Quando la scienza si innamora della pizza

Nessun errore nel titolo, proprio di “feeling” tra pizza e scienza stiamo parlando. Il libro “La Pizza al Microscopio” di Walter Caputo e Luigina Pugno è un viaggio tra storia, fisica e chimica del piatto che l’Unesco ha inserito nel patrimonio culturale dell’umanità.

Questo accostamento ci ha molto incuriosito soprattutto perché a parlare di Pizza non sono due pizzaioli ma un dottore in economia e scienze statistiche e una psicoterapeuta cognitivista. Siamo andati ad intervistarli.

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Walter e Luigina: perché un libro a carattere scientifico proprio sulla pizza?  

Ho già detto in più sedi senza mezzi termini: “la scienza è una figata pazzesca”.  Siamo convinti che ci siano pochi prodotti famosi come la pizza che siano in grado di aggregare le persone. La conseguenza è quasi lucida come quella di un teorema: la pizza è un ottimo mezzo per divulgare la scienza.

 

“La pizza al microscopio, saggio sugli aspetti chimici, nutrizionali e storici della pizza. Una storia piena di errori e di ripensamenti: dal più recente, la rimozione dello stigma di cibo poco sano in seguito alla scoperta delle sue virtù salutari, a fraintendimenti vecchi di secoli sui suoi ingredienti chiave.”
Giuliano Aluffi – Il Venerdì di Repubblica.

 

Con questo libro promettete di trasformare ogni cucina in un laboratorio in cui scegliere farine, ma anche come  estrarre il DNA dal pomodoro,  come ricavare il glutine, estrarre il lievito dall’uva, ecc.
La pizza come pretesto per divulgare scienza (intesa come chimica, fisica, ecc.) divertendosi?  

Pubblicare un libro consuma tutte le tue energie, e dunque lo fai perché hai la passione nella diulgazione. A noi piace scoprire la scienza e ci fornisce una soddisfazione personale, che non ha eguali. Esiste qualcosa di più bello che comprendere un concetto difficile che spiega come funziona il mondo e poi riuscire anche a spiegarlo? Dal nostro libro si possono dedurre elementi utili per divulgare la scienza: condire con curiosità esperimenti scientifici da fare anche a casa a costo quasi nullo e trasmettere al lettore la passione per queste discipline.

 

“In condizioni ottimali, una pizza cuoce in 60-90 secondi e va mangiata immediatamente, «per gustare gli aromi sprigionati dalle sostanze volatili generate attraverso la lievitazione». Anche se Caputo consiglia di portare a casa eventuali avanzi, da consumare riscaldandoli: «Impariamo a fare come i tedeschi che combattono gli sprechi arrivando al ristorante con una scatola per portare via quello che non hanno mangiato».” – Paola Emilia Cicerone – L’Espresso.

Al Festival della Scienza di Genova venne presentata la prima edizione del libro. Fu già un successo.

Al Festival della Scienza di Genova venne presentata la prima edizione del libro. Fu già un successo.

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Voi proponete un format di spettacolo che riprende alcuni di questi esperimenti e venite spesso invitati dalle scuole e dai comuni per intrattenere un pubblico di ogni età – spesso bambini – con esperimenti scientifico-culinari. Ci potete parlare di come si svolge lo spettacolo nel dettaglio?  

Certo. In seguito all’invito ci presentiamo nel luogo previsto, che di solito è una piazza in cui si svolge una festa, oppure si tratta di un evento in cui al cibo che si mangia si unisce quello che si vuol conoscere dal punto di vista scientifico. I primi che accorrono sono i bambini, ma al seguito giungono poi i genitori incuriositi. Una decina di esperimenti si possono svolgere in diretta in circa un’ora, ma talvolta il tempo del pubblico è la metà e allora ci si concentra sugli esperimenti più spettacolari. Usiamo sempre “ingredienti” che si possono recuperare in casa o che comunque costano pochissimo. Cerchiamo di interagire con il pubblico ponendo quesiti e facendo svolgere parte degli esperimenti agli spettatori stessi. Alla fine sembra magia, ma è scienza. E, in ultima analisi, la scienza è puro divertimento.

“I pizzaioli tendono a non svelare mai del tutto i loro segreti, ma con l’uscita di questo manuale, chiunque potrà sapere utili informazioni sulla preparazione della Pizza, in tutte le sue varianti tipiche della tradizione” –  Ristorazione Italiana Magazine.  

 

Walter Caputo e Luigina Pugno

Walter Caputo e Luigina Pugno

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Quali sono gli esperimenti che presentate al pubblico durante i vostri “show”?  

