“More clay less plastic”, la ceramica per ridurre il consumo di plastica.

Il consumo della plastica negli ultimi anni ha portato il fragile equilibrio dell’ecosistema ad un punto di non ritorno. Numerosi sono gli interventi messi in atto per contenere i danni provocati dalla cultura dell’usa e getta legata all’impiego della plastica, tra questi  il movimento “More clay less plastic” che promuove l’utilizzo della ceramica per ridurre il consumo di plastica.

 

La plastica e le direttive future per ridurre l’utilizzo

L’invenzione della plastica ha indubbiamente portato molti vantaggi nell’economia e nella vita quotidiana. Le sue caratteristiche di leggerezza, resistenza, isolamento, hanno reso questo materiali molto importante per l’industria mondiale, contribuendo anche ad importanti innovazioni che hanno cambiato completamente lo stile di vita degli uomini dalla sua scoperta ad oggi. Tuttavia la plastica resta un materiali controverso: troppo spesso il modo in cui le materie plastiche vengono prodotte, utilizzate e scartate non risponde alla necessità di un ciclo di vita “circolare” che rispetti l’ambiente. Per questo resta urgente ripensare ad una nuova economia che preveda la progettazione e la produzione di materie plastiche e prodotti che rispondano alle esigenze di riutilizzo, riparazione e riciclaggio.

Nel documento “A European strategy for plastics in a circular economy”, dello scorso gennaio, redatto dalla Commissione Europea si legge che “Negli ultimi 50 anni, il ruolo della plastica nella nostra economia è cresciuto costantemente. La produzione globale di materie plastiche è aumentata di venti volte dagli anni Sessanta, raggiungendo i 322 milioni di tonnellate nel 2015”, che raddoppieranno nei prossimi 20 anni. L’Europa genera circa 25,8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica l’anno e meno del 30% è avviato al riciclo. Tra i 5 e i 13 milioni di tonnellate di plastica (dall’1,5 al 4% della produzione globale) finiscono ogni anno negli oceani. La plastica rappresenta l’80% dei rifiuti marini.

La plastica si ottiene da composti di carbonio e idrogeno chiamati “monomeri” ricavati dal petrolio e dal metano, combustibili fossili non rinnovabili ad alta emissione di CO2, oggi considerato come il maggiore imputato del surriscaldamento globale. Anche se la produzione della plastica comporta emissioni di CO2  molto più basse di quelle emesse, ad esempio, per la produzione del vetro.

La plastica non è un materiale inquinante di per sé, ma la sua incidenza negativa è legata ai comportamenti sbagliati che assumiamo come consumatori perché nel suo utilizzo non consideriamo che la plastica non è biodegradabile ma è riciclabile. Lasciando in giro bottiglie, sacchetti e oggetti che hanno un’elevata resistenza agli agenti atmosferici, con il passare del tempo questi si sgretolano senza decomporsi, lasciando tracce che contaminano gli ecosistemi fino a rientrare nella nostra catena alimentare.

Per ridurre il consumo di plastica una direttiva dell’Unione Europea ha stabilito che entro il 2021 nei paesi dell’Unione dovranno cessare le produzioni di materiali come piatti, bicchieri, cannucce e cotton fioc.

plastica e inquinamneto

 

La ceramica come alternativa

È di fronte a questo scenario che Lauren Moreira, ceramista, si è chiesta come fare la sua parte e utilizzare la ceramica per ridurre il consumo di plastica, fondando il progetto More clay less plastic (più argilla meno plastica) per diffondere l’uso di oggetti quotidiani durevoli di terracotta, in sostituzione a quelli usa e getta di plastica.

L’uomo si serve delle argille da moltissimo tempo, ne ha sempre apprezzato la duttilità e plasmabilità, come anche la capacità di assorbire l’acqua, che hanno fatto sì che le argille trovassero svariati impieghi fin dai tempi più remoti. Già i Sumeri ricorrevano all’argilla per ottenere mattoni essiccati al sole per le loro abitazioni e successivamente fu introdotta la tecnica della cottura in fornace che rivelò la capacità dell’argilla di diventare solida e porosa (la terracotta). Nei secoli l’argilla è sempre stata utilizzata per foggiare manufatti di uso comune, dagli utensili per la cucina al materiale edilizio e, pur avendo una storia così antica, le argille restano al centro di interesse tecnico e industriale che portano innovazioni tecnologiche e di impiego.

Ceramica è il nome generico utilizzato per indicare manufatti a base di argilla, integrati generalmente con altri materiali come feldspati, sabbia silicea, ossidi di ferro, allumina e quarzo che ne migliorano alcune caratteristiche. I differenti tipi di ceramica si differenziano dal punto di vista tecnico sostanzialmente per due elementi: la composizione del materiale e la temperatura di cottura. La ceramica quindi è un materiale composto interamente da materiali che si trovano in natura, con una lunghissima storia alle spalle che ne ha pienamente testato vantaggi e svantaggi.

