Acidificazione del mare: a rischio la vita del pianeta

L’acidificazione del mare potrebbe mettere a rischio l’intero pianeta. Cerchiamo di capire quali sono le cause.

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Da cosa dipende l’acidificazione del mare

Il fitoplancton è l’insieme di tutti gli organismi vegetali di dimensioni microscopiche. Questi si lasciano trasportare dalle correnti e dai venti che li spostano sulla superficie delle acque salate e dolci. Lo spostamento avviene anche in zone più profonde, senza mai entrare in contatto con il fondo.

Il loro compito è quello di rendere assimilabile da parte di altri organismi l’energia solare. Questi esistevano già nei primi anni in cui le forme di vita si sono formate sul nostro pianeta e probabilmente ha creato le condizioni ideali per l’origine e lo sviluppo della vita marina e terrestre. Dalla sua interazione con l’ambiente dipendono quindi equilibri ed ecosistemi acquatici e terrestri. Un suo eventuale deterioramento potrebbe essere quindi catastrofico.

La vita del plancton

Il ruolo di questi organismi nei processi delle acque del pianeta è fondamentale. Il mondo del plancton è costituito da ruoli chiave diversi. Il plancton vegetale, o fitoplancton, ne è un esempio.

Grazie alla luce solare e alla clorofilla, trasforma carbonio “inorganico,” ovvero l’anidride carbonica e i suoi derivati, in “organico”, quindi in zuccheri, attraverso la fotosintesi clorofilliana. Il carbonio rimane nella biomassa del fitoplancton per breve tempo, e viene continuamente trasformato attraverso altri processi. Il plancton vegetale è anche un cibo per il plancton animale che, a sua volta, è nutrimento per i pesci più grandi, fino ad arrivare ai mammiferi.

Inoltre, favorisce l’ossigenazione delle acque e dell’atmosfera tanto da fornire più della metà dell’ossigeno che respiriamo.

Cambiamento climatico e acidificazione degli oceani

Dei ricercatori dell’università canadese internazionale Dalhouise, hanno potuto valutare lo stato evolutivo del fitoplancton nel pianeta a partire dal 1989. Il plancton vegetale si sta riducendo, soprattutto nelle zone tropicali e polari dell’1 % annuo. In particolare, dal 1950 ad oggi si stima una perdita complessiva del 40% delle cellule in sospensione. La causa, secondo gli autori dello studio, è il surriscaldamento globale. Questo ha portato a un aumento della temperatura delle acque che provoca la cosiddetta “stratificazione degli oceani”.

In questo modo, la quantità di nutrimento arriva dalla profondità agli strati superiori, dove si trovano i microrganismi che necessitano di luce per fare la fotosintesi. Per comprendere meglio il meccanismo bisogna sapere che:

  • La stratificazione delle acque marine si ha per la differenza tra temperatura e salinità, cioè tra la superficie e la parte più profonda del mare.
  • In superficie, solitamente nei primi 100 metri, vi è maggiore temperatura e minore salinità e densità e l’acqua si rimescola. In profondità, oltre i 1000 metri, si trova minore temperatura, vicino allo zero, e maggiore salinità e densità perché c’è meno rimescolamento delle acque.
  • Tra la superficie e la profondità si trova uno strato di passaggio, detto termoclino, nel quale la temperatura diminuisce e la salinità aumenta in modo da adattarsi agli strati profondi.
  • La stratificazione degli oceani dipende dalla latitudine e dalla temperatura ed è maggiore all’equatore per le alte temperature della superficie e va diminuendo fino ad annullarsi alle latitudini polari, dove non vi sono differenze con la profondità.

La spiegazione

La stratificazione è una barriera con in superficie gas e fitoplancton e in profondità i nutrienti. Il nutrimento del fitoplancton e la sua consistenza dipendono dallo scambio della miscelazione degli strati.

Un rischio per la catena alimentare marina è causato dall’acidificazione degli oceani, ovvero dalla diminuzione del PH oceanico, derivato all’assorbimento dei mari di anidride carbonica prodotta in eccesso dall’uomo nell’atmosfera. Circa un quarto dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera va a finire negli oceani dove si trasforma in acido carbonico provocando alterazione del PH e variazione delle diverse specie di fitoplancton presenti nell’oceano. Ciò induce il fitoplancton e lo zooplancton a produrre in quantità superiori una particolare tossina a base di fenoli. Questa tossina avrebbe l’effetto di aumentare la mortalità degli esseri viventi che la assumono, ecco spiegato perché l’acidificazione degli oceani potrebbe ridurre drasticamente la biodiversità marina.

I segnali per gli oceani e il pianeta

La dimensione della popolazione di plancton può essere considerata un indicatore dello stato attuale del pianeta e la perdita potrebbe costituire una minaccia per l’ambiente, l’uomo e le sue attività. Ci sono mappe per monitorare la quantità di clorofilla in alcune aree e per tenere sotto controllo i cambiamenti nel corso degli anni.

Un recente studio dell’Università del Maryland ha preso in esame l’Oceano Indiano occidentale evidenziando il rischio di una possibile trasformazione a breve termine di “un grande deserto ecologico.” Si è riscontrato infatti che:

  • all’aumento di temperatura delle acque del 50% è corrisposta, negli ultimi 16 anni, una diminuzione del 30% di fitoplancton.
  • tutto questo si ripercuote sulla catena alimentare con danni all’ecologia marina.

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Pillole di curiosità –  Io non lo sapevo e tu?
  • Attualmente la temperatura media globale è maggiore di circa 0,85°C rispetto ai dati del diciannovesimo secolo.
  • Il sole è la prima fonte di energia terrestre ma gran parte delle creature non riesce a sintetizzarla. Il fitoplancton insieme alla maggior parte dei vegetali fa da mediatore perché riesce a raccogliere, sintetizzare e rendere disponibile per ogni creatura l’energia solare attraverso la sintesi clorofilliana.
  • Energia e ossigeno sono fondamentali per la vita, per questo la salvaguardia e la tutela del fitoplancton è estremamente importante per la sopravvivenza, non solo del genere umano, ma di moltissime forme di vita terrestri.

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