Il fenomeno Greta Thunberg visto con gli occhi della sociologia

“A soli 16 anni, Greta Thunberg è già uno dei più grandi difensori del nostro Pianeta. Riconoscendo che la sua generazione sopporterà il peso del cambiamento climatico, non ha paura di intraprendere azioni reali. Incarna la nostra visione all’interno di Obama Foundation: Un futuro modellato da giovani leader come lei”.  – Barack Obama 

È l’ultimo  tweet dell’ex presidente Usa Barack Obama che ha pubblicato una  foto in cui stringe la mano alla giovane attivista svedese incontrata negli uffici della sua fondazione.

 

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Salpata con una barca a vela dal porto di Plymouth, nel Regno Unito, il 13 agosto, è arrivata a New York dopo due settimane di navigazione attraverso l’Atlantico. Incontrato l’ex Presidente degli Stati Uniti Barack Obama,  mentre scriviamo sta per rendere testimonianza in diretta mondiale davanti Congresso della Nazione in una audizione dal tema  “Voci alla guida della prossima generazione sulla crisi climatica globale”. Mancano intanto pochi giorni al 23 settembre, il vertice mondiale ONU in cui  capi di Stato e di governo, imprenditori, Ong, amministratori locali e attivisti, discuteranno di strategie concrete contro il cambiamento climatico. E Greta sarà presente in un dialogo con i potenti del  pianeta.

Abbiamo intervistato il sociologo Stefano Agati, presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi Dipartimento Veneto, per capire i motivi del successo di questa figura carismatica, osannata da molti, criticata da altri. 

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Come nasce il “fenomeno” Greta Thunberg? A cosa è dovuto il successo di una ragazzina che in poco tempo ha incontrato i potenti della Terra?

Come dice Anthony Giddens, sociologo britannico “Il problema del cambiamento climatico è relegato in un angolo della mente”. Fino ad ora il tentativo di fare qualcosa di importante sul clima, non ha avuto successo. I politici e le Istituzioni ne parlano a suon di Protocolli, Accordi e Conferenze, ma senza ottenere reali cambiamenti. Nel 1987 la firma del Protocollo di Montreal per la salvaguardia dello strato di ozono, nel 1997 il Protocollo di Kyoto, una convenzione delle Nazioni Unite per ridurre le emissioni di gas serra da parte dei paesi industrializzati, nel 2009 l’Accordo di Copenhagen con il rinnovato impegno per la riduzione delle emissioni di gas serra, successivamente Parigi nel 2015 e ancora la Conferenza di Bonn del 2017, fino alla Cop24 a Katowice nel dicembre 2018.

Paradossalmente anche gli scienziati risultano per vari motivi poco efficaci come messaggeri di un disastro imminente. Succede così che gli stessi guru del clima e della meteorologia siano favorevoli all’impatto avuto dalla giovane attivista. “Ben venga un fenomeno come Greta Thunberg, purché se ne parli” dicono infatti alcuni tra i maggiori esperti del clima. La carta vincente di Greta è stata quella di coinvolgere una generazione di giovani cresciuti nella sensazione di instabilità e insicurezza (Generazione Z, 1997 – 2012) dando voce alla loro ricerca di autenticità e alla  propensione di pensare in grande. Così venerdì 15 marzo 2019, in 125 Paesi del mondo, oltre un milione e cinquecentomila studenti hanno fatto lo “sciopero della scuola per il clima”.

Il successo di Greta è stato sostenuto da un effetto ridondante e così anche i grandi della Terra che possono permettersi di ignorare gli scienziati, concedono facilmente udienza e ascolto alla giovane attivista, che sa rivolgersi ai grandi decisori con pacatezza ma anche con forza e convinzione.

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C’è chi è pro e chi è contro Greta. Come nascono queste contrapposizioni? 

Il comportamento di Greta è coerente con il messaggio. Soprattutto Greta Thunberg è sostenuta dai ragazzi e dalle ragazze come lei, di ogni ceto sociale, che hanno iniziato a seguirla scioperando per il clima. I ragazzi stanno lottando per il loro futuro e per questo si dimostrano coerenti e credibili.

Talvolta i ragazzi sono osteggiati dagli stessi politici. In Australia il primo ministro Scott Morrison ha avuto modo di affermare che i giovani di quell’età dovrebbero “essere meno attivisti”, mentre Theresa May ha recentemente stigmatizzato gli scioperi per il clima attraverso il portavoce di Downing Street, e come disse il sociologo canadese Erving Goffman “lo stigma si riferisce a un attributo profondamente screditante”.

Le contrapposizioni nascono soprattutto da una ragione anagrafica che influisce sulla percezione e sulla visione dei governanti, ovvero adulti dagli orizzonti limitati, ma anche da grandi questioni legate alle lobby, alla politica e agli interessi delle Nazioni. A Greta si contrappone inoltre la “mentalità” di almeno alcuni potenti della Terra, basti pensare all’idea di Trump per fermare gli uragani, quella di usare la bomba atomica. Non è un caso che John D. Gartner, docente di psichiatria alla John Hopkins University, abbia pesantemente definito Donald Trump affetto da sindrome di “narcisismo maligno”.

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Sarebbe potuto nascere un “fenomeno Greta” anche solo un ventennio fa, in assenza di social  network? 

