Ghiacciai Italiani: la situazione sta peggiorando

Come e perché i ghiacciai italiani stanno fondendo e a cosa andiamo incontro.

Abbiamo incontrato il Dott. Guido Nigrelli del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Geoclimalp). Un ricercatore che si occupa principalmente di studiare le relazioni tra clima e processi naturali che avvengono in ambienti glaciali e periglaciali, per capire come e perché i ghiacciai italiani stanno fondendo e a cosa andiamo incontro.

Una breve descrizione della situazione italiana

“Per quanto riguarda i ghiacciai italiani la situazione non è buona. A partire dagli anni ’80 del secolo scorso, i ghiacciai hanno iniziato una lenta ma costante fase di ritiro. Questa fase, ancora in corso, li ha portati a dividersi in ghiacciai più piccoli, ad arretrare le loro fronti e a diminuire di spessore. Alcuni di questi ghiacciai si sono estinti. I ghiacciai attualmente presenti sull’arco alpino italiano sono poco più di 900. Di questi 900, circa 200 vengono osservati e misurati ogni anno dagli operatori del Comitato Glaciologico Italiano.

Il più recente catasto dei ghiacciai italiani (2015), basandosi su dati acquisiti fra il 2005 e il 2011, riporta un numero di ghiacciai pari a 903, per un’area totale di circa 370 km2. Il confronto tra i dati di questo catasto con i dati raccolti in un catasto precedente (1959-1962) indica una riduzione della copertura glaciale del 30 % (fonte Comitato Glaciologico Italiano)”.

Il ghiacciaio della Bessanese (Balme, Torino) nel 1981 (foto D. Marangoni) e nel 2015 (foto M. Chiarle). Si noti la significativa perdita di spessore stimabile in oltre 20 metri.

Perché i ghiacciai stanno fondendo?

“Perché i bilanci di massa dei ghiacciai sono negativi. È tutto un discorso di guadagni (accumulo) e perdite (ablazione) di neve e ghiaccio. È un po’ come un conto in banca: i guadagni sono le entrate e le perdite sono le uscite. Facciamo un esempio per capire meglio, semplificando al massimo.

Se sulla superficie di un ghiacciaio cadono 3 m di neve in inverno e, di questi 3 m di neve, ne fondono 2 in estate, prima dell’inverno successivo sul ghiacciaio ci sarà ancora 1 m di neve che potrà trasformarsi lentamente in ghiaccio l’inverno successivo. In questo caso il bilancio di massa risulta positivo (+1 m di neve).

Se sulla superficie di un ghiacciaio cadono 3 m di neve in inverno e, di questi 3 m di neve, ne fondono 3 in estate, il ghiacciaio si troverà senza la sua copertura nevosa e inizierà a fondere anche il ghiaccio presente sulla sua superficie prima che ritorni l’inverno. In questo caso il bilancio di massa risulta negativo.

Da diversi anni consecutivi i bilanci di massa dei ghiacciai italiani sono fortemente negativi. Praticamente, la fusione (termine che identifica il passaggio di stato dalla fase solida a quella liquida di un corpo, spesso erroneamente sostituito con scioglimento quando si parla di ghiacciai) di neve e ghiaccio fa sì che i ghiacciai diventino sempre più piccoli”.

Chi è il colpevole?

“Sembrerà strano, ma secondo me il colpevole è un mammifero di grossa taglia auto-proclamatosi sapiens, comparso sulla Terra verso le ore 22:30 del 31 dicembre del calendario cosmico di Carl Sagan.

Non vi è dubbio che stiamo attraversando un periodo di piena emergenza climatica. Ma la causa non sono solo i cambiamenti climatici. Durante gli ultimi 8000 anni circa, vi è stata una chiara alternanza di periodi caldi e periodi freddi sul nostro Pianeta. Questa alternanza ha condizionando la vita dell’uomo, favorendo l’espansione o la scomparsa di intere civiltà. Per chi volesse approfondire questi argomenti consiglio la lettura del libro “La lunga estate” di Brian Fagan (2008).

