunga scadenza perché ricchi di conservanti, una lunga lista di ingredienti con nomi spesso incomprensibili e un prezzo molto basso. Questi prodotti sono resi invitanti dalla pubblicità che spesso osa definirli “alimenti naturali“. Quanto di naturale ci può essere in un prodotto che viene conservato per mesi fuori dal frigorifero? Per definizione un alimento è tanto meno trasformato quanto più corta è la sua lista di ingredienti.

Per riconoscere il cibo industriale sarà quindi sufficiente dare un’occhiata alla sua etichetta. Riesci a riconoscere la maggior parte degli ingredienti? Se la risposta è no, è consigliabile non acquistare quel prodotto. Inoltre è bene controllare anche la tabella nutrizionale, molto spesso questi cibi sono ricchi di calorie, hanno un elevato contenuto in grassi e zuccheri e non apportano alcun tipo di vitamine o minerali.

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • In Europa i cibi ultra-processati costituiscono il 26% del consumo di cibo, in Italia il 13%. Spetta alla Gran Bretagna il dato più allarmante: il cibo industriale costituisce il 50% della spesa alimentare.
  • Il film documentario Supersize Me, già nel 2004, aveva approfondito le conseguenze sulla salute di una alimentazione basata su alimenti dei fast food, in particolare di McDonald.
  • Se vuoi approfondire e conoscere tutti i dettagli relativi al Progetto Moli-Sani clicca QUI.
  • Anche lo studio francese, denominato NutriNet-Santé, ha confermato una correlazione tra il consumo di cibi ultra-processati e un aumento del rischio di morte. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista Jama Internal Medicine ed è visionabile qui sul sito ufficiale, in lingua inglese.

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Biologa