David Zonta: il floral designer che ama lo storytelling

In copertina, credit foto: Romina Rezza

Abbiamo incontrato a Torino David Zonta, floral e garden designer che ama fare il suo lavoro con le mani sporche di terra e con la cura di trasformare la sua esperienza in racconto con cui trasmettere la sua passione per piante e fiori.

Dopo lunghi anni passati a formarsi presso la scuola d’arte floreale Federfiori, David si specializza in arte floreale e gardening, prima con un Diploma di Fiorista Europeo e in seguito con il Diploma di Floral Designer.

Si occupa di terrazzi, di giardini, di interior design, spazi privati e pubblici, e degli abitanti che ci vivono, e negli ultimi tempi anche di progetti di verde verticale. Organizza corsi e laboratori, e l’abbiamo incontrato proprio grazie a quello sull’arte del Kokedama.

Da dicembre 2017 tiene una rubrica settimanale su La Stampa di Torino nella quale parla di storie di piante e fiori, dal nome STROPICCIATO COME UN PAPAVERO

 

David Zonta

David Zonta

Parlaci un po’ di te 

Sono cresciuto in una serra, dove giardinaggio, coltivazione e allestimento floreale sono stati per me compagni di avventura, con mio padre floricoltore che mi insegnava a distinguere le piante e a chiamarle per nome. Ho cominciato così a sentire la necessità di esplorare con più consapevolezza ciò che i fiori e la natura mi mettevano a disposizione, per trovare il mio modo di restituire un po’ di tutta quella bellezza che avevo ricevuto in dono. E così circa vent’anni fa ho deciso di formarmi con Federfiori e da allora non ho mai smesso di esplorare il mondo del verde e di usare le mani per dare forma alle mie intuizioni.

Sappiamo che stai portando avanti anche un progetto di formazione aziendale, ce ne puoi parlare? 

Si chiama La Stanza in più”, ed è una formazione aziendale molto innovativa, perché si tratta di un laboratorio in cui maneggiare fiori e piante, intesi sia come metafore che come elementi di arredo, per dare nuova forma all’ambiente di lavoro e al proprio modo di abitarlo.

L’ho pensato insieme a una psicologa clinica, Elena Patris, perché entrambi riteniamo che la formazione aziendale debba diventare sempre più un territorio di riflessione e azione per professionisti che lavorano con la creatività.

Un processo che migliora anche la qualità dell’ambiente di lavoro? 

Certamente. Le piante, infatti, assorbono e neutralizzano gli agenti inquinanti e rigenerano l’aria, con significativi benefici per la salute. Inoltre, è scientificamente provato che prendersi cura e circondarsi di piante riduce lo stress: i lavoratori circondati da piante e fiori sono più sereni e più concentrati, soprattutto negli ambienti chiusi. Aumenta così la produttività: avere una piantina di cui prendersi cura fa crescere la propria autostima e aiuta a svolgere i propri compiti con maggior efficienza aumentando il senso di appartenenza aziendale.

Insomma, ne “La Stanza in più” troviamo un ambiente di lavoro bello e salutare, abitato da persone che partecipano ad immaginarlo e realizzarlo, esprimendo creatività, osservazione, appartenenza, responsabilità, cura e capacità di collaborare.

Installazione di Kokedama

Installazione di Kokedama

 

Insomma, la bellezza del luogo di lavoro è in stretta relazione con la bellezza delle pratiche organizzative.

Parlaci del tuo corso di Kokedama 

Kokedama

Kokedama

“Kokedama” è un termine che proviene dalla cultura giapponese e significa letteralmente “palla di muschio”.

Si tratta di un modo di coltivare e di disporre le piante che risale al 1600. L’elemento caratterizzante principale consiste nell’assenza del vaso. Nel kokedama il contenitore ‘vive’ in quanto è formato da muschio e ricoperto da un mix di terricci specifici, plasmati come una palla, che accolgono la pianta. Una volta pronto, il kokedama si appoggia o viene appeso in modo da creare un giardino volante davvero originale e molto decorativo.

Durante il corso spiego come realizzare queste “perle fiorite”, elementi volanti che diventano oggetti decorativi ideali per rendere gli spazi abitativi delle suggestive scenografie.

Siamo nel campo della filosofia del wabi-sabi, un elogio all’invecchiamento, alla modificazione del tempo, alla bellezza dell’imperfezione.

E poi hai creato anche gli incontri “Che Fiore Sei?”… 

Sì, regalare un fiore è una cosa seria, e non mi stanco mai di dire che è importante regalarlo pensando alla persona che lo riceverà e a quello che vogliamo dirle. Così mi è venuta l’idea di una chiacchierata con un’altra persona per provare ad immaginare il fiore che corrisponde alla sua personalità. L’ho proposto in modo giocoso in alcuni locali di Torino e ho visto che piace, anche perché dimostra come la natura, se osservata con attenzione, può parlare di tutti noi e a tutti noi. E imparare a prendersi cura del fiore, diventa un modo per prendersi cura di sé stessi. Dopo due anni, “Che Fiore Sei?” è diventato un vero e proprio format-evento richiesto con sempre più entusiasmo.

Con questo progetto ho bussato alla porta, virtuale s’intende, di Simon and the Stars, astrologo che mi appassiona per il suo modo di raccontare l’oroscopo. A Simon sono piaciute le mie suggestioni e gli sono grato per avermi proposto di collaborare con lui per la realizzazione di un oroscopo floreale o “Fioroscopo”, come mi piace chiamarlo.

Copyright Credit foto: Romina Rezza

David Zonta, Credit foto: Romina Rezza

“Che Fiore Sei?” inoltre, diventerà anche una linea di biscotti con aforismi, realizzati dal brand milanese Sogni e Biscotti, che saranno in commercio da Aprile.

Come nascono invece i tuoi giardini verticali? 

Sono realizzati in collaborazione con Verde Profilo, un’azienda leader nella progettazione e realizzazione di giardini verticali per interni ed esterni. Sono pareti vegetali create sia con piante vere che stabilizzate. Queste ultime realizzate con muschi e licheni che non necessitano di acqua e nemmeno di luce. Un’ottima soluzione verde di lunga durata (anni) anche per le situazioni più improbabili e personalizzabili per tutti gli interni.

Parlaci della tua collaborazione con La Stampa di Torino.

“Stropicciato come un papavero” è il nome della mia rubrica settimanale nella quale scrivo storie di piante e fiori, di profumi e colori: esce ogni venerdì sul quotidiano LA STAMPA di Torino e provincia. Mi sento di ringraziare il caporedattore Luca Ferrua, che mi ha offerto una opportunità di crescita pazzesca. Uno spazio che mi permette di approfondire le tematiche floreali con un taglio narrativo, in cui talvolta sono addirittura i fiori e le piante che parlano per me, o forse con me.

Cosa rispondi a chi ti dice di non avere il pollice verde? 

Che non esiste persona al mondo che non sia in grado di coltivare e far crescere in salute una pianta. È solo questione di voglia e di conoscenza, una tira l’altra e il gioco è fatto. Come tutte le cose, anche l’arte del giardinaggio si può imparare. Curare, far crescere e veder fiorire una pianta è una meravigliosa magia che regala grandi soddisfazioni.

 

Pillole di curiosità – Io non lo sapevo e tu?

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