Campi elettromagnetici responsabili della progressiva estinzione delle api? Cosa c’è di vero?

Negli ultimi trent’anni, in tutto il mondo, si sta assistendo ad una diminuzione significativa degli insetti impollinatori con gravi ripercussioni sulle produzioni agricole. Anche la redazione di Habitante è preoccupata di questa moria progressiva e si interroga, con gli scienziati, sul perché e su come possiamo intervenire.

Per fare chiarezza abbiamo intervistato  una ricercatrice del CNR, Consiglio Nazionale delle Ricerche. La dottoressa Immacolata Vecchio, specializzata in scienze biologiche

Come spiega nel suo articolo: le api, garantiscono l’impollinazione dell’80% delle specie agricole  importanti per l’alimentazione umana. Senza di loro, molti frutti: arancia, pompelmo, mandarino, kiwi, melone per citarne alcuni e vegetali: cavolfiore, pomodori, cavolo, zucca, carota, sedano; scompariranno in un prossimo futuro dalle nostre tavole.

Dottoressa, le api sono influenzate, e possono morire a causa dei campi elettromagnetici. Cosa sono e come vengono creati? 

Un campo elettromagnetico è il risultato dell’interazione tra i campi elettrico e magnetico. Il campo elettrico si forma in presenza di una carica elettrica. Un cavo elettrico o un apparecchio elettrico generano un campo elettrico che non è visibile, ma c’è sempre, anche quando l’apparecchio è spento.
Il campo magnetico è il risultato di cariche elettriche in movimento. E’ quello che si forma quando schiaccio l’interruttore di una lampadina, le cariche elettriche si muovono per permettere l’accensione della lampadina.
I campi elettromagnetici esistono in natura: la presenza di elettricità nell’aria provoca i fulmini durante un temporale. La terra si comporta come un enorme calamita e genera un campo magnetico che fa orientare l’ago della bussola in direzione Nord-Sud.
Molti campi elettromagnetici sono artificiali.
In casa, in ufficio, vengono creati da un qualsiasi apparecchio elettrico, di uso comune: elettrodomestici, impianto elettrico, macchine da ufficio.

All’aperto, i campi elettromagnetici sono generati da:

  • centrali di produzione e stazioni di trasformazione dell’energia elettrica,
  • elettrodotti di trasmissione e distribuzione,
  • impianti di illuminazione pubblica,
  • antenne per le trasmissioni radiotelevisive e per la telefonia mobile.

Cosa sono le radiazioni non ionizzanti che utilizziamo costantemente. Ci può fare qualche esempio?

I campi elettromagnetici vengono distinti in base a due proprietà: la frequenza e l’intensità, cioè la quantità di energia che generano.
Tutti i campi elettromagnetici prodotti dai sistemi che forniscono energia elettrica e gli apparecchi che la utilizzano sono a frequenza estremamente bassa e non superano i 300 Hz.
Altre tecnologie, come gli schermi del computer e i sistemi di sicurezza (allarmi, antifurto) producono campi a frequenza intermedia con frequenze tra 300 Hz e 10 MHz.
Le antenne che trasportano i suoni, le voci e le immagini video, i radar e i forni a microonde generano campi ad alta frequenza o radiofrequenza con frequenze da 10 MHz a 300 GHz.
L’energia di questi campi è debole e non è in grado di spezzare i legami tra le molecole. I campi con queste caratteristiche sono detti: non-ionizzanti.
Altro discorso nel caso dei campi definiti: ionizzanti, che hanno frequenze ben superiori ai 300 GHz. I raggi X, i raggi gamma prodotti da sorgenti radioattive e i raggi cosmici hanno sufficiente energia da rompere i legami molecolari.

Nel suo articolo si parla di frequenze a 50 Hz. Cosa significa questa unità di misura? Ci aiuta a capire meglio?

Il campo elettromagnetico emesso dagli impianti, dai sistemi e dagli apparati connessi con la produzione, la trasmissione, la distribuzione e l’utilizzo dell’energia elettrica opera ad una frequenza di 50 Hz.
L’Hertz, abbreviato Hz è l’unità di misura nel Sistema Internazionale (SI) della frequenza e si applica a un qualsiasi evento periodico. 1 Hz equivale ad un’oscillazione al secondo.
Il ticchettio di un orologio a pendolo ha una frequenza di 1 Hz.
La radiazione elettromagnetica si propaga nello spazio attorno alla sorgente come un’onda.
Per analogia possiamo immaginare di agitare l’estremità libera di una fune che ha l’altro capo legato ad un supporto qualsiasi. Se muoviamo lentamente la fune su e giù, si disegnerà nello spazio una singola onda; se al contrario agitiamo velocemente la fune si produrranno delle onde più piccole e ravvicinate. Il numero delle onde o delle oscillazioni create corrisponde alla frequenza.

