Allarme per gli abitanti lucani: il mistero dell’acqua contaminata

“A terra è ‘a nosta e nun s’adda tuccà”, così recita l’inno popolare dei lucani “Brigante se more”. Eppure questo popolo, quasi un po’ dimenticato, ne ha dovute passare tante negli anni. Come dimenticare la storia delle scorie nucleari, che vedeva la Basilicata protagonista di una discarica nucleare, mortale per gli abitanti del posto?! E oggi, reduce da numerose lotte di opposizione per salvaguardare un territorio ricco di bellezze naturali, si ritrova a subìre ingiustizie: la notizia dell’acqua inquinata fa tremare, di nuovo, i lucani.

La storia ha inizio a Policoro, paese lucano della provincia di Matera, dove il Sindaco Enrico Mascia avvisa i cittadini di non far uso dell’acqua potabile, poiché potrebbe recare gravi danni alla salute. L’Arpab avvisa l’Asl di Matera, che a sua volta invita il Comune di Policoro ad emanare “ordinanza contingibile e urgente di divieto di uso potabile dell’acqua proveniente dai serbatoi di Località Pane e Vino e Acinapura per l’abitato di Policoro”, prevedendo contestuale servizio alternativo di consegna di acqua potabile tramite autobotti.

Inizia, così, l’allarmismo tra gli abitanti policoresi. A chiedere spiegazioni è l’Asl di Matera, chiedendo all’Arpab quali provvedimenti prendere e quali soluzioni di sopravvivenza fornire agli abitanti di Policoro, che sui social chiedono aiuto.

Ma per quanto tempo ancora non potremo usare l’acqua per preparare le nostre minestre? Per quanto ancora dovremo avere il terrore che i nostri bimbi mangino cibo contaminato? Le mense scolastiche quali acque usano per preparare da mangiare ai nostri figli? Possiamo continuare a vivere nel terrore?

Tra i diversi appelli degli abitanti del posto, troviamo sui social le urla di disperazione che chiedono spiegazioni.

Ma cosa si sa di questa vicenda? Non molto, restano tanti i misteri:

Non si sa da quanto tempo in realtà nei serbatoi che servono gli abitanti di Policoro albergano pericolosamente alte concentrazioni dei sottoprodotti del cloro (come ipoclorito, diossido di cloro, clorammine, ozono), che si determinano paradossalmente nel corso del processo di disinfezione dell’acqua, in virtù di azioni di scambio chimico dai risultati non certo benefici per la salute umana, specie se in condizioni di uso sistematico e prolungato. Si sa che dietro la denominazione dei Trialometani si nascondono diversi composti, comunemente noti come fluoroformio, clorodifluorometano, diclorobromometano, clorodibromometano, iodoformio, bromoformi. Nomi che non dicono quasi nulla, eccetto per il cloroformio, che è sostanza notoriamente cancerogena.

Resta da attendere le notizie che sciolgano il mistero dell’acqua contaminata e che facciano tornare a vivere in tranquillità gli abitanti del metapontino.

Alcuni dati per riflettere su quanto sia importante l’acqua potabile per ogni abitante:

– l’acqua ricopre il 73% circa della superficie terrestre;

– il nostro corpo è costituito per oltre il 65% di acqua;

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che fa parte dei diritti umani fondamentali poter disporre di almeno 50 litri di acqua al giorno:

  • 5 litri di acqua potabile (10%);
  • 15 litri per i bisogni fisiologici (30%);
  • 10 litri per la cottura dei cibi (20%);
  • 20 litri per l’igiene personale (40%).

 

Sonia Carrera