Gflamma: sostenibilità e domotica per la casa di domani

Flamma, acronimo di “fabbrica lampadari artistici moderno modernariato antiquariato” nasce nel 1965 con una produzione di lussuosi articoli realizzati a mano, placcati oro e decorati con cristalli Swarovski, specificamente pensati per incontrare le esigenze dei più eleganti ambienti classici e in stile barocco. In più di 50 anni di vita, Flamma ha ampliato la sua gamma di prodotti e servizi, e ora opera come produttore ed intermediario per sistemi illuminotecnici completi. Ecco l’intervista di Habitante.

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Gflamma: sostenibilità e domotica per la casa di domani – shutterstock By marina_eno1

Come nasce la vostra azienda Gflamma Lampadari e qual è la sua evoluzione nel tempo?

“La Flamma lampadari nasce dall’intuizione del fondatore Pietro Garassino, che lascia il suo lavoro di telaista per motociclette da corsa e si mette in proprio per produrre lampadari nel garage di casa. Le abilità tecniche acquisite nel lavoro precedente compensavano l’attrezzatura approssimativa e il risultato è sempre stato di buon livello. Siamo all’inizio del boom economico, nel secondo dopoguerra a Torino. La ricostruzione, soprattutto quella delle abitazioni civili, è un ottimo bacino di clienti e la Flamma cresce rapidamente. Negli Anni ’60 la sede si sposta nella provincia di Asti per questioni logistiche. In questa fase la produzione si concentra sui lampadari in cristallo di alta gamma. È in questa fase che l’acronimo Flamma prende anche la “G” che ora si legge anche nel dominio web. Infatti i nostri lampadari erano sempre accompagnati da un cartellino di garanzia in cui, l’iniziale di garanzia era molto visibile, almeno quanto il nostro marchio. Così i nuovi clienti hanno iniziato a chiamarci GFlamma.

In quel periodo, i principali clienti sono ovviamente nel mercato nazionale ma cresce rapidamente la quota di prodotti esportati in Medio Oriente. Negli Anni ’70 e ’80 a seguito dei problemi politici che hanno caratterizzato quell’area, Flamma ritorna a rivolgersi esclusivamente al mercato interno, convertendo la produzione verso generi classici e rustici. Si tratta di modelli meno complessi rispetto ai precedenti, ma che fino ad allora erano caratterizzati da prestazioni tecniche mediocri. Il nostro impegno si è concentrato sul renderli efficaci. Inizialmente, attraverso l’aumento delle potenze installabili per poi orientarci verso l’uso di lampadine e sorgenti più efficienti, dapprima fluorescenti e in seguito LED.”

Flamma-lampadari produce linee dall’estetica accattivante ma soprattutto orientate all’illuminazione efficiente e al risparmio energetico. Per questo, tutte le vostre lampade nascono predisposte per la tecnologia led o il basso consumo fluorescente. Ma cosa vuol dire per voi sostenibilità?

“La sostenibilità è un concetto complesso la cui definizione può variare molto in base al punto di vista con cui lo si guarda, per questo in Flamma abbiamo stabilito un nostro criterio che, senza pretesa di universalità, abbiamo verificato valere per il nostro prodotto. I nostri lampadari nascono immaginando un ciclo di vita lungo: oltre i 30 anni. Questo li può rendere meno efficienti a fine vita rispetto a modelli che si cambiano più spesso. Ma se analizziamo l’intero ciclo produttivo, dalla miniera delle materie prime, fino al riciclaggio del prodotto esausto, allora diventano infinitamente più sostenibili di qualsiasi altro oggetto destinato a “vivere” solo 5 o 6 anni. Infatti, la spesa energetica per il funzionamento dei nostri prorotti è una parte infinitesimale di tutta l’energia che serve per produrli prima e smaltirli poi. Quindi, quanto più tempo passa tra l’acquisto e lo smaltimento, tanto più un lampadario è sostenibile.”

La vostra, può definirsi un’azienda sostenibile? E cosa fa la vostra azienda per soddisfare un sempre più forte bisogno degli abitanti di progettare una Casa Sostenibile?

“La sostenibilità della nostra azienda passa dalla realizzazione di oggetti che per la loro durata, hanno una piccola impronta ambientale. Ovviamente non disponiamo di miniere per le materie prime, la nostra produzione parte da semi lavorati (su cui abbiamo solo un potere di scelta dei fornitori più “green”) e neppure abbiamo impianti di riciclaggio dei lampadari esausti, quindi la nostra possibilità di influenzare le scelte ecologiche nelle fasi fondamentali della produzione è limitata. Ma come dicevamo, se allunghiamo la vita dei prodotti, riduciamo il loro impatto sull’ambiente. Proprio per questo abbiamo anche un ottimo servizio di restauro, che allunga ulteriormente la vita utile dei nostri prodotti, e non solo dei nostri. Inoltre, sempre più spesso ci capita, proprio in sede di restauro, di adattare i vecchi lampadari alle nuove sorgenti a LED consentendo un minore consumo energetico.”

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Qual è il prodotto di cui andate particolarmente fieri? E quali sono i materiali più utilizzati?

