Gli italiani nel mondo: un popolo di grandi viaggiatori

Un passato illustre

Quanti sono gli italiani nel mondo? Sono molti i nostri connazionali a vivere all’infuori dei nostri confini? Dove si trovano per la maggior parte?

Domande come queste, alle quali certo non pensiamo fin dalle prime luci dell’alba, sono, a dire il vero, molto interessanti. Soprattutto perché, da una loro risposta, ci deriverebbe una maggiore consapevolezza sulla salute del nostro Paese e un aiuto nel fissare sull’atlante i movimenti che gli italiani hanno compiuto nella storia.

È interessante notare, dapprincipio, come la Spagna e il Portogallo, tra gli stati più potenti del XV° e XVI° secolo, si affidassero ad avventurieri ed esploratori italiani.

Tra i più noti italiani nel mondo, un posto privilegiato spetta sicuramente a Cristoforo Colombo.

Nonostante  Salvador de Madariaga ipotizzi, per lo scopritore delle Americhe, un’origine catalana, oggi, di per certo, sappiamo che fu genovese. Tra i genovesi, infatti, nacquero i più abili navigatori del globo; costoro, fondando colonie leggere e funzionali, riuscirono a spingersi fin verso Trebisonda e Sebastopoli.

Nonostante l’importanza di Genova, un’altra repubblica marinara italiana riuscì nell’intento di far parlare di sé, sia per l’influenza esercitata nel mondo sia per la bravura nel condurre le proprie navi lungo i mari: Venezia.

Di Venezia fu, come tutti sappiamo, Marco Polo, autore de Il Milione e primo occidentale a descrivere approfonditamente la Cina, l’India, il Tibet e la Birmania.

Oltre a Polo, un altro veneziano che merita di essere ricordato è Alvise Ca’ da Mosto: dopo essere sbarcato nel Senegal scoprì, in ultimo, le isole di Capo Verde.

Un’altra curiosità molto interessante e poco conosciuta riguarda gli Italiani attualmente residenti in Turchia.

Habitanti, lo sapevate che quegli italiani, chiamati italo-levantini, risiedono in Turchia dai tempi della Quarta Crociata (1204)? E che, nonostante i molti secoli trascorsi, hanno mantenuto inalterata la loro origine e che parlano correntemente italiano?

Oltre alle domande retoriche, molto importante è ricordare che l’emigrazione degli italiani in Turchia non fu dettata da bisogni e ristrettezze patite nel proprio luogo natio. Furono in Turchia chiamati, infatti, unicamente perché abilissimi artisti e artigiani. E questa particolare emigrazione di italiani fu ivi ripetuta anche nel XIX° secolo.

Gli anni passano e, con essi, cambia la situazione italiana

 

gabriellagiudici.it

Abbiamo visto come, fino al XIX° secolo circa, la presenza degli italiani nel mondo fosse massiccia ma non legata a un’emigrazione dettata da una carenza di prospettive in Patria.

Durante i primi anni del giovane Stato Italiano, dopo la tanto desiderata unificazione operata dai Savoia, da Cavour, Mazzini e Garibaldi, l’Italia, per la prima volta, si rese conto dei propri problemi strutturali. La famiglia reale subalpina, infatti, si ritrovò a dover amministrare un territorio molto più grande del precedente.

I collegamenti stradali e ferroviari erano scarsi, l’industria acerba e l’agricoltura non competitiva rispetto a quella degli altri Paesi europei.

Gli italiani quindi, alle prese con una povertà endemica e aiutati dalle nuove tecnologie, che permettevano spostamenti globali sempre più veloci, presero in considerazione di andarsene in cerca di più allettanti lidi.

Tra questi, alcuni tornarono a casa da vincenti, altri si legarono ai luoghi che li ospitarono e l’Italia non la videro mai più.

Un piccolo inciso antropologico, in merito, è piuttosto interessante.

Si è detto, a più riprese, che gli italiani, avendo uno di spirito identitario piuttosto debole, sarebbero facilmente assimilabili da parte del Paese ospitante.

Certo, non è questa la sede più adatta per avanzare giudizi, ma, in parte, proprio così si potrebbe agevolmente spiegare la tendenza di alcuni connazionali ad abbandonare, una volta per tutte, i propri lineamenti d’origine.

Detto questo, negli ultimi anni, la tendenza all’emigrazione da parte degli italiani non si è certo arrestata.

