L’abusivismo edilizio è parte del paesaggio italiano

Pratica diffusa negli ultimi 50 anni nel nostro Paese, diventa oggi un problema radicale da combattere per salvaguardare il nostro paesaggio: parliamo di abusivismo edilizio.

L’abusivismo edilizio è un fenomeno di diffusa perpetrazione del reato di abuso edilizio tale da assumere una particolare e incisiva rilevanza sociale e politica. In questo è evidente quanto possa incidere negativamente sul benessere della comunità che vive i luoghi in cui non c’è rispetto delle linee guida emanate in materia. Crescono infatti le contraddizioni nell’ambito del benessere a livello nazionale perché se da un lato vediamo che la politica tende alla riduzione della spesa per la tutela e lo sviluppo del patrimonio culturale con l’idea di investire strategicamente su di esso per il futuro, dall’altro si registra un’enorme tasso di abusivismo a fronte di un territorio purtroppo fragile e allo stesso tempo di grande valore storico. E’ proprio l’ISTAT che lo dichiara nel Rapporto Benessere Equo e Sostenibile (BES) in Italia 2017, studio effettuato al fine di fornire un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali dell’Italia.

Il boom dell’abusivismo edilizio in Italia

A partire dagli anni settanta, caratterizzati da forte crisi economica che produsse un tasso di inflazione maggiore del 20%, ci fu un’alta domanda di seconde case non chiaramente per moda o fattori culturali: a fare leva sugli italiani in cerca della seconda casa era l’emergenza di avere al sicuro i propri risparmi, perché erano terrorizzati che ne perdessero valore. In quel clima di agitazione e di fermento per l’investimento nel “mattone” ci fu un altrettanto galoppante risposta al limite della legalità di realizzare abitazioni. Fu così che crebbe in un brevissimo lasso di tempo un numero ingente di seconde case e quindi l’abusivismo edilizio. Il costruire il più in fretta possibile tutti i metri quadri possibile costituiva una risposta istintiva alla caduta verticale del potere d’acquisto, e profittava di una sostanziale staticità dei prezzi del mercato delle prestazioni e dei materiali per l’edilizia.

Abusivamente, quindi senza alcuna licenza o concessione edilizia, una moltitudine di famiglie italiane realizzò un numero impressionante di nuove unità immobiliari per residenza principale o da tenere disponibili come seconda casa.

Cosa dicono i dati nazionali sull’abusivismo edilizio?

Il Rapporto BES, nell’ambito delle parti relative a “Paesaggio e patrimonio culturale”, fornisce  dati di interesse relativi, tra l’altro, al patrimonio culturale, paesaggio e urbanizzazione e abusivismo edilizio: l’Italia conserva il primato della Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, essendo il Paese con il maggior numero di beni inclusi (51, pari al 4,8% del totale) ed è fuori di dubbio che si colloca tra i primi paesi al mondo per ricchezza di beni storici, artistici e paesaggistici. Alla gestione di un patrimonio così importante, tuttavia, sono destinate risorse relativamente scarse: nel 2015 lo Stato ha speso per queste finalità 1,07 miliardi/€ pari allo 0,2% della spesa complessiva delle amministrazioni centrali e allo 0,07 del PIL.

Allo stesso tempo il rapporto fornisce anche dati relativi agli immobili vincolati nel 2016 pari a oltre 200.000 e quindi in media pari a 67,6 ogni 100 km2: un’elevatissima densità di elementi di valore storico e artistico, distribuiti capillarmente sul territorio, al punto da costituire un tratto caratteristico del paesaggio italiano.

L’abusivismo edilizio viene trattato come un fattore di criticità del patrimonio culturale e paesaggistico e più in generale del progresso civile della società italiana. La crisi economica, ha avuto un impatto sulla componente legale delle nuove costruzioni: a partire dal 2015 il flusso delle costruzioni ad uso residenziale autorizzate dai comuni si è ridotto del 70,5% rispetto al 2007, mentre quello delle costruzioni abusive soltanto del 35,6%.

Come è possibile controllare l’abusivismo edilizio e contenerlo?

L’indice di abusivismo edilizio rappresenta il numero di costruzioni abusive per 100 costruzioni autorizzate dai comuni. Esso monitora il dominio “paesaggio e patrimonio culturale” del benessere: questo indice fornisce infatti una misura diretta del deterioramento del paesaggio, ma può leggersi anche come indice del rispetto della Legge nell’utilizzazione del territorio italiano.

Lo scorso 26 aprile è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Documento di economia e finanza 2018 emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze: questo documento contiene analisi e linee guida per il controllo dell’abusivismo edilizio e gli indicatori di benessere equo e sostenibile. Leggiamo infatti che è da un corretto equilibrio nel rapporto di forza fra interessi pubblici e privati dipendono, infatti, sensibilmente il benessere collettivo e la coesione delle comunità locali.

La Figura II.24 riporta la serie storica dell’indice di abusivismo edilizio per il periodo 2005-2017; dal 2005 al 2015 si osserva un aumento dell’indice che passa da 11,9 a 19,9 abitazioni abusive per ogni 100 abitazioni legali costruite annualmente. Nel triennio 2015-2017 si registra una riduzione dell’indice che da 19,9 scende a 19,4. Il 20% delle abitazioni costruite nel 2017 sono abusive con punte del 50% nelle isole.

Dalla regione Campania provengono le ultime “Linee guida relative ai problemi dell’abusivismo edilizio” relative alla LR 19/2017. Vediamo che è prevista la possibilità, in alternativa alla demolizione, di acquisire e rivendere gli immobili abusivi che non siano in contrasto con gli interessi urbanistici, ambientali o idrogeologici. Il documento specifica che la demolizione dell’opera abusiva, finalizzata al ripristino dell’equilibrio urbanistico violato con un illecito edilizio, costituisce la misura ordinaria da adottarsi in ipotesi di abuso. Tuttavia, le linee guida indicano ai Comuni come valutare le alternative alla demolizione attraverso criteri di valutazione del prevalente interesse pubblico rispetto alla demolizione. Le Linee guida contengono inoltre i criteri per valutare il non contrasto dell’opera con rilevanti interessi urbanistici, ambientali o di rispetto dell’assetto idrogeologico. Nell’ambito dei rilevanti interessi urbanistici si potrà valutare, se l’area è vincolata paesaggisticamente, l’incidenza dell’opera abusiva sulla percezione e sul godimento del paesaggio, tenendo conto del contesto antropico esistente.

Questi dati nel quadro nazionale ci dimostrano che una quota rilevante e crescente dell’attività edilizia e del processo di urbanizzazione si svolge ancora oggi senza controllo e al di fuori della legge, denunciando una evidente difficoltà degli enti locali nella capacità di governo del territorio. L’abusivismo edilizio, nonostante i periodici condoni, continua a essere una malattia endemica che si combatte con grande difficoltà, a discapito chiaramente non solo del territorio e dell’ambiente, ma anche delle imprese che realizzano interventi a norma di legge.

Le leggi contro l’abusivismo edilizio ci sono ma è necessario che vi sia la capacità da parte degli enti locali di vigilare il territorio e far attuare i provvedimenti previsti. Contemporaneamente è indispensabile rimettere mano, semplificandolo, al sistema delle autorizzazioni del Codice dei beni culturali per agevolare la battaglia contro questo fenomeno disastroso per il paesaggio italiano.

 

Serena Giuditta

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