Arcipelago Italia ridà vita ai piccoli paesi: scopriamo il borgo biologico di Cairano

Scopriamo i piccoli paesi italiani grazie ad Arcipelago Italia di Mario Cucinella per la 16. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia dal titolo FREESPACEUno dei tanti interessanti progetti si concentra nell’entroterra campano: siamo a Cairano, un comune di circa 300 abitanti nella provincia di Avellino.

“Ci troviamo in un territorio dell’Italia appenninica meridionale, sconosciuto a tutti o quasi; – spiega l’architetto Angelo Verderosa, promotore dell’iniziativa – qui l’architettura, il progetto, il cantiere, il fare è divenuto manifesto per indicare possibili cammini da percorrere, per ridare valore e attenzione alle piccole comunità marginalizzate dalle ultime politiche governative. Cultura e comunità, arti e visioni, uniche risorse per recuperare e riabitare i piccoli paesi del Sud.”

 

Tre giorni di studio e di relazioni felicitanti per recuperare e riabilitare i piccoli paesi dell’Appennino

Una sequenza di incontri ed esperienze di confronto sul campo, quella che si è tenuta dal 13 al 15 luglio nell’ambito di “Residenza Borgo Biologico, Arcipelago Italia” nel piccolo comune irpino. “L’architettura come strategia di ricreazione del vivere insieme sulla dimensione di uno spazio che corre lungo la dorsale italiana, dall’arco alpino al Mediterraneo, passando lungo l’Appennino, dove le nostre case, le nostre fattorie, le nostre piazze, le nostre chiese, i nostri vicoli, spesso deserti, dicono non quello che siamo stati, ma ciò che siamo“. Così il regista Franco Dragone spiega l’idea alla base degli interventi legati al Borgo Biologico di Cairano, selezionato tra i progetti dell’Arcipelago Italia.

Un evento corale che vede tutti protagonisti di questo laboratorio del pensiero: a confronto infatti si sono alternati architetti, contadini, amministratori e docenti che volevano raccontare una sfida che sembrava impossibile, che ha come obiettivo la rinascita del borgo. Il maestro Dragone scrive infatti: “Qui a Cairano, tra i più piccoli borghi italiani, siamo proprio a metà strada tra la terra che porta al mare e il cielo, che ci capita di toccare, quando le nuvole si mescolano per darci, sul bordo di una scogliera, l’aspetto di un’isola deserta. A metà strada tra la costellazione e l’arcipelago“. A prendere forma “un altro modo per proteggere il nostro paesaggio, partecipando, crescendo lentamente – si legge ancora nel messaggio di Dragone – attorno a un progetto culturale, prima che architettonico; progetto che integra l’arte, la cucina, l’incontro, lo scambio e –presto- il teatro e la formazione. I giardini curati, le case recuperate con intelligenza e immaginazione, il senso di modernità bilanciato dall’amore per la tradizione e la storia, li dobbiamo al rigoroso lavoro di Angelo Verderosa, l’architetto che ha ripensato Cairano, supportato dall’entusiasmo e dal senso di gestione del nostro Sindaco, Luigi D’Angelis: ci vogliono pochi uomini per grandi progetti. È sufficiente che siano sinceri e decisi. E noi li ringraziamo per i loro gesti di costruttori. Il nostro progetto è il risultato di una riflessione comune, sviluppatasi col tempo, che si basava sull’esperienza e sulla conoscenza intima, personale e condivisa che abbiamo del nostro territorio.”

 

Conosciamo meglio il Borgo Biologico di Cairano

 Cairano

Il “Borgo Biologico” è un progetto ventennale realizzato a Cairano (Av), nell’entroterra appenninico italiano dove vivono 300 abitanti su una rupe, in una delle 5.000 “isole” di quell’Arcipelago Italia, tema portante del Padiglione Italia alla Biennale Architettura di Venezia 2018. Il Borgo Biologico di Cairano, già noto per aver ospitato negli ultimi 9 anni il festival visionario “Cairano 7x”, oggi è noto ad un pubblico più vasto di artisti ed architetti europei, per essere stato selezionato (tra oltre 500 realizzazioni) ed esposto alla Biennale di Venezia (fino al 25 novembre 2018) come progetto esemplare di recupero architettonico contemporaneo, capace di innescare riverberi positivi sia in ambito sociale che economico.