Alcuni sono tratti dal libro, altri li prepariamo in anticipo di volta in volta, per offrire uno spettacolo sempre nuovo. Però non posso esprimermi nel dettaglio, perché capita spesso che alcuni spettatori conoscano alcuni esperimenti perché li hanno visti in TV in qualche documentario scientifico… Insomma, non è per niente facile sorprendere il pubblico.

“Nasce così “La pizza al microscopio”, un libro scientifico, semplificato ma non semplice, che vuole essere di diffusione, senza tralasciare il linguaggio tecnico che presuppone un preciso substrato di conoscenza. Divulgativo sì, ma con occhio attento a coprire le diverse esigenze e gradi di “alfabetismo scientifico”del lettore”.  Sabrina de Federicis – Ilpiattonline.it

Il vostro libro e i vostri spettacoli sono stati presentati in numerosi eventi sul territorio italiano. Ce ne elencate qualcuno ? 

Tra  gli ultimi eventi cui abbiamo partecipato  ricordiamo con particolare affetto lo Street Food – Birra – Pizza – Festival di Milano. Per noi è stato memorabile, il  contatto con il pubblico e con i più giovani ci ha riempito di soddisfazioni che non si possono descrivere.

Progetti futuri?  

Stiamo organizzando la stagione di eventi 2018-2019. Invitiamo quindi tutti gli enti interessati a scriverci all’indirizzo ciboalmicroscopio@gmail.com o  a seguirci sul blog  ciboalmicroscopio

La pagina di Feltrinelli de La Pizza al Microscopio.

 

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  •  ”L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano” è stata inserita come parte del patrimonio culturale dell’umanità dall’UNESCO e rappresenta l’ottavo riconoscimento italiano nella lista del Patrimonio Immateriale dell’UNESCO ed è la terza iscrizione nazionale nell’ambito della tradizione enogastronomica, (dopo la “Dieta Mediterranea”,  nel 2013, e “La vite ad alberello di Pantelleria” nel 2014).
  • L’Arte è nata a Napoli, dove vivono e lavorano circa 3000 pizzaiuoli
  • Il pomodoro sulla pizza è arrivato nel  1700
  • La più antica pizzeria fu aperta a Napoli nel lontano 1738. Si chiama “Port’Alba”. Ne parla anche Alexandre Dumas padre nel suo Corricolo.
  • L’italiano Silvano Gallus, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs di Milano, ha ricevuto il premio  IgNobel per la medicina a metà settembre 2019 per aver dimostrato che “la pizza potrebbe proteggere da gravi patologie, ma solo se prodotta e consumata alla maniera e con prodotti dell’alimentazione mediterranea”. Le ricerche dimostrano come un il consumo regolare di pizza sia collegato a un minor rischio di tumori del tratto digestivo e di infarto. Il primo studio era stato pubblicato nel 2006 sullo European Journal of Cancer Prevention col titolo “Consumo di pizza e rischio di cancro al seno, alle ovaie e alla prostata”. L’altro – “La pizza protegge dal cancro?” – era uscito sull’International Journal of Cancer, nel 2013.
  • A metà degli anni 90, prima di creare Google, Sergey Brin mise in piedi un servizio che permetteva di ordinare la pizza via internet sfruttando il fax dei ristoranti. Fu un grande fallimento.
  • Il primo a portare la  pizza nello spazio è stato uno dei nostri astronauti: Paolo Nespoli. La NASA infatti negli ultimi anni cerca di accontentare i desideri di chi lavora per lunghi mesi confinato sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’astronauta Samantha Cristoforetti, ad esempio ha portato il caffè italiano insieme a una avvenieristica macchina per il caffè realizzata per l’occasione dalle aziende torinesi Lavazza e Argotec.

 

 

Credits immagine in evidenza di Petereleven su Shutterstock


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Imprenditrice, laureata in lettere moderne, iscritta all’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria e grande appassionata di enogastronomia, mi piace mettere i miei interessi al servizio degli altri. Il politico e gastronomo francese Jean Savarin diceva “l’animale si nutre, l’uomo mangia e solo l’uomo intelligente sa mangiare”; in questa frase secondo me è racchiuso un po’ il segreto della felicità: se l’uomo intelligente sa mangiare è vero anche che mangiare bene rende l’uomo intelligente e quindi capace di pensare e fare bene. Il cibo è senza dubbio la via maestra per un proprio benessere anche interiore ma bisogna scoprirne le profondità.