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Alberto Ghirardello

Uno sguardo al design del prodotto: intervista ad Alberto Ghirardello

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Habitante ha avuto il piacere di intervistare Alberto Ghirardello, un designer specializzato nella progettazione di arredi e oggetti vari per aziende sia italiane che estere. Ecco l’intervista completa.

Desidera parlarci un po’ del suo lavoro? Di cosa si occupa nello specifico Alberto Ghirardello?

Sono nato a Vicenza ma vivo e lavoro a Milano da quindici anni: mi sono trasferito nella capitale del design per studiare al Politecnico di Milano e, dopo la laurea, ho deciso di restare in città a tempo indeterminato. Dopo la doverosa gavetta in alcuni studi milanesi per periodi più o meno lunghi, ho deciso di aprire il mio studio e di dedicarmi a questa professione in completa autonomia, cercando di coprire tutto lo spettro della progettazione.

Mi occupo principalmente di design del prodotto, progettando arredi, lampade, oggetti e complementi per diverse aziende, sia italiane che estere. Al design del prodotto affianco anche quello che mi piace chiamare “design bidimensionale”, ovvero grafica ma sempre applicata ad un prodotto fisico e non fine a sé stessa, come ad esempio tessuti, carte da parati, ecc. Da qualche anno mi occupo anche di gioielleria in stampa 3D, progettando collezioni e pezzi singoli, sia per aziende sia come ricerca personale e utilizzando la stampa 3D SLS / SLA in nylon, resina e metalli. Come ultima componente del mio lavoro sono anche docente. Dopo parecchi anni al Politecnico di Milano, ora insegno Design del Prodotto in Istituto Marangoni, opportunità che mi permette di formare professionalmente giovani designer provenienti da tutto il mondo.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Tra i vari progetti che ha realizzato, che sia nel campo dell’illuminazione e non, ce n’è uno che le sta particolarmente a cuore?

Un progetto di cui sono particolarmente orgoglioso è in realtà molto umile, presentato l’anno scorso: il contenitore per la raccolta differenziata domestica dell’organico ZeroMax per Mattiussi Ecologia. È un progetto che ha avuto una lunga e ponderata gestazione costruita su un sinergico dialogo con l’azienda. Quest’ultima era chiamata a rispondere ad una serie di requisiti ed esigenze fortemente tecniche, ma voleva mitigare con un linguaggio formale semplice e pacato. Ne è nata la famiglia ZeroMax, un contenitore per il rifiuto organico umido realizzato in plastica riciclata e riciclabile disponibile in vari formati. La peculiarità del concept è il fondo vasca sferico per facilitare lo svuotamento e la pulizia, di sospendere l’utilizzo dei sacchi.

In questo modo, è possibile raccogliere direttamente gli scarti alimentari limitando la quantità di plastiche (bio e non) che quotidianamente buttiamo tra i rifiuti. Il contenitore permette di raccogliere con praticità e funzionalità una frazione di difficile gestione come quella organica, responsabilizzando al contempo l’utente nell’eliminazione delle microplastiche. Un prodotto semplice e dall’utilizzo quotidiano, in grado di fare la differenza nella casa di chiunque. Un contenitore dall’aspetto gradevole ma dall’animo molto tecnico. Questo, oltre a svolgere con discrezione la sua funzione, alza l’asticella della sostenibilità introducendo una componente educativa e sensibilizzante che lo rende un prodotto davvero sostenibile.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Quali sono i suoi punti di riferimento e modelli di ispirazione?

Ammiro moltissimo tutti quei designer che riescono a dare al progetto un aspetto estetico ogni volta diverso, che enfatizzi e valorizzi la funzione e lo scopo per cui è stato progettato. Ritengo sia compito del designer adattarsi ogni volta ad un committente diverso, con diverse necessità e obiettivi, e non il contrario, altrimenti si corre il rischio di diventare stilisti anzichè progettisti, perdendo di vista i valori del progetto.

Un designer “storico” che ammiro moltissimo e che rispecchia questa mia visione della professione è l’intramontabile Dieter Rams. Volendo stare più nel presente, ritengo che un validissimo modello di riferimento sia Stefan Diez.
Entrambi sono progettisti dalla spiccata impronta industriale ma in grado di infondere un’anima sensibile ai pezzi che disegnano. In particolare, danno prova di una profonda conoscenza tecnica dei processi produttivi e della padronanza di quest’ultima con una disinvoltura che ammiro davvero molto.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Cos’è per Alberto Ghirardello il design in poche parole?

