Fiori e piante: ecco cosa provano quando vengono recisi

Quando troviamo un bel fiore, la cosa che più ci viene spontanea è reciderlo e portalo a casa. Se ci pensiamo, in questo modo gli assicuriamo la morte entro qualche giorno, dentro un vasetto d’acqua. Ci siamo mai chiesti se anche nel mondo vegetale possiamo parlare di sofferenza? Scopriamo in questo articolo le sensazioni di fiori e piante: ecco cosa provano quando vengono recisi. 

Quando trovi bel un fiore, lo prendi. Quando ami un fiore, innaffi il suo giardino ogni giorno.

Buddha

Cosa provano fiori e piante quando vengono recisi?

Ci sono studi scientifici che provano che il mondo vegetale è dotato di un sistema di trasmissione di energia.

Grazie a questo sistema, in realtà molto simile a quello del mondo animale, vengono emanate informazioni. Sia che siano di carattere positivo, ad esempio il calore del sole, sia negativo come il dolore. Sta alla nostra sensibilità scegliere di strappare un fiore dal suo habitat (ad esempio da un bel prato), per chiuderlo nelle nostre case.

Quando durante una passeggiata scoviamo un prato ricoperto di margherite, non è bellissimo? Perfetto, così com’è. Senza un fiore in meno, senza un fiore in più. La mano dell’uomo interviene dappertutto, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere se guardare la natura, ammirandola così come si presenta, oppure no.

Cosa provano fiori e piante

Fiori e piante: ecco cosa provano quando vengono recise – fonte shutterstock foto di Ledy X

La risposta della mimosa lascia senza parole

Dal mondo scientifico arrivano delle notizie davvero interessanti che dimostrano che piante e fiori hanno i ricettori del dolore. Quello che è stato scoperto da questo esperimento è che la mimosa reagisce esattamente come un essere animale (e quindi anche come un essere umano). Un team di scienziati ha iniettato etere nella pianta di mimosa, che dopo un’ora si presenta esattamente vitale.

Cosa ci ha raccontato di sè la mimosa?

Ma qualcosa è cambiato: non risponde più agli stimoli. La mimosa si avvale di un sistema di difesa contro gli insetti, che le permette di chiudere le foglie nel momento in cui un insetto ci si posa sopra. Dopo l’iniezione di etere quindi la mimosa era perfettamente sana e colorata, ma non rispondeva più alle stimolazioni tattili. Questo significa che l’etere ha avuto sulla pianta lo stesso effetto che ha su di noi e tutto il regno animale.

Cosa si intende “per dolore delle piante”

Fiori e piante non possiedono un vero e proprio sistema nervoso, quindi quando parliamo di dolore, è doveroso fare una riflessione. Non si tratta di dolore per come lo intendiamo noi, ma si attua un riflesso negativo ad uno stimolo, tanto che un fiore reciso muore dopo qualche giorno. Possiamo certamente asserire però che quando strappiamo un fiore da una pianta, o una verdura dall’orto, vengono trasmessi segnali negativi per tutto il sistema linfatico.

Ecco cosa possiamo fare per stare dalla parte della natura

Quindi è meglio scegliere di non strappare i fiori selvatici che troviamo in natura, soprattutto per non alterare il sistema naturale. I fiori sono vitali per molti microrganismi, per gli insetti e gli animali che se ne nutrono. Scegliamo di coltivare piante in casa e in giardino, così potremmo godere del loro ciclo di vita naturale, curandole con amore. Questo è sicuramente il modo migliore per rispettare la natura e i suoi abitanti, animali o vegetali che siano.

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu? 

  • Per calcolare l’età media di un bosco dobbiamo contare i cerchi che si trovano all’interno degli alberi. Se troviamo un tronco caduto o che è stato abbattuto, possiamo contare i cerchi che troviamo all’interno. Ogni cerchio corrisponde ad un anno d’età. Molte informazioni possiamo trovare in questi cerchi, ad esempio se i cerchi sono stretti vuol dire che la pianta soffriva la mancanza di luce ed acqua. Se invece i cerchi sono larghi significa che godeva di ottima salute.

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Appassionata da sempre di animali, con il sogno di vivere in mezzo a loro, credo negli alberi e nella magia del bosco, credo alle mani forti e gli occhi pieni. Camminare scalza nei prati è una delle mie più grandi passioni. Scopro il mondo della cinofilia nel 2016, e inizio un percorso di formazione che è ancora in atto. Proprio grazie ai cani, incontro Sonia Carrera e le sue adorabili spitz, e così nasce la collaborazione con Habitante, grandissima fonte di ispirazione e spinta a mettermi in gioco.