I casi di pedofilia online sono aumentati durante il lockdown

Arrivano dati sconvolgenti dal recente periodo di isolamento, che coinvolgono i bambini in rete.

Il coronavirus ha dato ampio spazio al mondo digitale, da cui provengono le minacce più insidiose. Molti bambini durante il lockdown si sono trovati a passare molte ore al computer che, con la rete, può diventare un pericoloso punto di contatto con chiunque.

La pedofilia online durante il lockdown

In occasione del dibattito organizzato il 05 maggio per la Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia, è emersa una denuncia davvero sconcertante.

“Questo virus subdolo ci ha costretti all’isolamento, lasciandoci il web come unico strumento di socialità per comunicare con l’esterno. A questo, si sono aggiunti i noti ‘bastardi’ della rete che hanno sfruttato l’emergenza di questi due mesi per adescare i minori online e saziare la loro depravazione criminale”. Lo ha detto Licia Ronzulli, presidente della commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza, in videoconferenza all’evento promosso da Telefono Azzurro.

“Stiamo lavorando ad un’indagine sul tema della violenza sui minori, nell’ambito della quale – ha chiarito – riserviamo ampio spazio a pedofilia e pedopornografia. Purtroppo i dati sono sconvolgenti e durante il lockdown si sono registrati dei picchi nei tentativi di adescamento in rete. Con le scuole chiuse infatti, i minori hanno passato gran parte del loro tempo online e in questo momento di isolamento totale i pedofili hanno purtroppo trovato in Internet un terreno ancora più fertile del solito. Per monitorare questi fenomeni esiste un apposito osservatorio in capo al dipartimento per le pari opportunità che però non si riunisce addirittura dal 2016. Dopo quanto accaduto in questo periodo – ha concluso Ronzulli – è assolutamente necessario che venga convocato quanto prima e che focalizzi l’attenzione sugli odiosi crimini perpetrati su Internet a danno dei minori”.

pedofilia online

Foto di Gemma Moll su Pixabay

Ogni giorno cinquemila segnalazioni

Nel corso della conferenza, Alessandra Belardini del Servizio di polizia postale per il contrasto alla pedopornografia sulla rete, ha rivelato che ogni giorno arrivano circa cinquemila segnalazioni di presunte situazioni pericolose. Un aspetto complesso, come ha spiegato il magistrato Giovanni Russo, della Procura nazionale antimafia, riguarda la difficoltà di stabilire una relazione tra l’impennata di accessi ai siti pedopornografici registrata nel corso dell’emergenza sanitaria – «un’epidemia nell’epidemia», l’ha definita l’esperto – e i reati legati allo sfruttamento minorile.

Pedofilia online: un problema mondiale

Il problema non riguarda solo l’Italia. Maud de Boer-Buquicchio, relatrice speciale dell’Onu per la vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini, ribadisce che «nessun Paese è immune, ma le condanne sono ancora pochissime in proporzione ai numeri di reati accertati. Anche perché i bambini più vulnerabili sono anche quelli più poveri, immigrati, rom». Una quindicina di Stati Usa hanno proposto di considerare fuorilegge tutti i siti che ospitano contenuti esplicitamente sessuali. La Francia sta invece discutendo se rendere pubblici gli elenchi delle persone condannate in via definitiva per reati legati agli abusi sessuali su minori.

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Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • La pedofilia online si è modificata negli anni, seguendo lo sviluppo dell’informatica e della tecnologia. Per questo motivo il Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, la legge n.38/2006, ha istituito il Centro Nazionale per il Contrato alla Pedopornografia Online, un organo del Ministero dell’Interno deputato a coordinare le attività investigative, quelle di prevenzione e contrasto al fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori su internet. È anche il punto di contatto nazionale per la banca dati delle immagini pedopornografiche I.C.S.E. (International child sexual exploitation) di Interpol.

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