Potremmo rimanere addirittura stupiti nel constare che, anche dalle più ricche e industrializzate regioni del Nord Italia, sempre più italiani partono in cerca di un futuro migliore.

Gli italiani nel mondo oggi

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Secondo i dati dell’A.I.R.E, l’Anagrafe Italiani residenti all’estero, nel 2017, gli italiani che vivono all’infuori dei confini del proprio Paese sarebbero addirittura 5.114.469. Un dato davvero ragguardevole se si considera che nel corso dello scorso anno gli espatri sono aumentati del 3,6% rispetto al 2016.

La metà degli emigrati all’estero sono giovani donne e uomini, compresi tra i 20 e i 40 anni. In questa fascia d’età, sempre rispetto al 2016, nel 2017 si è però registrata una diminuzione degli espatri dello 0,3%.

Dati alla mano, cerchiamo di capire meglio dove vanno gli Italiani e da dove partono.

Tra il 20016 e il 2017, infatti, 194 sono le destinazioni che gli italiani hanno deciso di raggiungere.

Al primo posto l’Europa, per ovvie questioni di comodità geografica, dove la Germania perde il primato. Nel corso dell’anno preso in esame, infatti, gli Italiani preferirebbero la gran Bretagna, l’Irlanda (+57,6%) e la Spagna (+31,6%) come proprie mete europee verso le quali emigrare.

Altri Paesi, in cui gli italiani formano una comunità cospicua, oltre a quelli già citati, sono:

  • Argentina
  • Svizzera
  • Francia
  • Brasile
  • Belgio
  • Stati Uniti
  • Canada
  • Australia

Una falsa credenza, poi, che è opportuno sfatare e che chi vive nel Nord Italia conosce fin troppo bene è che dalle regioni settentrionali non si emigri. Non è vero. Chi scrive sa per esperienza quanti giovani decidano di partire poiché sfiduciati e stanchi di non poter mettere in pratica quanto imparato in circa un decennio di studi specializzati.

Chi è nato nelle province di Como, Varese e Sondrio, per rimanere confinati nella sola Lombardia, conosce o ha addirittura potuto sperimentare sulla propria pelle quello che si va scrivendo. Il fenomeno dei frontalieri, con tutti i problemi di più o meno lunga data connessi, contraddistingue da decenni lo spirito di queste comunità di confine. Un confine che separa gli Italiani da uno Stato molto più competitivo, la Svizzera.

Proprio tra il 2016 e 2017, infatti, la Regione che ha registrato il maggior numero di partenze è stata la Lombardia (circa 23 mila), accompagnata dal Veneto (11.611), dalla Sicilia (11.501), dal Lazio (11.114) e dal Piemonte (9.022).

Pensionati italiani in cerca di un proprio posto al sole: la sun migration

www.liveintunisia.org

Quando si parla di emigrazione italiana, si pensa sempre a una fascia di cittadini italiani compresa, come dicevano, tra i 20 e i 40 anni.

Negli ultimi anni, invece, un fenomeno che sta sempre più prendendo piede è proprio quello dell’emigrazione dei pensionati italiani.

A causa di tasse pressanti e di un carovita tra i più alti d’Europa, se rapportato con quanto in media percepito da un lavoratore italiano, l’Italia non è un paese per anziani. Oltre a non esserlo per i più giovani.

Proprio per questo, al fine di trovare luoghi nei quali vivere con maggiore dignità, i nostri connazionali pensionati hanno preso la decisione, a loro volta, di emigrare.

Le mete ambite dagli italiani più “adulti” sarebbero:

  • Arcipelago delle Canarie
  • Portogallo
  • Ungheria
  • Bulgaria
  • Malta
  • Tunisia
  • Senegal
  • Australia
  • Thailandia
  • Filippine
  • Ecuador

E voi, Habitanti più o meno giovani, cosa ne pensate? Sareste mai disposti a lasciare il vostro Paese? Nel caso la risposta fosse affermativa, dove preferireste andare?

Nel frattempo, chi scrive si auspica, caldamente, che chi di dovere si operi al fine di cessare un’inutile dispersione di risorse umane. Dispersione che al nostro Paese, a lungo andare, potrebbe risultare persino fatale.

Un Paese senza una prospettiva, infatti, è come un fantasma nel quale si è smesso di credere. Come un vertebrato senza midollo spinale e vertebre. È il nulla. E il nulla non esiste.

Simone Fergnani