“In più di 50 anni di storia, la Flamma ha realizzato molti prodotti di cui andare fieri. Difficile dire quale sia stato il migliore. Nel periodo in cui realizzavamo lampadari in cristallo, il modello di punta era davvero molto sfarzoso, era stato pensato per il mercato Mediorientale ma alla fine ha venduto bene anche da noi, nonostante un prezzo di listino paragonabile a quello di un’utilitaria. Più di recente abbiamo proposto modelli in cui l’elettronica fa da padrone, con l’integrazione di sistemi di domotica e di controllo remoto tramite “app”. Ogni periodo ha avuto un suo modello più adatto e volendola risolvere con una battuta, potremmo dire che il modello di cui siamo più fieri è il prossimo! Per quanto riguarda i materiali, siamo attrezzati per lavorare internamente diverse tipologie di metalli, principalmente acciaio, alluminio ottone e bronzo. Tuttavia le nostre lampade si compongono anche di cristallo, ceramica, stoffa, legno. In questi casi, abbiamo dei fornitori fidati dai quali prendiamo dei semilavorati che assembliamo internamente.”

Gflamma

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Com’è cambiato il rapporto con il consumatore finale dopo il Covid? Quali sono i mutamenti che la vostra azienda ha subito con la Pandemia? Com’è cambiato il vostro mercato?

“La pandemia ha avuto un forte impatto sui nostri clienti: la propensione alla spesa si è molto ridimensionata, in prima battuta per le varie chiusure che si sono susseguite e poi per un generale clima di incertezza. L’unica nota positiva: costretti a vivere le nostre case tutto il giorno, abbiamo tutti rivalutato l’opportunità di renderle migliori sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista estetico. In prospettiva questo potrebbe tradursi in una maggiore spesa in arredamento e accessori. Quindi dall’alto dei nostri clienti si possono intravedere elementi positivi che compensano le criticità.

Purtroppo, molto meno rosea è la situazione dal lato dei fornitori: come molte imprese sono stati costretti a chiudere nel primo confinamento, ma non tutti hanno avuto la “forza” di riaprire. Deve sapere che soprattutto le vetrerie artigiane hanno dei costi di accensione dei forni che sono altissimi. Servono migliaia di gradi per rendere il vetro lavorabile e questo si ottiene con una grande quantità di energia. Ciò costa molto: un investimento che molti non si sono sentiti di sostenere. A questo dobbiamo aggiungere un grande problema di disponibilità di materie prime e un aumento dei costi di trasporto. Tutti elementi che nel futuro, si tradurranno in un aumento dei prezzi e in una dilazione dei tempi di consegna.”

Come immaginate la Casa del futuro (Casa di Domani)?

Il futuro è nella domotica. Le luci e tutti gli elementi della casa dovranno essere integrati e capaci di interagire con sistemi di controllo remoto centralizzati (applicazioni e software, forse persino intelligenza artificiale). Di fatto, già oggi, tutti i nostri prodotti potrebbero essere singolarmente controllati dall’utente, tramite un’app. La parte complessa è capire come evolverà il futuro della domotica: gli elettrodomestici saranno coordinati da un robot come quelli di Amazon, Google, Apple? Incorporeranno una certa intelligenza artificiale e interagiranno dinamicamente con i coordinatori robot? Quest’ultima opportunità è quella che ci affascina di più, perché potrebbe dare una personalità funzionale e non solo estetica alle nostre lampade: sarebbe possibile distinguersi non solo per il design, ma anche per il modo in cui si produce un’illuminazione rilassante o stimolante con una sola lampada o con un set di lampade, nell’intera stanza. Tutte queste cose sono fattibili già ora manualmente. Tuttavia, le regolazioni richiedono all’utente una dedizione di tempo, incompatibile con i ritmi della vita moderna e quindi semplicemente non vengono prese in considerazione. Se tutto questo fosse delegato ad un sistema automatico intelligente, ecco che la vivibilità degli ambienti ne gioverebbe moltissimo.”

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Quali sono i vostri progetti per il futuro?

“L’integrazione di illuminazione e intelligenza artificiale è una sfida stimolante perché, alla tradizionale identità estetica, aggiungerà anche un comportamento. Potremmo quindi parlare di una vera e propria personalità delle lampade.  Però, se da un lato è facile immaginare ciò che vorremmo far fare alle nostre luci, dall’altro, non è semplice capire cosa davvero la tecnologia attuale permette, e altrettanto complesso è tradurre in comandi elettrici ciò che si è progettato in teoria. Poi c’è tutto il capitolo della comunicazione e del marketing: quanto saremo in grado di far capire e apprezzare ai nostri clienti questi sforzi? È evidente che tutta questa complessità si tradurrà in prodotti più costosi di quelli attuali, ma il premio per la maggiore spesa sarà molto meno facile da capire di quanto lo fosse nel passato. Non si tratterà più di comprare una lampada che fa più luce di quella vecchia o che magari consuma molta meno energia di quella che sto buttando. Si tratta di pagare per qualcosa capace di riconoscere le mie emozioni e accogliermi in un ambiente rilassante se sono stressato, di tenermi sveglio e concentrato se devo lavorare da casa, di predispormi ad un sonno riposante se sono stanco. È probabile che tutta questa complessità potrà essere gestita soltanto da professionisti. Architetti e designer dovranno predisporre tutte le dotazioni tecniche delle abitazioni, liberando gli utenti finali dall’incombenza di progettare i propri ambienti. In questo senso, anche il nostro cliente di riferimento sarà sempre meno l’utilizzatore finale e sempre più il progettista.”

Habitante ringrazia Gflamma per la cortese disponibilità.

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Dottoressa in Lingue Moderne per il Web. Giornalista pubblicista. Specializzata in Giornalismo dell’Architettura e dell’Interior Design.