La manifestazione, come di consuetudine per le passate edizioni di Cairano 7x, è stata organizzata grazie al sostegno volontario di gruppi e associazioni locali e non gode di contributi economici di tipo pubblico. Oltre che degli allievi del Master Casaclima-Bioarchitettura e dei soci di Irpinia 7x, l’organizzazione si avvale del contributo della Fondazione BioArchitettura che pubblicherà gli atti della manifestazione e del supporto promozionale del Touring Club Italiano mediante il Club di Territorio ‘Paesi d’Irpinia’.

Oggi un’inversione di tendenza è possibile, ma serve un progetto di comunicazione collettivo e insieme visionario” – sottolinea l’architetto Angelo Verderosa, a margine del convegno “Recupera- Riabita, salviamo i borghi dell’Appennino”, giornata di studio, analisi, testimonianze e progetti. Numerosi i relatori che hanno contribuito alla co-costruzione di un dibattito di alta qualità alla tavola rotonda: introdotti da Dario Bavaro di “Irpinia 7x” e Francesca Pitisci per il “Master Casaclima-Bioarchitettura”, hanno dato il loro prezioso contributo i docenti delle Università di Napoli, Salerno, Roma e Innsbruck, del calibro di Renato Partenope, Pasquale Persico, Massimo Pica Ciamarra, Antonino Saggio e Wittfrida Mitterer, fino al procuratore di Teramo Antonio Guerriero.

 

L’appello è rivolto in primis alla politica, perché indispensabile è un progetto di concreto sviluppo per ridare centralità all’unica grande risorsa del sud Italia: la terra. Parlare di terra significa sviluppo economico con agricoltura, allevamento, pastorizia, coltivazione dei boschi in modo sostenibile, proteggendo aria e acqua, indispensabili risorse naturali del nostro territorio.

In Alta Irpinia pensiamo da anni, tra i temi della ex Comunità Provvisoria del 2009, all’idea di un parco rurale, non solo per tutelare gli spazi naturali, ma anche per salvaguardare e valorizzare le tracce del lavoro umano e delle storie radicate in genetica profondità. Un parco rurale come laboratorio di riconversione e di innovazione agricola produttiva, un’esperienza pilota che potrebbe tracciare la strada per il rilancio delle altre aree interne dell’Appennino italiano; capace di divenire modello di lavoro e di socialità differente rispetto ai modelli urbani dominanti“.

L’appello è quello di ripartire da arte e cultura, una sfida che non può non vedere protagonisti gli architetti, con la loro capacità di pensare i luoghi, e gli stessi territori: “C’è bisogno – spiega Verderosa- di conoscenza locale e fiducia globale per un’azione collettiva capace di invertire il declino dei piccoli paesi rurali e appenninici, presidi di civiltà“.

 

Cairano come laboratorio del pensiero e come volano per i tanti piccoli borghi d’Italia che sognano un futuro

Il procuratore Guerriero ha affermato: “La fine di centinaia di piccoli borghi, di casali e centri delle aree interne si tradurrebbe in una grave perdita della nostra identità collettiva: recidendo le nostre radici cancelleremmo anche ogni possibilità di futuro. Di qui la necessità di costruire un progetto condiviso. Esistono oggi più che mai le condizioni per un possibile sviluppo dei centri appenninici per le infrastrutture realizzate, per il livello culturale e morale dei suoi abitanti, per il diffuso senso di legalità e per le condizioni di vita ormai insostenibili esistenti a Napoli“.

