Iran-USA, cosa succede

Tra martedì 7 e mercoledì 8 gennaio l’Iran ha attaccato due basi in Iraq che ospitano militari statunitensi e della coalizione internazionale anti-Isis.

L’attacco missilistico ha colpito soprattutto la base di Al Asad e anche quella di Erbil che ospita anche militari italiani usciti tutti illesi dall’offensiva ed è stato una risposta all’uccisione del generale Qassem Soleimani da parte degli Stati Uniti.

Ieri pomeriggio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto sull’argomento dicendo che «nessuna vita americana o irachena è andata perduta grazie alle precauzioni adottate e al sistema di preavviso. Da troppo tempo le nazioni hanno sopportato le azioni distruttive dell’Iran. Quei giorni sono finiti. Noi siamo pronti ad abbracciare la pace». All’inizio l’Iran aveva parlato di «80 terroristi americani» senza addurre alcuna prova.

Nella notte tra martedì e mercoledì un aereo civile Boeing 737-800 della compagnia ucraina Ukraine International Airlines diretto a Kiev è precipitato subito dopo il decollo dall’aeroporto internazionale di Teheran. L’ambasciata ucraina in Iran aveva subito parlato di un problema tecnico, ma la comunicazione è stata poi rimossa. Al momento comunque non c’è alcun collegamento con gli attacchi alle basi. A bordo c’erano 176 persone di diversa nazionalità. Le autorità iraniane hanno comunicato che le due scatole nere dell’aereo non saranno inviate per l’analisi a Washington.

Ieri mattina le autorità americane hanno imposto «restrizioni d’emergenza» nello spazio aereo sull’Iraq, l’Iran e il Golfo Persico e ora il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha dichiarato, come riporta il Corriere della Sera, che «se gli Usa faranno qualunque altra azione, l’Iran risponderà adeguatamente e in maniera molto dura».

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Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Il 62enne Soleimani è stato ucciso il 3 gennaio da un attacco su Baghdad ordinato dal presidente americano Donald Trump. Soleimani era a capo della Quds, corpo speciale della forza militare iraniana delle Guardie Rivoluzionarie che si occupa delle operazioni all’estero, e il vero artefice della politica del suo Paese riguardo ai dossier più importanti: dall’Iraq, alla Siria, al Libano, al confronto con Israele, sino allo scontro con gli Stati Uniti.

  • In Medio Oriente gli Stati Uniti hanno attualmente 55 mila soldati.

Credits immagine in evidenza: foto di Photo Veterok su Shutterstock

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