La sorprendente idea del sociologo canadese Marshall McLuhan (1911-1980) è stata quella dei media come protesi, ossia come un’estensione dell’uomo e, nel contempo, come mezzo di interazione con l’ambiente. Un’idea che negli anni ottanta godeva di strumenti limitati e che si è potuta perfezionare solo con l’avvento dei social, strumenti che posseggono grandi capacità di diffusione dell’informazione e di condivisione, infatti grazie ai social network, di Greta si sono interessate le testate locali e poi quelle nazionali ed internazionali.

Un uso della comunicazione e dei social media ripetuto in modo periodico e costante, che sa trasmettere valori e sa arrivare al cuore della gente attraverso il chiaro messaggio della giovane attivista. Risulta evidente che Greta Thunberg negli anni ottanta, senza l’utilizzo dei social network non avrebbe potuto certamente ottenere i medesimi risultati. 

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Ci sono voci che insinuano l’esistenza di misteriose “green lobby” con interessi utilitaristiche nell’economia circolare. Siamo in un periodo di Fake News, come interpreta un sociologo il comportamento di questi detrattori?

Stiamo entrando in un periodo di “modernità riflessivacaratterizzato dall’insicurezza, dall’incertezza e dal sospetto, dove nulla sembra stabile e dove anche la rivoluzione scientifica e tecnologica che ha portato il progresso può essere vista come causa di problemi e di rischi globali, perché “viviamo in un mondo fuori controllo” (Ulrick Beck, 1944-2015). Vista questa premessa, per alcuni potrebbe essere plausibile pensare che la giovane attivista possa essere stata designata da una green lobby per promuovere gli interessi di un’economia alternativa e di essere solo uno strumento di un gruppo che la userebbe come mascotte per attività poco trasparenti.

Greta Thunberg la nostra casa è in fiammeLa stessa madre di Greta, Malena Ernman che nel 2018 ha pubblicato un libro (La nostra casa è in fiamme), è accusata di manipolare la figlia. La Ernman è risoluta nel sostenere “Dietro di lei, non c’è e non c’è mai stato nessuno”, ammettendo soltanto che l’idea dello sciopero e della manifestazione davanti al Parlamento le fosse stata suggerita da una militante ecologista e che i viaggi della figlia siano sostenuti da finanziatori che ne coprono le spese.

C’è chi ha diffuso fake news riguardanti Greta, peggio ancora scagliandosi contro i suoi limiti personali e il suo disturbo (sindrome di Asperger), banalizzando e ridicolizzando il suo messaggio con insulti e volgarità. I detrattori spesso agiscono per ignoranza e limiti personali, ma talvolta gli attacchi provengono dai cosiddetti leader del negazionismo climatico, i quali temono Greta Thunberg e i giovani che denunciano una realtà per loro inammissibile.

 

Che insegnamento può dare un esempio come Greta soprattutto alle nuove generazioni? 

È confortante pensare che il primo cittadino italiano, Sergio Mattarella,  sappia valorizzare le figura e il ruolo di Greta: “sta sottoponendo le istituzioni europee a una forte sollecitazione sui temi ambientali […] sulla protezione dell’ambiente e sulla lotta al cambiamento climatico vi è un’equità inter-generazionale da rispettare. Noi non possiamo depauperare le prossime generazioni di tutto quello che stiamo utilizzando noi”, ha detto il Presidente della Repubblica Italiana sperando di muovere le coscienze della politica.

Il primo insegnamento di Greta è rivolto pertanto ai politici, infatti dovrebbe essere compito delle classi dirigenti di ogni schieramento, agire contro il disastro climatico.

Greta ci permette di comprendere come non si possa migliorare il mondo da soli, ma solo insieme, ascoltando soprattutto le voci più autorevoli del mondo scientifico che da decenni denunciano i pericoli del cambiamento climatico in atto.

 

Il grande insegnamento di Greta è dunque quello di sensibilizzare, responsabilizzare e mobilitare i giovani perché siano inclusi nel processo decisionale locale e globale, ma soprattutto “non siano più il futuro senza voce dell’umanità”.

 

Il dott. Stefano Agati

Dott. Stefano Agati

Stefano Agati è sociologo professionista, membro del Direttivo Nazionale *ANS, Associazione Nazionale Sociologi e Presidente ANS Dipartimento Veneto.

Dottore magistrale in Psicologia dell’Educazione e in Sociologia ad indirizzo psicologico.

Già Professore a contratto nell’ambito disciplinare del Management sanitario presso l’Università degli Studi di Padova, Facoltà di Medicina e Chirurgia.

Counselor Relazionale Professional Trainer, iscritto al n. 369 del Registro AN.Co.Re.

 

 

*ANS, Associazione Nazionale Sociologi, è stata fondata a Roma nel 1982. Tra i suoi scopi primeggiano la promozione del ruolo del sociologo, il contributo allo sviluppo delle scienze sociali, l’organizzazione di convegni, la realizzazione di ricerche, gli scambi culturali e la collaborazione con altre associazioni ed enti nazionali ed internazionali.

 

Tutti con Greta, tutti contro Greta: l’ultima parola alla Scienza

In copertina: foto di Antonello Marangi su Shutterstock

Per approfondire l’argomento.

 

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte, inizia la sua attività come Web Specialist nel 1996 presso il Politecnico di Torino, durante il quale svolge le sue prime docenze alla Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. È direttore responsabile di habitante.it, content farm digitale che si occupa di marketing e comunicazione, nata da un progetto ideato per supportare l’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia e sviluppato insieme a Unione Nazionale Consumatori.