Habitante ha intervistato l’architetto Verderosa al termine di questa manifestazione, che ha dato enorme visibilità al territorio irpino, per alcune considerazioni conclusive.

 

Conosciamo bene la progettualità ventennale per ridare vita a questo territorio che racchiude in sé un valore enorme di storia e cultura, nonché di identità locale. Come mai ha scelto anni fa tra i tanti borghi dell’Irpinia proprio Cairano?

 

E’ un percorso iniziato giusto venti anni fa con una candidatura al Ministero dell’Economia per veder finanziato un progetto pilota per il recupero di una serie di fabbricati allo stato di rudere e abbandonati in un piccolo paese in via di spopolamento. Da 3000 abitanti Cairano nel giro di 50 anni è sceso a 300. Le attenzioni si sono concentrate non tanto come architetto, ma come gruppo inter-disciplinare (scrittori, artisti, contadini), intorno a questo paese in via di abbandono: è un esperimento per cercare di invertire la rotta, perché se ce la fa Cairano ce la possono fare tutti i piccoli paesi dell’Appennino italiano che stanno piano piano scomparendo.

 

Il progetto pilota non ebbe fortuna all’epoca, ma a cadenza biennale abbiamo continuato a candidare Cairano a tutti i bandi della regione Campania per il PSR (Progetto di Sviluppo Rurale). Nonostante l’esecutività dei progetti non andò a buon fine, finchè fortuitamente quattro anni fa Cairano fu il primo borgo a candidarsi al bando regionale “Accelerazione della spesa”. Fu infatti recuperata la parte alta, la più antica, la più nobile, il comparto castello del paese e riconvertito in alloggi per artisti. C’è un teatro all’aperto che è incantevole a giudizio degli artisti e registi che ne fanno uso. Sono stati realizzati una serie di miglioramenti urbani come una porta di ingresso, delle sculture, un percorso segnalato dal CAI e altre azioni che hanno avuto poi l’attenzione da parte di Mario Cucinella, curatore del progetto Arcipelago Italia alla Biennale di Venezia.

 

Intatti il progetto di Cairano che è esposto alla Biennale di Venezia è l’unico ad avere una rilevanza di estensione urbanistica e di impatto sociale ed economico: non è segnalata la singola opera o il singolo edificio come in altre situazioni, ma si tratta di una buona parte dell’antico paese che è stato riconvertito. Quindi dietro c’è un sogno di ripresa economica e di “riabitare”: lo slogan che ha accompagnato in tutti questi anni è “recupera e riabita”. Recuperiamo per riabitare, non puntiamo a un recupero fine a sé stesso, quale la finalità del restauro e della conservazione. Noi crediamo che tutto debba servire qui per riportare abitanti, anche di etnie diverse. Ci tengo a precisare che non c’è alcuna chiusura da parte dell’amministrazione né da parte della comunità stessa. Siamo disponibili ad accogliere, in quanto sotto a una certa soglia c’è solo l’estinzione.

 

Perché tra i tanti borghi proprio Cairano? Io penso che alla base di un progetto e dell’architettura ci sia sempre un sentimento. E’ un sentimento di amore per questa terra, l’Irpinia, nella sua interezza e nella sua ruralità; e in particolare l’amore per i borghi che sono più abbandonati, quelli più indifesi. Cairano è un po’ l’emblema di tutto questo. Si aggiunge anche il fatto che ha una posizione straordinaria a livello paesaggistico, a confine con Lucania, Puglia e Campania; sull’Ofanto e sulla ferrovia. La cosa più simpatica, e forse unica di questo paese di cucuzzolo, è che in sommità non c’è la chiesa, il municipio o il castello, ma c’è la montagna. Cioè al di sopra della chiesa e del castello c’è il colle, che è completamente calvo e aperto sul paesaggio. Questo è un elemento unico e particolare. Si sale verso l’alto non per recarsi in un’architettura, ma per guardare il paesaggio.”

 

Un commento sulle tre giornate trascorse a Cairano con i tanti architetti (e non) che hanno deciso di scoprire e riscoprire questo piccolo borgo biologico. Come è andata?

