Castello di Monsanto: il bello del Chianti Classico

“Il bello illumina il contesto”

Edoardo Tardioli 

Immerso nelle dolci colline toscane, nasce un vino con origini storiche profonde: il Chianti. Un nome e un marchio, quello del Gallo Nero, conosciuto in tutto il mondo grazie anche al suo particolare contenitore: il fiasco. Bottiglione panciuto dal collo allungato, rivestito alla base con paglia intrecciata. Riscuote un enorme successo nei Paesi esteri. Una volta consumato il vino, il fiasco veniva usato come oggetto d’arredo. Non era difficile trovarne uno nelle case degli emigrati italiani.

Castello di Monsanto

Vigna  Il Poggio Castello di Monsanto

La denominazione Chianti vanta il primato mondiale di longevità. Già nel 1716 il Granduca Cosimo III, con un apposito bando, delimitava i confini della zona di produzione vinicola del vino Chianti. Nel 1932 viene distinta dalla zona generica di Chianti, l’area di produzione più storica. Ai vini prodotti all’interno dei confini originali, viene aggiunto il suffisso “Classico”. Nel corso della tempo, il Gallo Nero ha affrontato diversi periodi di crisi da cui però, ne è sempre uscito rafforzato. Oggi, rappresenta una delle migliori corrispondenze enoiche tra vitigno e territorio in Italia.

Il Castello di Monsanto

Nel cuore del Chianti Classico, a pochi chilometri da Barberino Val d’Elsa, si trova l’azienda vitivinicola Castello di Monsanto. Tra le colline e le vallette, immerso nei poggi vitati, delimitato da boschi e olivi, è dipinto uno dei quadri più autentici della cornice Toscana. Prende il nome dall’omonima località dove nasce nel 1960. A quell’epoca, Aldo Bianchi abitava nel nord Italia ma era originario della vicina San Gimignano. Dopo un viaggio nella zona, incantato dalla bellezza del luogo, decide di acquistare l’intera tenuta. È il figlio Fabrizio che da il via alla produzione enoica. Rimasto impressionato dai vini trovati nella cantina del castello, decide di reimpiantare parte dei vigneti. La prima vinificazione del Chianti Classico riserva Il Poggio avviene nel 62’. È il primo cru all’interno della denominazione Chianti Classico.

Castello di Monsanto

Vigna Castello di Monsanto

Oggi il Castello di Monsanto è guidato da Fabrizio Bianchi insieme alla figlia Laura. L’esperienza e la passione di Fabrizio, coniugata al gusto e alla semplicità di Laura, danno vita ogni anno a vini corrispondenti al territorio e all’andamento climatico. Dai 72 ettari impiantati a vigneto, vengono prodotti tre Chianti Classico: annata, riserva e riserva il Poggio. Un Chianti dei Colli Senesi. Tre diversi vini ideati da Fabrizio Bianchi; Chardonnay, Sangiovese e un Sangiovese rosato. Un Cabernet Sauvignon e il Vinsanto di Monsanto.

La cantina

Barricaia

Barricaia Castello di Monsanto

Non è possibile comprendere l’unicità della cantina se non andando a visitarla di persona. La maggior parte dei Château non può vantare un’opera altrettanto bella e funzionale. Entrare nella barricaia è come percorrere l’interno del Louvre. Al posto dei quadri troviamo le botti ma l’effetto non cambia: stupore e ammirazione. Collega la cantina nuova con quella storica del Castello di Monsanto risalente al 700. Fra le sue antiche mura, custodiscono la tradizione e la storia dell’azienda. Sono conservate bottiglie di tutte le annate prodotte della riserva Il Poggio. Per ogni annata vengono riposte circa 3000 bottiglie. Fabrizio Bianchi, già nel 62, aveva capito l’importanza di poter valutare l’evoluzione del vino. Una ricchezza inestimabile, capace di trasmettere a distanza di decenni il valore del Sangiovese del Poggio. Un’eredità da lasciare per le generazioni future.

Riserva il Poggio

La vigna del Poggio si erge su uno sperone roccioso di fronte al castello. Ha un’altitudine di 310 m s.l.m. L’esposizione, le correnti salmastre e il terreno ricco di galestro sono i principali responsabili a rendere Il Poggio di Monsanto unico ed estremamente longevo. Si produce solo nelle annate ritenute particolarmente favorevoli. Le uve provengono da tre vitigni ammessi nel disciplinare del Chianti Classico. È composto da 90% Sangiovese e da 7% di Canaiolo e 3% di Colorino. Invecchia per 20 mesi in botti di rovere francese. Buono quando esce sul mercato l’annata corrente, straordinario dopo 10 anni e più di riposo in bottiglia.

Cantina storica

Cantina storica Castello di Monsanto

Può stupire come una bottiglia di Poggio 1968, sia evoluta col tempo. Non lasciando dietro di sé nulla anzi, si è arricchita con il passare degli anni. Sarebbe inutile stare a spiegare in maniera metodica il gusto di quel vino. Bisogna solamente avere la fortuna di assaggiarne una. Si consideri ogni bottiglia del Poggio così antica come un individuo, come un’esperienza a sé!

Monsanto: il bello del vino che illumina il contesto

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • Sono oltre 37 milioni le bottiglie di Chianti Classico vendute del mondo nel 2017 in più di 130 paesi diversi.
  • Nel complesso il territorio del Gallo nero rappresenta un “distretto produttivo” con un fatturato globale stimabile in oltre 700 milioni di euro, un valore della produzione vinicola imbottigliata di circa 400 milioni di euro, e di 10 milioni per la produzione olivicola.
  • Quasi sicuramente il fiasco in vetro risale al XIV secolo. Ci sono fonti letterarie e iconografiche che lo menzionano. Infatti, due novelle del Decameron di Giovanni Boccaccio, scritto tra il 1349 e il 1353, ne fanno riferimento come recipiente idoneo a contenere “vino vermiglio”.

 

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Di Edoardo Tardioli