Marco Calignano e il nuovo concetto di abitare, tra innovazione e sostenibilità

Abbiamo incontrato Marco Calignano, fondatore della startup Calijus, che sta realizzando interi quartieri ecosostenibili ad alta efficienza energetica per combattere i cambiamenti climatici con il Made in Italy.

Calignano è stato selezionato tra i migliori startup leader & innovator under 30 nel 2019 e tra i top 100 giovani imprenditori più influenti nel 2020 dalla rivista americana Forbes.

Mi puoi raccontare com’è nata la tua esperienza canadese e la tua avventura imprenditoriale, che ti ha portato a essere uno tra gli innovatori identificati da Forbes?

Tutto è iniziato con una vacanza in Canada. Ho avuto quello che viene comunemente definito il sogno americano, ma questo primo periodo nel Nord America mi ha dato l’occasione di osservare con occhio critico le peculiarità del sistema immobiliare. Già in Italia, infatti, mi occupavo di progetti immobiliari e real estate con un focus su efficienza energetica e performance ambientale. In Canada esiste un divario sorprendente: il sistema sociale è avanzato, simile a quello svizzero, ma le case sono ancora quelle che possiamo vedere nei film anni Ottanta, molte delle quali realizzate negli anni Sessanta, molto scadenti dal punto di vista tecnico rispetto agli standard europei. Dopo la mia vacanza sono tornato in Italia e dopo 6-7 mesi sono ripartito, convinto che qui ci fosse molto da fare in termini di sostenibilità abitativa. I risultati che stiamo ottenendo come startup confermano questa intuizione.

Qual è stato il primo progetto a cui hai lavorato in Canada?

Ho da subito lavorato su grandi appalti piuttosto che su singole abitazioni, quindi almeno lotti da 25-50 proprietà, in modo che si creino le necessarie economie di scala per crescere come azienda. Mi sono quindi concentrato sulla creazione di quartieri che rispondessero ai bisogni abitativi dell’interlocutore, svecchiando lo standard abitativo dominante e avvicinando la nostra offerta a quelli che sono gli standard europei. Da subito ho lavorato a stretto contatto con le municipalità, istituzioni governative e investitori immobiliari in Canada.

Quando parliamo di innovazione e sostenibilità nell’ambito dell’abitare, quali sono i valori che guidano le soluzioni che sviluppi e che pensi dovrebbero guidare le scelte di policy maker ed esperti del settore?

Qualità di vita nell’ambiente residenziale ed eco sostenibilità, raggiunte grazie all’utilizzo di materiali non VOC (volatile organic coumpound), ovvero materiali privi di sostanze tossiche e sistemi ad alta efficienza energetica, tra cui sistemi di raffreddamento, riscaldamento, che rappresentano un’importante fonte di inquinamento, e ventilazione.

A livello di policy making ci dovrebbe essere un cambio di rotta soprattutto per ciò che concerne i materiali, dalle fondamenta fino all’interior design, compresi elementi che spesso vengono sottovalutati, come le vernici.

Pensiamo alle abitazioni ad alta classe energetica: queste certificazioni non tengono conto della qualità delle vernici utilizzate, che però finiscono per condizionare in modo importante il benessere indoor. Questo potrebbe essere solo in parte compensato da un ottimo sistema di ventilazione, che però solo in rari casi è presente.

Abitare sostenibile è una scelta che non è ancora alla portata di tutti, almeno nel contesto italiano. In futuro, secondo te, potrà essere una scelta alla portata dei più? Come? Vuoi farmi un confronto Italia/estero?

Il problema credo stia a monte, il consumatore non è ancora sensibile su molte di queste tematiche, che rimangono oggetto di dialogo per lo più tra gli addetti ai lavori. Aumentare la sensibilità della domanda può creare spinte che sul lungo periodo incidono anche sulle dinamiche di mercato, ma è un percorso a lungo termine, in cui la comunicazione ha un ruolo fondamentale.

