Le regole in condominio sul riscaldamento per l’inverno 2022/2023

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La stagione invernale 2022/2023 vede l’arrivo, oltre che delle basse temperature, anche di nuove regole in fatto di riscaldamento condominiale. Ecco quali sono nel dettaglio.

Il Piano Riscaldamento 2022 del Ministero della Transizione Ecologica ha lo scopo di limitare i consumi energetici visti gli ingenti rincari del gas conseguenti alla crisi delle forniture. Tale piano è da applicarsi agli edifici pubblici, ai condomini e alle abitazioni private. Nell’ultimo caso molto si dovrà al buon senso degli stessi abitanti ai quali comunque conviene attenersi alle regole per calmierare in qualche modo il prezzo delle proprie bollette.

Piano Riscaldamento 2022: regole sul riscaldamento in condominio

L’accensione del riscaldamento condominiale è soggetta ad una legge nazionale, ovvero la L. 10/1991 e il D.P.R. 412/1993. Ciò che cambia quest’anno, ed è previsto dal Piano di Riscaldamento 2022, è la temperatura massima entro cui regolare i termostati: 1 grado centigrado in meno, quindi i termosifoni dovranno essere regolati sui 19 gradi, invece che 20 gradi. Non solo, sono anche previste modifiche nel periodo di accensione del riscaldamento. Rimane la canonica suddivisione del territorio in 6 zone climatiche ma l‘avvio degli impianti sarà ridotto di 15 giorni. Perciò si posticipa l’accensione di 8 giorni e si anticipa lo spegnimento di 7 giorni. Inoltre si diminuisce di 1 ora l’accensione giornaliera.

Regole riscaldamento

Le regole in condominio sul riscaldamento per l’inverno 2022/2023 -UNSPALSH

Regole sul riscaldamento condominiale nelle 6 zone climatiche

Il Piano Riscaldamento 2022 specifica orari e periodi di accensione nelle 6 zone climatiche e dispone quanto segue.

Nella Zona A è previsto un massimo 5 ore al giorno di accensione del riscaldamento a partire dall’8 dicembre con spegnimento il 7 marzo. Questa zona comprende i comuni di Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle. In Zona B si prevede un massimo di 7 ore giornaliere a partire dall’8 dicembre fino al 23 marzo. Questa fascia comprende le province di Agrigento, Catania, Messina, Palermo, Siracusa, Trapani, Reggio Calabria e Crotone. Nella Zona C è previsto un massimo 9 ore giornaliere e si parte prima, ovvero dal 22 novembre fino al 23 marzo. Sono comprese in tale zona le province di Imperia, Latina, Bari, Benevento, Brindisi, Cagliari, Caserta, Catanzaro, Cosenza, Lecce, Napoli, Oristano, Ragusa, Salerno, Sassari e Taranto.

In Zona D con un massimo di 11 ore di accensione al giorno si da avvio al riscaldamento dall’8 novembre per poi spegnerlo il 7 aprile. Questa fascia comprende le province di Genova, La Spezia, Savona, Forlì, Ancona, Ascoli Piceno, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Pesaro, Pisa, Pistoia, Prato, Roma, Siena, Terni, Viterbo, Avellino, Caltanissetta, Chieti, Foggia, Isernia, Matera, Nuoro, Pescara, Teramo e Vibo Valentia.

In Zona E con un massimo di 13 ore al giorno si da avvio ai termosifoni dal 22 ottobre fino al 7 aprile. Le provincie comprese in tale fascia sono la maggior parte e sono: Alessandria, Aosta, Asti; Bergamo, Biella, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Novara, Padova, Pavia, Sondrio, Torino, Varese, Verbania, Vercelli, Bologna, Bolzano, Ferrara, Gorizia, Modena, Parma, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Treviso, Trieste, Udine, Venezia, Verona, Vicenza, Arezzo, Perugia, Frosinone, Rieti, Campobasso, Enna, L’Aquila e Potenza. Infine nella Zona F che comprende le province di Cuneo, Belluno e Trento non sono previste limitazioni.

Controllo del rispetto delle regole

Le regole, come anticipato, valgono i tutte le abitazioni che prevedono il riscaldamento. Il controllo delle autorità in merito al rispetto di queste buone norme sarà però effettuato su edifici pubblici, impianti condominiali e locali commerciali mediante il rilevamento dei dati giornalieri di consumo. Non sono comunque previste sanzioni per chi non aderisce alle misure di risparmio energetico dettate dal Governo.

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo. E tu?

  • Secondo i più recenti dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) il numero degli edifici residenziali in Italia è pari a 12.187.698.
  • Dall’ultimo sondaggio demoscopico dell’ISTAT è emerso che l’80% degli italiani vive in una casa di proprietà, ma spesso di dimensioni inadeguate e da ristrutturare. Una fetta di popolazione, pari al 10% dei connazionali, versa in una difficile condizione abitativa. Poi il 17,7% dei proprietari di alloggio ha contratto un mutuo ipotecario mentre il 18% delle famiglie paga un affitto. Infine il 27,8% degli italiani si trova in una condizione di sovraffollamento abitativo.

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Scritto da

Biologa