Climate change e gli effetti sul vino

Il fenomeno del riscaldamento globale sta influenzando il nostro clima in modo netto e, come per gli altri prodotti agricoli, gli effetti dei cambiamenti climatici sul vino sono molto allarmanti.

 

Tali fattori non interessano solo le piante in sé, ma anche le modalità in cui l’uomo svolgerà il lavoro agricolo: la produzione calerà notevolmente per via della siccità e il lavoro in vigna diventerà insostenibile, soprattutto nelle fasce orarie più calde. I viticoltori devono fronteggiare temperature anomale, vendemmie anticipate con uve che di anno in anno maturano sempre prima. Bastano pochi gradi per alterare la perfetta maturazione e il sapore di alcuni tipi d’uva, lo sfasamento delle fasi fenologiche, gli effetti ossidativi sull’attività fotosintetica, l’alterata sintesi di polifenoli ed aromi che sono alla base della qualità del vino.

I produttori potrebbero essere spinti a spostare i vitigni in zone più adatte alla loro crescita: i vini del nord potrebbero diventare alcolici come quelli del sud mentre il meridione potrebbe diventare inospitale per la viticoltura. L’impatto del cambiamento climatico impone un graduale spostamento dei vigneti ad altitudini più elevate cambiando radicalmente le varie micro aree vitivinicole.

Ci stiamo riscaldando con un ritmo insostenibile.

Gli esperti sostengono che, a causa del cambiamento climatico, nei prossimi anni le aree più adatte per la viticoltura si allontaneranno progressivamente dall’Equatore per spostarsi progressivamente verso i Poli.

Lee Hannah, climatologo del Betty and Gordon Moore Center for Ecosystem Science and Economics Conservation International e della Bren School of Environmental Science and Management dell’università della California, ha guidato il team di ricercatori statunitensi, cinesi, cileni che nel 2013 ha pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) lo studio “Climate change, wine, and conservation” dal quale è emerso che, fra qualche decennio, i vigneti potrebbero essere impiantati nel Parco Nazionale di Yellowstone negli Usa o nelle pianure della Russia occidentale. La principale scoperta del team di ricercatori  è che «Il cambiamento climatico avrà un forte impatto su numerose regioni attualmente conosciute per la viticoltura e sposterà questa pratica verso zone inabituali, il che danneggerà o metterà probabilmente sotto pressione le risorse naturali essenziali e gli ecosistemi sui quali si basano gli esseri umani e gli animali»

Cosa possiamo fare per correre ai ripari?

La viticoltura biologica offre delle contromisure per aumentare l’adattamento al cambiamento climatico, ma deve essere chiaro che il rispetto del regolamento di produzione è soltanto un primo step da cui partire. Il biologico è una scelta etica e competitiva che tutela l’ambiente e favorisce la trasparenza, incrementando la fiducia del consumatore.

credits: Unsplash.com

In Italia, nel 2011, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha avviato il progetto nazionale: VIVA “La sostenibilità nella vitivinicoltura in Italia”, il cui obiettivo è quello di migliorare le prestazioni di sostenibilità dell’intera filiera vitivinicola attraverso l’analisi di quattro indicatori scientificamente riconosciuti, sviluppati sulla base di standard e normative internazionali: Aria (impronta climatica), Acqua (impronta idrica), Vigneto (impatto delle pratiche di gestione agronomica) e Territorio (impatto socio-economico-culturale). Finora le aziende aderenti al progetto sono 56 e il loro numero è in continua crescita.

Nel 2014 al Vinitaly  le prime bottiglie firmate dalle aziende pioniere del progetto erano tutte certificate dal Ministero dell’Ambiente con una particolare etichetta inserita nel retro-bottiglia, completa di QR code contenente la descrizione approfondita del prodotto, valori numerici e grafici degli indicatori di sostenibilità.

Anche la tecnologia può supportare l’agricoltura. Sono stati brevettati degli strumenti che posti nei campi o fra i filari rilevano le condizioni dell’ambiente circostante e analizzano lo scenario ambientale delle piante. Aggiornati in tempo reale grazie a dati provenienti dal web, si possono elaborare soluzioni personalizzate per le colture e metterle in atto in automatico.

In Italia, ad esempio nel Chianti, gli immensi vigneti dei Marchesi Antinori vengono controllati dall’alto da droni con videocamere a infrarossi che mostrano lo stato di salute dei grappoli. A terra, poi, macchine automatizzate ricevono le informazioni dei droni e intervengono concimando o irrigando le piante più sofferenti

Alice Cibelli

 

TI È PIACIUTO L’ARTICOLO?  ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA

Per altre curiosità e informazioni continuate a seguirci su www.habitante.it