È impossibile chiedere ai produttori di non usare più certi prodotti quando quelli più eco sostenibili hanno prezzi proibitivi, che porterebbero la soluzione abitativa a essere acquistabile solo da una ristretta nicchia di mercato con una maggiore disponibilità economica. È quello che accade oggi.

Anche in Canada, così come in Italia, le opzioni abitative ambientalmente più sostenibili costano di più, ma le prospettive di mercato sono molto diverse: in entrambi i mercati c’è una crescente sensibilità sul tema, ma in Nord America abbiamo un bacino disponibile di 300 milioni di abitanti contro i 60 milioni dell’Italia. Offrendo numericamente di più, come produttori, possiamo abbassare i prezzi e questo innesca circoli virtuosi per il mercato.

Come sono gli incentivi governativi in Canada per l’abitare sostenibile, in un confronto anche con l’Italia? Mi puoi citare un’eccellenza che ritieni un modello da poter prendere come ispirazione?

In Canada vengono per lo più favoriti i grandi lotti edilizi, in Italia ci sono più incentivi e misure anche per il singolo consumatore. L’attenzione italiana per il cittadino è qualcosa che non dev’essere data assolutamente per scontata, perché altri contesti ne sono assolutamente privi.

Pensando invece a un esempio canadese d’eccellenza penso subito a Vancouver, dove stanno investendo tantissimo nell’abitare sostenibile; proprio qui sono nati i primi grandi progetti di palazzi e torri tutti in legno, realizzate in Xlam, un legno innovativo lamellare incrociato che garantisce un alto livello di isolamento termico. Questo materiale permette di abbassare il livello di emissioni dal 35% al 90% tra fase di costruzione e consumi energetici post completamento. La qualità di vita per i residenti è elevatissima.

Come possiamo rendere le nostre città e i nostri quartieri più sostenibili partendo da ciò che già esiste senza distruggere e ricostruire? È possibile? Come?

Non distruggere e rinnovare è possibile, anche se tecnicamente più costoso e più difficile, perché in questi casi bisogna mettere in conto un lavoro in più sullo scheletro dell’edificio. Tuttavia ci sono importanti miglioramenti tecnologici a riguardo, che lasciano ben sperare per il futuro. In Italia è indispensabile puntare sulla conservazione e sul rinnovo degli edifici, perché c’è un’elevata intensità abitativa e la situazione è ben diversa dal Canada, dove esistono ancora ampi spazi incontaminati dove realizzare quartieri sostenibili da zero. Se si realizzano ex novo complessi dove l’intensità abitativa è minore si crea valore economico, perché lì nasceranno anche attività commerciali e ricreative.  

Qual è la tua visione per il futuro dell’abitare sostenibile?

C’è tanto da fare, ma siamo nella direzione giusta perché i consumatori sono via via più sensibili a un prodotto più sostenibile e questo è un tassello fondamentale. Già da 30 anni, architetti e ingegneri parlano di un abitare più sostenibile; potremmo allora chiederci perché oggi non viviamo tutti in case maggiormente eco-compatibili se questa necessità è chiara da decenni? La sensibilità pubblica è fondamentale per ottenere dei risultati e in questo il ruolo europeo potrebbe essere importante, anche per sensibilizzare realtà che sono fortemente legate al petrolio come alcune nel continente americano e che forse hanno una visione meno chiara. Questi passaggi sono indispensabili per creare economie di scala e abbattere il costo dei materiali utili alla definizione di una nuova frontiera dell’abitare. Non dimentichiamoci che anche le Nazioni Unite sottolineano il ruolo fondamentale del riscaldamento domestico come importante contributore alle emissioni di anidride carbonica. In conclusione, quindi, investire nell’abitare sostenibile è un passo fondamentale per preservare il nostro pianeta e molta della responsabilità è nelle mani degli investitori e dei governi: serve una visione comune in cui credere e investire, in grado di garantire un ritorno non sul breve periodo ma nel medio-lungo.

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