Simona Trentini, giornalista e sommelier: “Ecco come si sceglie un buon vino”

Abbiamo incontrato Simona Trentini, giornalista free lance. Laureata in letterature moderne, dopo avere ottenuto il tesserino da sommelier AIS è diventata docente in giornalismo enogastronomico, coronando così un ulteriore traguardo per la passione di una vita.

Simona, come è nata la tua passione per i vini?

La prima volta che assaggiai un nobile di Montepulciano fu amore al primo sorso! Non mi ricordo con esattezza la cantina – probabilmente fu un Avignonesi – né tanto meno l’annata… Sono passati una quindicina d’anni e a quei tempi non mi interessavano le etichette. L’impatto con gli aromi di quel vino raffinato comunque sprigionò in me una gran curiosità verso questo mondo affascinante.

Come si diventa sommelier?

Per diventare sommelier occorre prima di tutto frequentare un corso professionale; ce ne sono numerosi ma se si vuole un’ottima preparazione inutile frequentare corsi flash che promettono l’onniscienza in poche ore. Io ho scelto l’ASSOCIAZIONE ITALIANA SOMMELIER perché ho ritenuto fosse una delle scuole più complete. Il corso ti permette di acquisire un linguaggio tecnico adeguato a comunicare il vino oltre a un po’ di pratica ma quest’ultima poi va esercitata di continuo. Quindi sommelier si diventa con un corso, un bravo sommelier con un corso e tanta pratica degustativa.

vino

Image by Vinotecarium from Pixabay

Come si distingue un buon vino da uno pessimo?

Simona Trentini

Simona Trentini

Sono i nostri sensi che ci aiutano: la vista, l’olfatto e il gusto. Il sommelier giudica il vino, attraverso tre passaggi: un esame visivo, uno olfattivo e uno gustolfattivo.

Durante questi tre differenti momenti vengono esaminati numerosi parametri  che possono mettere in evidenza eventuali alterazioni  o invece regalarci magnifiche sensazioni.

Per esempio uno dei parametri presi in considerazione nell’esame visivo è la limpidezza : un vino velato ed opalescente è già segnale di un vino da buttare; da un vino brillante ci si aspetterà invece un ottimo vino. Un altro esempio è l’intensità olfattiva: un vino carente di intensità dal quale non si percepisce nessun profumo è un vino pessimo, diversa mente da un vino con un profumo intenso e ricco di sfumature odorose. L’esame visivo e olfattivo dovrebbero essere già sufficienti a verificare la presenza di anomalie e quindi se il vino gode di un ‘ottima salute è gia un buon vino.

Il gusto personale del degustatore incide sulla valutazione di un buon vino?

Il sommelier è un tecnico che ha il compito di definire precise caratteristiche organolettiche del vino quindi la valutazione non deve essere mai condizionata dalle proprie preferenze.

Ci sono etichette che superano i 5-10.000 euro. Ha un senso?

Il fatto è che alcuni vini per raggiungere la perfezione richiedono svariati anni e questa è una delle cause dei prezzi elevati a cui va ad aggiungersi la rarità del prodotto; voglio dire che vengono messe in commercio poche bottiglie, ad esempio se si commercializzano solo 250 casse di vino che ha già richiesto molti anni di affinamento il prezzo aumenta notevolmente. È il mercato: più il prodotto è raro e richiesto (in questi casi entra in gioco anche  l’interesse dei collezionisti) più il prezzo aumenta. La qualità ci può essere indubbiamente dietro quel prodotto ma è soprattutto la rarità a portare i prezzi alle stelle. Se vuole può approfondire l’argomento con i francesi… i vini più costosi sono soprattutto i loro.

Senza intenzione di escludere nessuno, ci puoi elencare alcuni  enologi italiani da prendere come riferimento oggi? E i giornalisti enogastronomi da seguire assolutamente?

La domanda è piuttosto difficile perché  i nomi sono tanti e illustri e non so scegliere; dovendo farlo però, tra i big il primo riferimento va obbligatoriamente a Giacomo Tachis (che ci ha lasciato ormai 5 anni fa) per il grande impulso dato allo sviluppo dell’enologia italiana; stessa cosa vale per Riccardo Cotarella ma anche Carlo Ferrini e tanti altri hanno dato, grazie alle proprie capacità innovative, enormi contributi al mondo del vino. Altri riferimenti di enologi che si evidenziano per il loro impegno nel panorama nazionale e internazionale e che mi piace citare sono Alberto Antonini, Stefano Chioccioli e Mariano Murro.

Diciamo che anche in questo settore i nomi sono tanti però il primo è senza dubbio Luigi Veronelli, padre fondatore del giornalismo enogastronomico. Poi mi sembra giusto citare Daniele Cernilli (uno degli artefici del Gambero Rosso), Carlo Petrini (fondatore di Slow food), Davide Paolini (il gastronauta), Edoardo Raspelli  (padre della critica gastronomica italiana), Enzo Vizzari (direttore e curatore de “Le guide de l’Espresso”) ma la lista sarebbe ancora lunga. Sono da seguire perché è con l’esempio dei grandi e attraverso quello che hanno costruito che anche tutti noi possiamo trovare una nostra personalissima strada.

Tanti uomini e poche donne: secondo te perché?

Il solito problema culturale; negli ultimi anni la situazione però è molto cambiata e nel mondo del vino oggi di donne se ne vedono molte, in gamba, ben preparate ed esperte. Non possiedo dati precisi in questo momento per fare un confronto ma direi che questo settore è stato ampiamente conquistato dalle donne. La presenza comunque è un conto, poi bisognerebbe vedere le possibilità di carriera, il pari trattamento nei compensi e tanto altro.

Comunque certo è che l’universo femminile si sta muovendo nella giusta direzione in fatto di emancipazione e anche se il cammino non è ancora compiuto sono convinta che non ci si fermerà.

Le regole per abbinare il vino a tavola: tutto ciò che c’è da sapere

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • L’Italia produce ogni anno circa 50 milioni di ettolitri di vino.
  • Quale paese ha la maggiore varietà di vitis vinifera al mondo? L’Italia. Ne ospita oltre 350 tipi diversi. Che cos’è la vitis vinifera? È la vite, la madre di tutti i vini!
  • Perché le bottiglie di vino più diffuse sono da 0,75 cl? Essenzialmente per due motivi. Il primo è fisico: la capacità polmonare degli antichi soffiatori di vetro sembra permettesse loro di creare, con un unico soffio, bottiglie di tale capacità. Il secondo è burocratico: nel mondo anglosassone, per questioni di tasse portuali e costi di trasporto, una cassa di vino doveva contenere al massimo 2 galloni1 gallone equivale a 5 litri: ciascuna cassa poteva ospitare 12 bottiglie. 2 galloni, 9 litri: 9 litri divisi per 12 bottiglie, 0.75 cl ciascuna.
  • Nella storia del tennis, il servizio più veloce ha fermato i tachigrafi a 251 km/h. Il tiro più veloce nella storia del calcio se lo aggiudica il brasiliano Ronny Heberson, in forza allo Sporting Lisbona nella stagione 2005/2006: 221 km/h. Al terzo posto il tappo dello Champagne: può raggiungere la rispettabilissima velocità di 106 km/h.

Credits immagine in evidenza: Shutterstock – Foxys Forest Manufacture

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