Siamo davvero in piena emergenza climatica perché, dal 1950 circa e per la prima volta sulla Terra, il mammifero di grossa taglia auto-proclamatosi sapiens è in grado di modificare il clima e l’ambiente, accelerando alcuni processi fisici e chimici responsabili dei cambiamenti climatici in corso. Dal 1950 in avanti si può dire che siamo entrati in una nuova era: l’Antropocene. Per farla breve: Antropocene = grande accelerazione. Questa è la novità.

Molti trend del sistema Terra (più acidificazione degli oceani, più perdita di foreste tropicali, più degradazione della biosfera, più produzione di ossidi nitrosi) e trend socio-economici (più urbanizzazione, più popolazione, più consumo di fertilizzanti, più consumo di acqua, più trasporti) mettono in evidenza questa grande accelerazione. I dati e le prove scientifiche parlano chiaro.

Questa incontrollata accelerazione ci sta portando verso un punto di non ritorno, nessun falso allarmismo”.

Quali sono i ghiacciai più a rischio

“I ghiacciai alpini più a rischio sono quelli ubicati a quote non particolarmente elevate, diciamo sotto i 3000 m e quelli in posizione soleggiata. In generale sono a rischio soprattutto i ghiacciai di piccole dimensioni, cioè quelli che hanno un’area inferiore a 0,5 km2. Di questi piccoli ghiacciai, ancor più a rischio sono quelli il cui spessore è ridotto a pochi metri e quelli non coperti di detrito e quindi direttamente esposti ai raggi del sole”.

Quali sono le conseguenze?

“Il futuro che ci attende non è dei migliori. Nel 2050 molti ghiacciai sotto i 3000 m di quota saranno estinti. Nel 2100 è possibile che sulle Alpi italiane le aree glacializzate siano confinate alle quote più elevate dei soli massicci del Monte Bianco e del Monte Rosa. In un contesto del genere le conseguenze sono facili da prevedere. Ci saranno grossi problemi di approvvigionamento idrico. Le sole acque meteoriche potrebbero non essere sufficienti per soddisfare i bisogni di una popolazione in costante aumento. Grossi problemi ci saranno in tutti i settori produtivi, soprattutto in quelli agricolo, zootecnico e idroelettrico. Sotto l’aspetto ecologico e ambientale le Alpi subiranno profondi cambiamenti.

Ma la situazione riscontrata sulle Alpi rientra in un contesto di cambiamento climatico generalizzato e a scala globale. Gli ambienti di alta quota e le aree polari sono quelli più sensibili ai cambiamenti climatici. Il ghiaccio delle calotte e i ghiacciai montani sono degli ottimi indicatori climatici perché reagiscono in tempi relativamente brevi alle variazioni di temperatura. Pertanto, le conseguenze saranno globali perché il problema sarà globale. Anzi, meglio parlare al presente visto che ci troviamo in piena emergenza climatica. Per chi volesse approfondire questi argomenti consiglio la lettura del libro “La Terra dopo di noi” di Telmo Pievani (2019)”.

Cosa possiamo fare per “bloccare” se è possibile questa fusione?

“Arrestare il processo di fusione è impossibile. Possiamo però rallentare l’accelerazione antropocenica. Siamo ancora in tempo. Per fare questo è però necessario assumere la consapevolezza che il problema è grave, che è a scala globale e che non va sottovalutato anzi, va risolto al più presto. Lo sforzo lo dobbiamo fare tutti insieme, a partire da chi legifera e governa su questo Pianeta. La chiave del successo è modificare radicalmente la nostra presenza su questo Pianeta verso modelli di sviluppo socio-economici più sostenibili: dirlo è facile, farlo è difficile. Dobbiamo pensare in modo globale, dobbiamo essere consapevoli che la crescita non è illimitata, ma soprattutto non dobbiamo mai dimenticarci che non esiste un Pianeta B”.

Cosa possiamo concludere?

“Abbiamo visto che il clima si sta riscaldando e che i ghiacciai sono degli ottimi indicatori terrestri del clima che cambia. Abbiamo anche visto che i cambiamenti climatici non sono una novità ma che la vera novità è la grande accelerazione che l’uomo ha imposto ad una tendenza naturale di per sé già in atto. Sappiamo anche cosa fare per rallentare o, ancora meglio, porre fine a questa grande accelerazione e invertire la tendenza. Non è facile, è difficile, ma non è impossibile, dobbiamo farlo per le generazioni future, siamo o non siamo sapiens?”

 

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