Lei accenna anche al 5G che però opera nella banda da 3 GHz a 300 GHz, Ci spiega la differenza?

Il termine 5G significa: tecnologia di quinta generazione, e permetterà di collegare più dispositivi contemporaneamente, a velocità e prestazioni mai viste finora.
È in fase di sperimentazione in molte città italiane. Le reti 5G utilizzeranno, per l’accesso senza fili ad Internet, le bande di frequenza delle onde millimetriche (20-60 GHh).

In Italia la banda più alta assegnata opera a 30 GHz. La rivoluzione del 5G è nei servizi che offrirà alle città e ai cittadini:

1) Città più intelligenti grazie ai numerosi sensori distribuiti per le strade che raccoglieranno ed invieranno ad una centrale operativa i dati sul traffico, sull’illuminazione, sulla raccolta dei rifiuti, sull’assembramento di persone in occasione di eventi, con la possibilità di intervenire da remoto per risolvere i guasti.
2) Città più sicure grazie ai droni che vigileranno su aree a rischio di calamità naturali dando informazioni importanti su come organizzare i soccorsi in caso di frane o incidenti.
3) Servizi più affidabili, basti pensare a tutte le applicazioni in campo medico: interventi a distanza, ambulanze connesse al medico di pronto soccorso che può valutare il paziente già durante il trasporto in ospedale.
4) Servizi più funzionali, sia nelle attività ricreative che culturali con possibilità di intrattenimento e di approfondimento.

Le reti 5G, – che consentiranno di scambiarsi dati molto più velocemente su smartphone, computer e numerosi altri dispositivi – sono da tempo osteggiate con campagne e iniziative da chi sostiene che le onde radio siano nocive per la salute. Nelle ultime settimane diversi comuni hanno preso provvedimenti e firmato ordinanze contro l’installazione delle antenne necessarie alla diffusione delle nuove reti 5G, considerandole pericolose per la salute, senza che però esistano evidenze scientifiche della sua pericolosità. Si tratta di esagerazioni pseudoscientifiche o c’è qualche dato che lo possa confermare?

I campi elettromagnetici hanno da sempre suscitato molta paura per i possibili effetti sulla salute.
Molti studi sono stati effettuati nel tentativo di valutarne la pericolosità. La maggior parte dei quali sono studi di tipo epidemiologico. Il limite di questi studi è la loro durata. Per poter affermare il verificarsi o meno di un danno biologico sono necessari anni di esposizione.
È impensabile pensare di avere risposte dalla scienza su di una tecnologia che sta per nascere.
L’unico effetto certo dei campi elettromagnetici a radiofrequenza, a cui appartiene anche il 5G, è il riscaldamento. Nei forni a microonde questa caratteristica viene sfruttata per riscaldare i cibi. Nel caso del 5G, gli esperti del settore riferiscono che le radiazioni ad alta frequenza, prodotte con questa tecnologia, hanno una debole capacità di penetrare nei tessuti corporei. In conseguenza di ciò, il riscaldamento è inferiore rispetto a quello provocato dal 3G o 4G.

Questo ci dovrebbe far stare tranquilli. La Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP) è il principale organismo internazionale che regola l’utilizzo delle radiofrequenze. Ha da poco aggiornato le linee guida, adottate anche dall’Italia, sulla protezione della popolazione dai campi elettromagnetici.
Si tratta del primo aggiornamento dal 1998 ed include anche le frequenze utilizzate dal 5G.
Come tutte le novità è comprensibile che l’avvento del 5G ci spaventi, ma senza prove scientifiche certe non possiamo affermare con certezza se sia o meno dannoso per la salute.

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • Attualmente il maggiore pericolo nelle case degli abitanti italiani non sono le radiofrequenze, non è il WI-FI, non è il 5G ma è il RADON. Un gas debolmente radioattivo presente nella quasi totalità della superficie dello Stivale, dalle Alpi agli Appennini. È un gas subdolo che penetra nelle case e genera attualmente la maggior parte dei problemi tumorali dovuti ad esposizione di agenti naturali. Inoltre chi fuma è doppiamente a rischio. Qui una guida scaricabile.

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte, inizia la sua attività come Web Specialist nel 1996 presso il Politecnico di Torino, durante il quale svolge le sue prime docenze alla Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. Si occupa da un ventennio di divulgazione scientifica. È direttore responsabile di habitante.it, content farm digitale che si occupa di marketing e comunicazione, nata da un progetto ideato per supportare l’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia e sviluppato insieme a Unione Nazionale Consumatori.