La figura del maestro ai tempi dei social: quanto conta l’educazione oggi?

Maestro: dopo quello di padre è il più nobile, il più dolce nome che possa dare un uomo a un altr’uomo.
Edmondo de Amicis

Una volta c’era la scuola dove i padri e le madri, giunta l’età dei loro figli, attraverso quell’atto d’amore che è accompagnare i propri bambini nel percorso dell’istruzione, ponevano in essi la fiducia, il sogno e l’auspicio che conseguiti gli studi potessero spingersi verso una vita migliore dei propri genitori.

E quei padri e quelle madri per garantire quello “slancio” ai propri figli, spesso in molti casi, vivevano da “schiavi” per rendere liberi e moderni  gli habitanti del domani.

Questo accadeva un po’ di tempo fa, ma dove è finita oggi la più grande agenzia educativa di un tempo che era la scuola? Dove è finita quella figura romantica del “signor Maestro” di un tempo ormai sempre più bistrattato da quella società che Bauman ha definito, brillantemente, “società liquida”? Perché la scuola che dopo l’età dei lumi era diventata il faro con il quale l’uomo avrebbe affrontato la sua vita, oggi ha affievolito quella luce?

Il vero viaggio della vita inizia là, tra i banchi di scuola dove ogni bambina, ogni bambino inizia ad entrare piano piano nel mondo reale, fatto di regole, responsabilità e socialità. In quella scuola dove si trovano molti di quelli che saranno gli amici di sempre, dove si apprende tutto ciò che l’uomo ha conquistato nella sua storia millenarie ed è riuscito a tramandare alle giovani generazioni, che a loro volta rilanceranno con altre conoscenze e altre conquiste da aggiungere all’evoluzione dell’umanità attraverso il sapere.

Oggi la scuola è in crisi, lo sanno gli insegnanti, lo sanno i genitori e probabilmente lo provano anche i giovani fruitori sulla loro pelle.

Probabilmente oggi nell’era dei social network e di internet tutti noi pensiamo che sia più agevole “acquisire il sapere” schiacciando un tasto di un pc o di uno smartphone, ma questa non è anche l’era delle fake news?

Oggi parlare di scuola nell’era della globalizzazione non è scontato, tenuto conto che anche la stessa globalizzazione inizia ad entrare in crisi nei paesi più importanti del mondo, ma gli assetti che si sono delineati negli ultimi anni a livello mondiale, vedono comunque mettere in discussione alcuni tradizionali metodi di acquisizione di nozioni alle quali il destinatario era legato attraverso “l’istituzione scolastica” e il “nuovo apprendista del sapere” ha a disposizione nuovi canali di apprendimento, che non sono più solo la sintesi e coerenti con uno Stato-nazione, ma appartengono a qualcosa di più caotico, meno organico e meno coerente che mette in serio pericolo e rischia di accelerare il declino delle strutture politiche, culturali, del sapere e della conoscenza in generale oscurando in definitiva la scuola, che fino a ieri ha gettato le basi per la stabilità della società e dei suoi valori etici di appartenenza.

L’Habitante che a noi piace è certamente quello che si ispira al “testamento” di Steve Jobs alla Stanford University dello “Siate affamati. Siate folli” ma non bisogna dimenticare che Jobs non a caso ha detto quelle parole a dei ragazzi nel giorno della loro laurea anche se lui stesso non fosse laureato.

Oggi viviamo in una società che certamente non aiuta i giovani a capire come un giorno loro possano utilizzare gli studi, ma l’habitane ha bisogno di una nuova scuola che si metta in gioco, una scuola che si modernizzi in maniera sana, una scuola che ritorni ad essere quel faro che illumina il futuro delle genti, una scuola che rimetta al centro la figura del signor Maestro e della signora Maestra, una scuola e una società che NE PIU’ MAI permetta che i suoi insegnanti vengano umiliati dai molti giovani di oggi che con la complicità di genitori distratti e compiacenti, bistrattano, scherniscono e PICCHIANO i propri insegnanti ai quali va IMMEDIATAMENTE riconsegnato quel posto d’onore all’interno della società che un tempo gli spettava di diritto, una scuola che guardi certamente al mondo, ma che assolutamente non dimentichi l’identità dei popoli in cui risiede.

Una scuola che rimetta al centro l’Uomo e ne esalti le sue straordinarie particolarità gettando ancora una volta le basi per costruire il moderno cittadino del mondo che oggi più che mai, serve alle sorti del mondo.

Carlo Ruben Stigliano