Sicuramente uno dei vantaggi della ceramica è la sua durabilità, un materiale molto resistente che può essere riutilizzato all’infinito, sempre che non lo facciamo cadere!

Anche se, prima dell’”usa&getta” gli oggetti ceramici rotti venivano anche riparati e riutilizzati: i conciapiatti praticavano dei piccoli fori nei punti di giuntura dei pezzi rotti e  “cucivano” i pezzi tra loro per rendere l’oggetto nuovamente utilizzabile. Come anche in Giappone si utilizza l’antica tecnica del kintsugi che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido, o lacca con polvere d’oro, per saldare assieme i frammenti di ceramica.

Questo approccio alla ceramica e il suo essere composta da materiali naturali l’ha sempre messa in ottima luce dal punto di vista del rispetto dell’ambiente. Tuttavia ci sono due aspetti nella sua lavorazione che vanno considerati prima di eleggere la ceramica come materiali 100% green: l’energia necessaria per la fase di cottura e l’applicazione di smalti per le rifiniture. L’energia impiegata dalle fornaci per cuocere l’impasto è altissima, perché il processo di cottura supera quasi sempre i 1000°C e può durare anche molte ore. In questo ambito però sono stati fatti molti progressi, infatti sono stati concepiti impianti per la cottura che sfruttano biomasse ed energia solare. Allo stesso modo sono stati fatti grossi passi in avanti sull’impiego degli smalti per le finiture. La smaltatura è il processo finale della produzione ceramica, che rende il prodotto impermeabile e resistente all’usura, facilita le operazioni di pulizia e rende i prodotti adatti anche all’uso alimentare. Per questo aspetto in particolare è importantissimo fare attenzione agli smalti impiegati, molti smalti infatti contengono piombo, che è molto pericolo per l’essere umano.

La ceramica anche se aiuta a ridurre consumo di plastica è anche un materiale molto difficile da riciclare, non ha le stesse caratteristiche di rinnovabilità del vetro, se pure la sua reintroduzione in natura non provoca danni, il suo smaltimento deve avvenire in maniera corretta e per questo deve essere portata in isole ecologiche o gettata nei rifiuti non riciclabili.

Curiosità:  I cocci di ceramica sono stati utilizzati fin dai tempi degli antichi Romani come materiali di reimpiego in edilizia, un esempio ancora visibile sono le cantine di monte Testaccio a Roma.

 

“More caly less plastic” per ridurre il consumo di plastica

Ragionando su queste differenze Lauren Moreira, brasiliana che vive in Italia dal 1990, crea nel 2014, una rete internazionale di “ceramisti professionisti, appassionati e persone comuni che condividono idee e pratiche per la conversione degli oggetti in plastica e promuovano il riuso attraverso scambi culturali, workshop e mostre a tema”. Il progetto, tradotto in sei lingue, si diffonde rapidamente in 84 Paesi del mondo e il gruppo Facebook “More clay less plastic” conta oggi oltre 5.700 membri.

“L’inquinamento plastico ha raggiunto livelli drammatici. Ridurre l’uso della plastica è un passo fondamentale e urgente per salvare l’ambiente e migliorare la qualità della vita di ogni essere vivente. L’obiettivo è di sottolineare il rispetto per l’ambiente invitando le persone a ripensare alle proprie abitudini quotidiane, ad esempio evitando la plastica usa e getta. Scolapasta, tazze, piatti, scodelle … una volta fatti di argilla e poi sostituiti con la plastica, possono essere di nuovo fatti di argilla.” (dal sito moreclaylessplastic.org)

Nel 2016 il progetto si concretizza in una mostra internazionale itinerante di ceramica funzionale e d’uso quotidiano dal nome Change in your hand, aperta a ceramisti da tutto il mondo. La prima edizione ha visto la partecipazione di 33 ceramisti di 11 Paesi e ha viaggiato in 16 città tra l’Italia, l’Austria e la Croazia. Già l’anno successivo l’adesione alla mostra si è allargata a 52 ceramisti di 17 Paesi, diffondendo sempre più l’idea che l’artigianato possa essere “un mezzo per tornare a una dimensione umana, attraverso l’arte che si fa portatrice di storie e conoscenze antiche”. More clay less plastic infatti non è solo un movimento nato per far sì che si impieghi la ceramica per ridurre il consumo di plastica, ma crede anche nell’artigianato e negli oggetti fatti a mano, che non sono solo “cose” perché portano dentro storie e conoscenze antiche.