Coronavirus Covid-19
: quando finirà? La parola alla scienza

Coronavirus, i numeri ci sono ma è difficile capirli. Ecco perché abbiamo  chiesto a un fisico, il prof. Massimo Auci,  abituato a trattare dati statistici.
Che ci  ha rivelato una cosa  di  cui si parla   sempre troppo poco. Manca il numero totale delle persone che finora sono state contagiate

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Prof. Auci potrebbe fare un po’ di chiarezza sui dati che ci  vengono ogni giorno  comunicati dal sito  dell’Istituto Superiore di Sanità Epicentro?

Chiaramente ringrazio per avermi permesso di esprimere la mia opinione. D’altra parte non sono né un medico né un epidemiologo, quindi la mia opinione sul virus conta poco, si limita alla statistica e al suo significato, non a dati analizzati con speciali modelli appositamente sviluppati o previsioni sul futuro, ma solo alla semplice metodologia statistica probabilistica che a mio parere dovrebbe essere applicata fin dall’inizio per cercare di capirci qualcosa in casi come questi.

Come vanno letti i dati sul Coronavirus?

Parlare di lettura dei dati relativi all’epidemia di Covid-19 significa parlare di come vanno letti e interpretati tutti i dati di qualunque epidemia, purché corretti. Purtroppo la statistica funziona bene solo su popolazioni o campioni rappresentativi di popolazioni, l’attività di organizzazione di un campione è cosa complessa e tutt’altro che semplice. Se il campione non è attendibile i dati sono falsati o non hanno alcun significato.

Per il Covid-19 dobbiamo considerare che il campione cinese non è detto che sia significativo se riportato sulla popolazione italiana.

Attualmente non si conoscono ancora completamente tutti meccanismi di azione del virus e soprattutto tutte le sue mutazioni da tre mesi a questa parte. Al momento esistono due fenotipi fondamentali L e S (fonte Oxford).

Il primo più recente e aggressivo rispetto al secondo meno aggressivo e più vecchio. In particolare per la mancanza di un’indagine approfondita su differenti aree geografiche non si conosce bene il mix di virus italiano, come non si conoscono la velocità di contagio zona per zona e le percentuali di positivi asintomatici rispetto ai positivi conclamati.

Di questi abbiamo solo uno studio fatto a Vo Euganeo. Prendiamo quindi atto che ad oggi (29 marzo 2020 ndr) su 85.308 casi di positività ci sono 8.460 deceduti, pari al 10% di mortalità.

Perché le donne si ammalano meno da Coronavirus?

Poi possiamo fare dei distinguo in base a età, patologie, abitudini, ma secondo me non è corretto farlo in quanto in una popolazione residente coesistono sempre tutte le variabilità, non esiste una popolazione di soli giovani o di soli anziani o di soli sani o di soli malati.

Quindi non per un problema etico ma per correttezza statistica del campione, occorre conoscere la mortalità sulla popolazione reale e non su una popolazione ideale.

Poi si può sempre raffinare il dato per amor di statistica, ma quello che a noi interessa è la mortalità grezza.

Io solitamente considero un dato che nessuno prende in esame. Non avendo bene idea di quanti siano gli effettivi contagi, io stesso sono stato abbastanza male ai primi di febbraio con difficoltà respiratorie per fortuna non gravi, ma il medico di base ha come molti sottovalutato il problema, considero quindi come base campionaria la somma delle guarigioni accertate per dimissione dagli ospedali e dei decessi accertati per Covid-19.

Complessivamente ad oggi tra guariti e deceduti sono 22.407 contro 12.384 guarigioni accertate. Questa base costituisce la popolazione con sintomatologia grave o meno grave ricoverata in strutture ospedaliere che esce in qualunque modo dal percorso di malattia. Calcolo quindi le relative percentuali.

Ad oggi il 55.3% dovrebbe rappresentare la popolazione guarita dimessa dagli ospedali. Se a questi però sommiamo anche tutti coloro che sono guariti stando a casa e i negativizzati, che presi insieme sulla base del campione di Vo’ Euganeo dovrebbero essere circa dieci volte o più numerosi, possiamo stimare la mortalità effettiva del Covid-19 al 4.4%, perfettamente in linea con il dato cinese, forse un po’ più alto a causa del famoso mix di virus L+S che circola nelle nostre zone. Questa valutazione corrisponde a calcolare la probabilità di mortalità o se si vuole, il 95.6% la probabilità di guarigione attuale.

