Intervista a Paolo Bientinesi, titolare del brevetto del Bioelettroimpianto®

Paolo Bientinesi, uno dei più prolifici inventori del nostro Paese, nasce a Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, nel 1964. Iscritto all’Albo Nazionale degli Inventori, fin da bambino coltiva e affina la passione per l’invenzione, la sofisticata arte di mettere in pratica quelle idee che, alla stato embrionale, “ronzano come vespe” unicamente tra i neuroni delle menti più brillanti. Chiacchierando con Paolo, noi di Habitante abbiamo avuto l’occasione e la fortuna di venire a conoscenza, oltre che dei suoi innumerevoli interessi, dell’innovativo sistema di schermatura dei campi elettrici e magnetici, da lui ideato e progettato nel corso di una trentina di anni di sperimentazione, dal 1985 per l’esattezza: il Bioelettroimpianto®.

Paolo Bientinesi

Foto di Paolo Bientinesi

Abbiamo potuto notare che, oltre ad essere ricercatore e progettista di bioimpianti elettrici, è iscritto all’Albo Nazionale degli Inventori: come è nata la sua passione per l’invenzione?

La mia passione per la creazione, la tecnica e l’elettricità nacque molti anni fa quando, letteralmente ammaliato dalla luce dell’abat-jour di mia madre, decisi, spinto dalla naturale sprovvedutezza e curiosità del fanciullo, di togliere la lampadina e allungarvi le dita. Inutile soffermarmi sulla spiacevole sensazione provata, ma, proprio grazie a quell’esperienza, iniziai a comprendere gli incredibili potenziali dell’elettricità.

Con il passare degli anni ho poi avuto la possibilità di affinare i miei interessi grazie agli studi intrapresi  presso  l’Istituto Tecnico di Piombino e grazie alla collaborazione con l’Istituto Nazionale di Bioarchitettura con l’architetto Marzio Verucci.

Tornando alla Sua professione di ricercatore e progettista, potrebbe spiegarci in parole semplici in cosa consiste il Suo brevetto per la realizzazione di Bioelettroimpianti® a uso residenziale?

Bioelettroimpianto®

Foto di Paolo Bientinesi

È un sistema semplicissimo! Prima di tutto partiamo dal suo nome.

Ho deciso di chiamarlo Bioelettroimpianto® in nome della sua compatibilità con la vita, per il fatto, cioè, di essere assolutamente non invasivo per il nostro organismo. E non lo è proprio per il fatto di essere un sistema di schermatura dei campi elettrici e magnetici che vengono quotidianamente emessi dai nostri elettrodomestici.

Questi campi elettrici e magnetici, che normalmente sarebbero liberi di diffondersi per il nostro ambiente domestico, grazie all’installazione di un Bioelettroimpianto®, verrebbero immediatamente assorbiti. Come? Semplicemente grazie a una scatoletta in materiale plastico trattata con una vernice alla graffite che, collegata alla messa a terra, fungerebbe da captatore e aspiratore dei campi elettromagnetici domestici.

Foto di Paolo Bientinesi

Pensate che il Bioelettroimpianto® è stato anche premiato dalla Legambiente e Regione Lombardia, nel 2005, proprio grazie alla sue qualità funzionali, performanti e dal semplice utilizzo.

Quali sono i vantaggi che potrebbero derivare all’abitante comune dall’installazione dei suoi impianti Bioelettrici?

I vantaggi per la salute di un abitante sono molteplici. Prima di tutto potrebbe trarne beneficio chi soffre di allergia e asma a causa degli acari trasportati dalla polvere. Un’abitazione, proprio a causa dei campi elettrici presenti, è un ricettacolo per la polvere che si sedimenta sui mobili e sugli arredi della nostra casa. Per non parlare poi delle fibrillazioni al cuore indotte dai campi elettrici e delle interferenze con il nostro sistema biologico che il campo magnetico è in grado di apportare. L’attuazione di una schermatura di questi campi tramite l’installazione di un Bioelettroimpianto® potrebbe essere un valido aiuto nel tentativo di risolvere questo tipo di problemi.

Dal momento che Habitante si occupa, per l’appunto, dell’abitante comune, sarebbe interessante conoscere i costi per la realizzazione di questo innovativo impianto: è pensato per essere alla portata di tutte le tasche?

Assolutamente sì! Basti pensare che, se per l’installazione di un normale impianto elettrico sono necessari, in media, tra i 1800 e i 2000 €, per la messa in posa di un Bioelettroimpianto® premontato, invece, oltre al minor numero di fili da applicare, non vengono richiesti più di 850/900 €. Ci si accorge immediatamente di quanto il risparmio sia notevole!

Restando nell’ambito dello sviluppo di tecnologie a uso domestico che abbiano un basso impatto sulla salute dell’abitante, ci piacerebbe chiederle: cosa ne pensa del nuovissimo Li-Fi, corrispondente ottico del Wi-Fi?

È un sistema davvero intelligente in grado di mantenere tutti i vantaggi del Wi-Fi, abbandonando però i suoi negativi riscontri sulla salute dell’abitante. Grazie all’azione di un apposito router collegato con una particolare tipologia di lampadine a Led, già attualmente in commercio, il Li-Fi è in grado di offrire una connessione a internet veloce e senza alcun impatto per l’utilizzatore. Scaricando una semplice applicazione, è possibile trasformare il nostro smartphone in un lettore di luce pulsata e navigare in tutta sicurezza. Il sistema di funzionamento è quasi più semplice di quello del Wi-Fi: basta collegare il router Li-Fi alla presa per la connessione a internet e a quella dell’alimentazione e i dati saranno immediatamente in grado di viaggiare con l’ausilio dei soli cavi dell’impianto elettrico di casa. Ecco come potrà essere possibile sfruttare una normalissima abat-jour per navigare, dopo avervi predisposto la particolare lampadina a LED, ovviamente.

Tra i suoi interessi, che sembrano accomunati dal desiderio di una maggiore tutela della salute umana e ambientale, spicca l’idroponica: quali sono i vantaggi derivanti dall’utilizzo di questa tecnica colturale?

I vantaggi che potrebbero derivare all’uomo sono incredibili. Basti pensare che, con solo un po’ di acqua e un panno, è possibile far crescere quasi ogni vegetale da orto senza il consumo di un centimetro di terra. Questa tecnica colturale, se presa seriamente in considerazione, potrebbe contribuire a risolvere i problemi legati all’alimentazione di quelle popolazioni vincolate a terre poco gentili. Ma l’idroponica offre anche di più. Non potrebbe solo rendere possibile coltivare nel deserto, ma, addirittura, sugli specchi d’acqua. Nel porto di Rotterdam, ad esempio, pochi anni fa, grazie all’idroponica, è stato possibile creare una foresta galleggiante di olmi olandesi adagiati in semplice boe dismesse. È incredibile pensare fin dove la mente dell’uomo è in grado di spingersi.

Per concludere: quale futuro vede per la robotica? Potrà davvero essere una risorsa per l’uomo?

Sono sempre stato attirato dalla robotica, soprattutto per l’automazione, però, a dire il vero, il mio amore per questa scienza è sempre stato scostante. È vero che le possibilità offerte all’uomo sono molteplici, ma, personalmente, preferisco la natura e i suoi ritmi. Approfondire i misteri della robotica significa, alla lunga, arrivare all’intelligenza artificiale e, personalmente, mi inquieta. Se ci fosse un pianeta solo per loro, nel quale esprimere le loro potenzialità, potrei anche accettarlo. Ma noi e loro, in un unico habitat, insieme… assolutamente no!

Simone Fergnani