Matera, the resilient city

In un Paese in cui l’arte, la storia e l’architettura rappresentano i simboli della magnificenza che hanno per secoli contraddistinto il made in Italy, una delle realtà che ha completamente cambiato il concetto di turismo è Matera, la città dei Sassi.

Una piccola cittadina della Lucania che, a partire dal suo antico rapporto con l’agricoltura e la pastorizia, nel corso dei secoli ha trasformato il suo territorio in opportunità di rinascita.

La storia di Matera, the resilient city

La storia di Matera si evince passeggiando all’interno del suo nucleo più antico. Una stratificazione eterogena di lamioni e grotte che costruiscono un landscape unico al mondo che, attraverso l’uso del tufo, si integrano perfettamente con il paesaggio naturalistico del canyon.

Un sistema di case-grotte che ha ospitato negli anni generazioni di uomini, donne e animali. Una particolarità diventata disagio fino ad assegnare a Matera, intorno agli anni ’50, il titolo di “vergogna nazionale” per via delle sue scarse condizioni igieniche.

Il cambiamento della città dei Sassi e della sua unicità rupestre ha nel tempo permesso di mostrarsi al panorama internazionale attraverso il concetto di infrastruttura culturale. Infatti, è grazie alla cultura che nelle sue varie declinazioni le permette di essere la “Machu Picchu” Italiana.

Un patrimonio che oggi conserva e trasmette tradizione attraverso la triangolazione “uomo-natura-architettura”. Caratteristica che, grazie all’opera “Cristo si è fermato ad Eboli” di Carlo Levi, racconta un paesaggio che ha molte similitudini con l’Inferno dantesco – per via dell’alone di mistero che circonda i Sassi – o con la Gerusalemme antica che rimanda al periodo di vita di Gesù Cristo.

Il titolo di “vergogna nazionale” ha posto sì un grande interesse per questo territorio a tal punto che nel 1952 fu emanata una “Legge speciale per lo sfollamento dei Sassi” al fine di avviare il processo di risanamento di questo nucleo antico.

Una vera e propria rigenerazione territoriale che nel 1993 le ha garantito il titolo di Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO.

Il processo di cambiamento avviato ha fatto sì che la peculiarità di una geomorfologia natural-architettonica abbia, attraverso il rafforzamento di una identità cittadina resiliente, stravolto il concetto di turismo statico in turismo esperienziale.

Matera Capitale della Cultura 2019

(Ri)conversione culturale che ha portato Matera a diventare Capitale della Cultura 2019 dimostrando nel vero senso della parola che il cambiamento identitario di una comunità può avverarsi solamente se la volontà dei cittadini dialoga attraverso un unico linguaggio.

Matera oggi vive del suo splendore e lo fa anche grazie ad un’altra caratteristica. La sua conformazione le permette di essere una scenografia naturale che non ha bisogno di strutture artificiali.

La città dei Sassi diventa così nel tempo la città del cinema, soprattutto del cinema internazionale. Un archetipo nato grazie a “La Lupa” di Alberto Lattuada del 1953, “Il Vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini del 1964, “King David” di Bruce Beresford del 1985 e che si è confermato con “The Passion” di Mel Gibson del 2004 e il remake dello storico “Ben Hur” di Timur Bekmambetov del 2016.

La città della stratificazione garantisce così al visitatore la possibilità di vivere il territorio in modo simbiotico e profondo. Ci si immerge completamente sentendosi parte di una storia, archeologi improvvisati, scopritori di mondi.

Nel diretto contatto con la Mater(i)a antica, la sinergia mistica che innesca processi e scambi di flussi energetici permette al visitatore non autoctono di esser parte integrante di una realtà unica nel suo genere.

Camminare tra i sassi significa percepire in modo (in)diretto la sua storia e la sua capacità rigenerante. L’energia che ne deriva garantisce a tutti di vivere in connessione con la natura e in fusione con il paesaggio costruito.

Matera è un museo a cielo aperto, eccellenza del territorio italiano, feminility dell’architettura, città che si compie in una composizione di tanti “inizi di città”.

È la città che in futuro ci riserverà molte sorprese, la resilient city.

Ph.D. Arch. Antonio Ippolito