Premio Pritzker 2019 ad Arata Isozaki

Poche ore fa è stato reso noto il vincitore del prestigiosissimo Pritzker Architecture Prize, conosciuto anche Premio Nobel per l’architettura. L’anno scorso il riconoscimento era stato conferito per la prima volta ad un architetto indiano, Balkrishna Doshi (di cui abbiamo parlato in questo articolo). Il vincitore di quest’anno è il giapponese Arata Isozaki, grazie a lui il premio Pritzker volerà in Giappone per l’ottava volta.

Arata Isozaki, un ironico ottimista
Quella di Arata Isozaki è una architettura definita “ironica ed ottimista”, ma nasce in lui, già in tenera età, da un’esperienza di dolore. Isozaki è nato nel 1931 nella cittadina di Oita, sull’isola di Kyushu (dove si dice che gli abitanti abbiano un proverbiale buon umore). Questo significa che aveva 14 anni quando la bomba atomica statunitense arse la città di Hiroshima, non lontana, portandosi via dalle 100 alle 200 vittime civili. Arata Isozaki ricorda perfettamente quei luoghi rasi al suolo dalla guerra e dalle bombe, in cui tutto era rovina e c’erano solo rifugi di fortuna e baracche. Il totale vuoto dell’architettura è stata la sua prima “esperienza di architettura” come lui stesso racconta. Le prime considerazioni sull’ambiente costruito sono state quindi rivolte a comprendere come si sarebbe potuto ricostruire.

Un ricercatore insaziabile Arata Isozaki, che ha girato il mondo in lungo e in largo per comprendere l’architettura, attingendo sempre dalle sue radici profonde nella scuola brutalista di Tange e nella scuola metabolista giapponese. Ma anche un pirata, uno sfrontato, un outsider, tanto da essere definito “architetto guerrigliero” e i suoi edifici “crimini perfetti”, lontanissimi dalle aspettative della tradizione nipponica, eppure così…nipponici, nella loro estetica sempre alla ricerca di equilibrio tra Oriente e Occidente, Tradizione ed Originalità.
L’opera progettuale di Arata Isozaki è giunta anche in Italia, dove ha dato la luce al grattacielo del gruppo Allianz a City Life e al Palasport per l’hockey su giaccio durante le Olimpiadi di Torino 2006, e vi si è anche stabilizzata, attraverso una collaborazione collaudata con il suo socio italiano Andrea Maffei, concretizzatasi nello studio Arata Isozaki e Andrea Maffei Associati srl.

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Le motivazioni della giuria, tra i cui componenti c’è anche l’Italia Benedetta Tagliabue, recitano così : ““possedendo una profonda conoscenza della storia e della teoria dell’architettura e abbracciando le avanguardie, non ha mai semplicemente replicato lo status quo, ma la sua ricerca di un’architettura significativa si è riflessa nei suoi edifici che fino ad oggi, sfidano categorizzazioni stilistiche, si evolvono costantemente rimanendo freschi nel loro approccio”.