Se consideriamo che in Italia il 22.7% della popolazione è over 65, e più del 75% dei malati è over 65, riportando questi dati sulla popolazione italiana si potrebbe avere bisogno di un numero incredibile di terapie intensive sapendo comunque che potremmo arrivare a 500.000 morti over 65 più tutti gli altri (proiezione attuale con confinamento vedi studio inglese su Repubblica).

Si dice che i dati siano incompleti. Come mai?  

Come dicevo prima, mancano i dati dei positivi asintomatici e dei positivi con sintomi lievi, molti di questi hanno superato la malattia stando a casa e senza aver mai fatto un tampone.

Occorre poi considerare che i dati presi venti giorni fa probabilmente non sono più attendibili, soprattutto non vanno utilizzati come oro colato su popolazioni etnicamente differenti perché cambiano usanze e soprattutto può cambiare il virus che sembra essere perfettamente in grado di specializzarsi.

Il virus è un organismo vivente con un RNA in grado di evolvere per duplicazione mutando in base all’ambiente in cui si trova solo per selezione naturale, cambiando quindi le sue caratteristiche di aggressività in base ai soggetti che incontra. Se l’età media scende, il virus si adatterà, ci vorrà forse un po’ più di tempo ma lui muta trovando il modo di farsi strada. Considererei allora un percorso di selezione naturale (Nature), i virus più aggressivi scompaiono per decesso del malato, quali virus rimangono?

Quelli in grado di rimanere più a lungo silenti, in grado di non far ammalare ma di contagiare, una specie di Trojan virus in grado di essere traportati non creando danni negli inconsapevoli portatori per poi improvvisamente mutare diventando aggressivi verso il proprio ospite. Si spiegherebbe quindi perché per settimane in molti stati non ci sono stati casi ed ora improvvisamente sono esplose vere e proprie epidemie gravi in punti differenti del globo quasi contemporaneamente. Si spiegherebbe in questo modo quanto si sta osservando in questi giorni in cui l’aumento di casi positivi è quasi esponenziale rispetto ai casi conclamati che invece si stanno rapidamente riducendo (fonte ISS).

Dunque come si potrebbe procedere?

Prima di tutto occorre considerare che gli eventi, quindi i contagi sono solo in parte casuali. Non è come tirare un dado o estrarre una carta da un mazzo, se mi va bene rimango sano altrimenti mi ammalo. Esiste una funzione di rischio potenziale che cambia da area geografica ad area geografica sia in funzione della densità abitativa, sia in funzione della mobilità delle persone. Quindi come si dovrebbe procedere. In casi come questo occorre introdurre una variabile geografica e una variabile tempo. Occorre partire da un campione strutturato sulla base delle caratteristiche della popolazione reale, sia in base all’area geografica interessata che alle attività produttive e alla mobilità.

Poi fare uno screening a tappeto sul campione ripetendolo settimana dopo settimana durante le fasi dell’epidemia. In questo modo si può valutare la velocità e i canali di contagio: lavorativo, familiare, età, malattie pregresse e tutto quello che caratterizza la popolazione. Ovvio che bisognerà affiancare allo studio della popolazione un controllo sanitario costante oltre a uno studio microbiologico, ma questi ambiti non sono propriamente i miei.

Fonti:

Nasce “Paziente Zero”: podcast scientifico per informarsi sul Coronavirus

Pillole di curiosità. Io non lo sapevo e tu?

  • Dove posso trovare altre informazioni sul nuovo Coronavirus? Il Ministero della Salute ha realizzato un sito dedicato: www.salute.gov.it/nuovocoronavirus e attivato il numero di pubblica utilità 1500.
  • Altre informazioni sul sito Epicentro dell’Istituto superiore di sanità – Epicentro.
  • L’Istituto Spallanzani (INMI) rende noto un bollettino medico alle ore 12 circa di ogni giorno sui casi confermati in Italia e sui test dei contatti monitorati.
  • Aiuta  a diffondere la corretta informazione condividendo sui tuoi canali social (Facebook e Instagram)  il  materiale infografico del Ministero della Saute:  Materiali Nuovo Coronavirus

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Iscritto all’ordine dei giornalisti del Piemonte, inizia la sua attività come Web Specialist nel 1996 presso il Politecnico di Torino, durante il quale svolge le sue prime docenze alla Facoltà di Architettura, all’Università di Torino e all’Università Statale di Milano su materie legate alla comunicazione digitale e alla progettazione CAD architettonica. È direttore responsabile di habitante.it, content farm digitale che si occupa di marketing e comunicazione, nata da un progetto ideato per supportare l’Osservatorio sulla Casa di Leroy Merlin Italia e sviluppato insieme a Unione Nazionale Consumatori.