Forse ho una visione un po’ troppo romantica di questa professione, al punto che, a volte, in questa società votata al consumismo intenso e vorace, mi fa sentire un po’ anacronistico. Secondo la mia visione, il design è una disciplina progettuale volta a migliorare la vita delle persone. La missione di un progettista dovrebbe essere quella di facilitare, incentivare, implementare o rendere più efficace l’esperienza che l’utilizzatore finale avrà con il manufatto che andiamo a progettare, sia esso una lampada, uno strumento da lavoro o un accessorio medicale. Dare un senso a quello che di nuovo viene immesso sul mercato deve essere una priorità in questo momento storico. Non possiamo più permetterci di produrre qualcosa di nuovo “perché il mercato ha bisogno di novità” ma deve avere un impatto positivo sulla vita di chi lo acquisterà, che va adeguatamente progettato e concretamente preso in considerazione.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Come traduce il rapporto tradizione – innovazione nei suoi prodotti?

Nel corso degli anni ho avuto modo di misurarmi sia con la progettazione di manufatti nel campo dell’artigianato tradizionale che prodotti da realizzare con le più moderne tecnologie produttive attualmente presenti sul mercato. Ogni progetto è un mondo a sé stante, che affronto ogni volta in maniera diversa a seconda del cliente e di quanto questi desideri sbilanciarsi più verso la tradizione o l’innovazione. A volte adotto un approccio più metodico e calcolato, facendo una massiccia ricerca preliminare su quanto sia già stato fatto e giungendo alla fine a proporre pochi concept ma molto mirati ed aderenti alle richieste aziendali. Altre volte mi lascio trascinare dall’entusiasmo del nuovo e produco una quantità esagerata di idee che poi scremo, man mano che i giorni passano, e le metto a fuoco con più calma.

In entrambe le situazioni la costante è sempre quella di disegnare qualcosa che sia fatto su misura per il committente con cui mi interfaccio, che ne sia espressione di valori e significato. Raramente, infatti, “riciclo” un progetto per un altro cliente, proprio perché in genere sono legati molto strettamente ai requisiti del briefing iniziale.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Oltre alla qualità, funzionalità ed estetica, dona un po’ della sua personalità ai prodotti che realizza? O meglio, c’è un po’ di Alberto nei suoi prodotti?


Buona parte del mio lavoro nasce da un’attenta osservazione del quotidiano, della vita di tutti i giorni. Mi piace analizzare il comportamento umano per individuare piccole necessità da risolvere con soluzioni semplici, pratiche e soprattutto gradevoli alla vista. Il binomio forma – funzione è ormai dato per assodato, è tempo di iniziare a considerare un terzo valore e ragionare in termini di forma – funzione – emozioneGli oggetti, per loro natura, sono un’istanza passiva, ma alcuni hanno una carica empatica che non li rende tali. In quello che faccio mi piace infondere un elemento poetico, emozionante, un qualcosa capace di generare sorpresa, ironia o semplice simpatia che faccia vibrare il prodotto di vita propria, anche se solo per un attimo.

Alberto Ghirardello ha delle aspirazioni e obiettivi per il futuro?

Mi piacerebbe moltissimo potermi misurare con la progettazione di un prodotto da realizzare in un materiale nuovo, di ultima generazione, veramente sostenibile e capace di fare la differenza a livello di impatto sull’ambiente. Sono convinto che lo sviluppo e la ricerca di nuovi semilavorati, veramente green e sostenibili, sia la chiave per limitare i danni che stiamo irrimediabilmente provocando al nostro pianeta. Inoltre, ritengo che iniziare ad imparare a progettare seguendo una logica produttiva diversa, che sappia interpretare e valorizzare questo nuovo filone produttivo, sia unevoluzione necessaria nella nostra professione.

Alberto Ghirardello
Foto concessa da Alberto Ghirardello

Desidera lasciare un messaggio ai lettori di Habitante appassionati di design?

Un consiglio che do sempre, sia ai miei colleghi che ai miei studenti, è quello di “essere strabici” quando si osserva il mondo del design. Un occhio sempre puntato in avanti, al futuro, attento a captare ed interpretare con entusiasmo le nuove tendenze e la direzione che il mondo sta prendendo; ed uno puntato indietro, al passato, consapevole di cosa è già stato fatto e pronto ad imparare con umiltà da chi ci ha preceduto.

Habitante ringrazia Alberto Ghirardello per la sua disponibilità.

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