Raccolti i numerosi contributi in questo evento, dopo la Biennale di Venezia, quale sarà il prossimo passo per Cairano borgo biologico?

 

Il 90% di chi è arrivato non conosceva questo borgo. A metà luglio abbiamo lanciato con i ragazzi del master di Casaclima-Bioarchitettura di Roma 50 inviti, pensando che nel periodo estivo 1 su 10 avrebbe accettato. Invece si sono presentati 9 su 10! Ci siamo quindi attrezzati per poterli ospitare al meglio: i ragazzi del posto hanno cucinato e abbiamo messo in funzione gli alloggi recuperati. E’ stato un workshop intenso! Con la prospettiva di riprenderlo ogni anno, è nata l’idea di fare una scuola estiva di architettura della durata di una settimana con dei laboratori. Dunque questi tre giorni trascorsi avranno un seguito. Immaginiamo di organizzarla nella prima settimana di luglio 2019. In questo ci supporta il Touring Club Italiano, di cui sono console per l’Irpinia, ed è quindi anche grazie al loro contributo che l’iniziativa per l’anno prossimo sarà diffusa a livello nazionale.

Chi ci è arrivato la prima volta pensa che l’Irpinia sia la periferia di Napoli, quindi non immagina che ci sia montagna e così tanto verde. Vengono tutti colpiti innanzitutto dal paesaggio, poi dal buon cibo e dall’accoglienza irpina, il più grande punto di forza che abbiamo. Questo desiderio rurale di essere visitati si trasforma in buona accoglienza e quindi in un’empatia che si stabilisce facilmente con gli ospiti che si sentono coccolati, ricevono attenzioni e quindi finiscono col tornarci. E questo a lungo termine spero porti benefici anche economici ai residenti.”

 

Si è detto che “rispettare l’identità dei territori è presupposto essenziale per poterli realmente valorizzare”. In che modo Cairano può diventare un volano per gli altri borghi dimenticati dell’Irpinia?

Io penso che bisogna coniugare questa capacità di accoglienza con una nuova agricoltura. La più grande fabbrica che abbiamo nel mezzogiorno e nelle aree interne dell’Appennino sono proprio i terreni agricoli, che qui sono incontaminati, sono liberi e sono sottoutilizzati. Sono terreni che non sono mai stati trattati a livello spinto. La sottoutilizzazione è dovuta al fatto che qui si coltiva grano e foraggio. Però si potrebbe pensare a tutta quella serie di colture che potrebbero essere di incentivo economico, come ad esempio l’orticoltura; oppure pensiamo al vino che ha messo in moto 120 cantine in Irpinia o alla produzione di olio; c’è chi sta producendo zafferano a Lacedonia e birra ad Aquilonia; la produzione di canapa e di castagne. Questi sono segnali importantissimi da cogliere. Io penso a un distretto rurale, che abbia un’immagine di Parco Rurale dell’Irpinia, che potrebbe accelerare fortemente il riabitare le aree interne e soprattutto di non far emigrare i ragazzi che in questo momento sono ancora qui.”

Dopo anni di lavoro e passione, come descriverebbe Cairano in tre parole?

Unicità, Silenzio e Vuoto. Questi sono i tre punti di forza di questo borgo incantevole.”

Non esistono parole migliori per concludere questo viaggio se non quelle di un poeta innamorato della propria terra come Franco Arminio, che scrive così di Cairano:

 

C’è un paese piantato come un meteorite

nell’Irpinia d’oriente, un paese

che guarda a un mare d’erba, ai

monti picentini, alle alture lucane.

Cairano guarda a sud dalla sua rupe.

Non ci sono cose da vedere, nel

senso strettamente turistico del

termine, ma da Cairano si vede molto,

ma bisogna arrivare alla nuca silenziosa

del paese: il paese ha letteralmente

la testa tra le nuvole.

Serena Giuditta