Tra arte e natura: l’Italia delle chiese nella roccia vi aspetta

Tra le tante mete delle quali avremmo potuto parlarvi, perché abbiamo infine optato per le chiese nella roccia più belle d’Italia?

Perché, in questi giorni inevitabilmente contraddistinti dalla tristezza per un’estate oramai giunta alla conclusione, immaginare luoghi pensati per suscitare immediato sollievo e profonda distensione non potrà che essere di aiuto.

Le chiese nella roccia, delle quali l’Italia è riccamente ornata da nord a sud, rappresentano infatti il più elevato desiderio di sollevare il proprio corpo e il proprio spirito, impregnato di ansie e preoccupazioni, verso una dimensione che, trascendendoci, ci rassereni.

L’effetto positivo che le chiese nella roccia sono in grado di offrire è immediato: meglio di un potente farmaco, la visione delle loro lievi linee, fluttuanti nel grigio della nebbia o accecate dall’azzurro di un cielo terso, donano immediato ristoro a qualsiasi nostro turbamento. Ogni umano pensiero viene infatti ivi purificato e come distillato in un’entità tanto leggera da apparire vaporosa.

Tra due settimane…

Si ricomincia con il solito rituale della sveglia, del vasetto di yogurt al volo e del fastidioso rumore dell’acqua che scorre nel lavandino? Una scrivania o un semplice banco sgangherato e inciso dalle penne di coloro che ci hanno preceduto ci osservano, sghignazzanti, dalla prospettiva di giorni che a breve saranno purtroppo nostri? Per esperienza personale di chi scrive, vi posso assicurare che prendersi una lunga giornata per visitare in tutta tranquillità una delle innumerevoli chiese nella roccia, può essere davvero un’occasione per ritrovare un filo di positività in un mare di solo apparente amarezza.

Al vostro ritorno, non potrete che sentirvi come rinati, allietati e sollevati nell’animo da una delle tipologie architettoniche più ammirevoli di tutta la produzione umana; ecco perché, nel corso di questo articolo, vi parleremo delle tre più belle chiese nella roccia presenti in Italia.

 

Eremo di Santa Caterina del Sasso

chiesa nella roccia Eremo di Santa Caterina del Sasso

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Cominciamo dalla regione dei Sette Laghi del Nord, precisamente da Leggiuno, in provincia di Varese.

A coloro che hanno la fortuna di giungervi a bordo di un’imbarcazione, la struttura di questo singolare eremo appare in tutta la sua bellezza tra le aride e bianchissime rocce della riva, sospesa come un nido d’aquila, tra gli inquietanti baratri del vuoto.

La storia dell’Eremo di santa Caterina del Sasso, una delle chiese nella roccia più suggestive, ha inizio, come racconta una leggenda, nel lontano XII secolo. In quegli anni, un mercante e usuraio di Arolo di nome Alberto Besozzi, scampato a un avventuroso attraversamento del lago, decise di fare voto a Santa Caterina d’Alessandria e, ritiratosi a vita eremitica presso una delle grotte presenti in quel tratto di costa dove oggi sorge l’eremo, edificare una cappella alla Santa. La cappella, ancora oggi visibile sul fondo della chiesa, rappresentò il primo semplice edificio intorno al quale, nel corso degli anni, andò edificandosi quella magnificente struttura che oggi possiamo ammirare nella sua completezza. Dopo essere passato, lungo l’arco dei secoli, sotto la tutela dei Domenicani, dei frati dell’Ordine di Sant’Ambrogio ad Nemus e dei Carmelitani di Mantova, l’Eremo di Santa Caterina del Sasso si trova oggi sotto l’attenta tutela degli Oblati benedettini.

 

Tempio del Valadier

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Spostandoci un po’ più verso sud, il nostro viaggio, iniziato all’insegna della scoperta delle più belle chiese nella roccia, può temporaneamente arrestarsi per trovare un breve e ascetico riposo presso le selvagge e suggestive ambientazioni di Genga, in provincia di Ancona.

Infatti, nei pressi delle rinomate Grotte di Frasassi, immersa tra le buie profondità di un antro, appare, come accarezzata da lievi raggi di luce filtranti, la figura di un edificio delicato quanto potente: il Tempio del Valadier, un luogo di culto al cui interno era un tempo possibile ammirare una Madonna con Bambino della bottega di Antonio Canova (oggi è stata sostituita da una copia).

Questo suggestivo luogo di culto, a pianta ottagonale proprio perché l’ottavo giorno sarebbe avvenuta la Resurrezione di Cristo, venne costruito, a dire il vero, in tempi nemmeno troppo remoti e sperduti in evi leggendari: nel 1828, precisamente, e su commissione di Papa Leone XII, al secolo Annibale Sermattei della Genga.

L’edificio, costruito in travertino e sormontato da un grande tetto in piombo, si erge all’interno di una spaziosa grotta nella quale, nel X secolo, gli abitanti locali trovarono probabilmente rifugio dalle razzie degli Ungari.

Forse, fu proprio per questo, e cioè per via di un’aura di delicata serenità, che questa grotta fu scelta per edificare il Tempio dell’architetto Valadier; una, tra le chiese nella roccia, che ancora oggi, dopo molti anni dalla sua edificazione, è in grado di offrire asilo all’anima contusa di migliaia di peccatori.

 

Santuario di Santa Rosalia (Palermo)

www.santuariosantarosalia.it

Il nostro breve ma intenso viaggio, alla scoperta di alcune tra le più belle chiese nella roccia presenti in Italia, è quasi giunto al termine: ripartendo dal Tempio del Valadier, percorsi i parecchi chilometri che li dividono, sembra che la nostra stanchezza, corporale e spirituale, possa finalmente trovare sollievo in un luogo tanto suggestivo quanto sacro.

Il santuario di Santa Rosalia, che oggi possiamo ammirare in tutta la sua bellezza dai piedi del monte Pellegrino, venne dedicato dal Senato Palermitano alla Santa nel 1625, quando, al termine di una processione, Palermo venne salvata da una devastante epidemia di peste.

Il luogo in cui sorge l’attuale santuario fu in passato la sede di un tempio, sempre intitolato alla Santa e voluto dal Senato Palermitano nel 1180, che si trovava nei pressi dell’antica chiesa bizantina retta da quei monaci dell’Ordine benedettino che assistettero Santa Rosalia durante gli anni dell’eremitaggio.

Questo affascinante santuario custodisce i resti della Santa, trovati nel 1624 grazie alle indicazioni di una donna, Girolama la Gattuta, la quale le aveva a sua volta ricevute durante una visione.

Si è deciso, nel corso della stesura dell’articolo, di optare per un giro breve, caratterizzato da poche tappe, ma con soste non eccessivamente succinte. Avremmo certo potuto mostrarvi altre chiese nella roccia (l’Italia ne ospita tantissime, tutte di incredibile bellezza), ma per evitare di costringervi alla lettura di un articolo eccessivamente lungo, e dunque inevitabilmente noioso, abbiamo creduto opportuno sostare più a lungo, meditando, presso tre sole chiese nella roccia, scelte strategicamente nel nord, nel centro e nel sud del nostro Paese; in modo da poter essere visitate in maniera relativamente comoda da tutti gli Habitanti italiani.

Habitanti, è vero che agosto induce alla pigrizia, ma è anche altrettanto vero che questa breve e comoda guida non vi lascia scampo: andate e visitate, c’è un intero mondo là fuori e l’Italia delle chiese nella roccia vi aspetta!